Il nesso è che, omettendo luuuunghissime considerazioni storiche (c'è una bellissima tesi di laurea, scritta da me medesimo che parla, in parte, di questo

) la situazione è che nel XXI secolo il Sangiaccato di Novi Pazar è tutt'ora abitato da un 85% di popolazione mussulmana (leggi "bosniaca") a cui non stanno simpaticissimi i serbi (ovviamente è un eufemismo) i quali, sentitamente, contraccambiano.
Nella mia ingenuità pensavo che, nonostante tutto, nel 2013 il livello di antipatia attuale fosse più o meno quello di un altoatesino nei confronti dell'Italia. Invece il livello è tale per cui, quando, leggiadro e garrulo, ho presentato i miei documenti a un albergo, il tizio mi ha detto "ah, quindi tu vivi in Serbia", con tono un tantinello aggressivo. Stavo per rispondere "ma perché qui non è Serbia?", poi fortunatamente ho represso il mio istinto di idiota che casca dal pero, ho deglutito e ho subìto con una certa apprensione i minuti successivi, fatti di dodicimila domande sul perché lavorassi per i serbi, che cavolo c'ero andato a fare a casa loro ecc.ecc.
Insomma, no. Ljaljic non canta manco per il cavolo "l'inno dentro di sé".