Che poi Mihajlovic è talmente serbo nazionalista razzista da essere croato.

A parte la considerazione di cui sopra, intervengo di nuovo reprimendo l'istinto di voler fare il professorino da due soldi, e mi limito a una micro-considerazione molto spiccia ed espressa in termini molto comuni: la vicinanza ai serbi mi ha fatto notare, essenzialmente, un popolo traumatizzato e il cui "nazionalismo" è una duplice reazione a delle tragedie immani che io posso solo provare a immaginare.
Da un lato, la volontà di ricostruire un "idem sentire", una nuova identità, rispolverando le vecchie tradizioni pre-1918: la filmografia serba degli ultimi anni, ad esempio, rilegge molti episodi del novecento, cercando una traccia di identità serba anche durante le varie esperienze unitarie con gli altri soggetti della penisola.
E' lo stesso principio per cui nazioni giovani come gli Stati Uniti (ormai non più giovanissimi, ma la cui impronta è rimasta tale) o l'Australia, ostentano ogni 3x2 la propria bandiera e la propria nazionalità, anche in contesti in cui a noi sembrano fuori luogo.
Dall'altro lato, la negazione del passato comune: il fare finta di non capirsi con i vicini che parlano una lingua similissima alla propria, il fare il finto tonto quando si parla dei Paesi della ex Jugo, eccetera. Giovani e meno giovani, comunemente, parlano senza problemi di calcio/cinema/musica proveniente da Spagna, Italia o dove vi pare a voi. Provi a nominare un regista macedone o un calciatore croato ed assisti a una pantomima senza eguali, che va dallo stizzito, al minaccioso, passando per il finto tonto (un ragazzo, appunto, a fronte di una domanda di una mia collega circa un regista macedone, rispose "mmmmh no, io seguo solo registi serbi", quando per mezz'ora si era parlato di Pasolini e Fellini).
Insomma, per agire e reagire nel modo che ho descritto, dietro, deve esserci qualcosa di un pochino più difficile da spiegare.
Dietro, per inciso, c'è una storia che, secondo una citazione attribuita a Churchill, nota ma che rende bene l'idea, nella penisola balcanica produce fatti in numero maggiore rispetto a quanti se ne riescano a consumare.
L'unica cosa che mi auguro è che ci si possa stabilizzare, finalmente, una volta per tutte. Il nazionalismo e il senso un po' posticcio di superiorità che ogni popolo della ex Jugo sente rispetto alle controparti sono, tutto sommato, effetti postumi di un escalation orrenda, in cui la
politica, locale ed internazionale, ha avuto la propria responsabilità principale (e non le favolette con cui sono cresciuto, quando da piccolo, ascoltando il TG, sentivo attribuire ad elementi presi da libri fantasy tipo "il fato", "la follia", "l'inspiegabilità", per dare una chiave interpretativa alle guerre). Alla gente comune, che magari come Sinisa, è figlia di genitori che si sono trovati, improvvisamente, l'uno contro l'altro, sinceramente, ora come ora, non me la sento di chiedere molto, né di andare loro, mangiando una tartina di caviale, quanto siano rozze e superate le loro sconce beghe.
Per cui, da parte mia, con questo post, nessuna pretesa di dare lezioncine a nessuno e né altro. Per quanto, nel post precedente, un pochino pochino, ho svelato una parte del mio "curriculum", a riguardo: l'ho fatto per dire "fidatevi, amici, so di cosa parlo", più che altro.
Solo, rispettosamente, vi chiedo, di non gettare lì, così, come se nulla fosse, lo stereotipo del serbo cattivo-nazionalista-spietato. Please.