Citazione di: Neal il 02 Lug 2013, 13:27
Il granturchese bisogna saperlo mangiare.
Basta un tasso di umidità appena superiore al normale e si trasforma in pappone. Anche se chiuso nella credenza.
Come fare quindi?
O si mangia a pappone oppure ci vuole metodo e tecnica.
Prima di tutto serve una tazza larga e un bel cucchiaio in acciaio abbastanza largo e senza particolare abbellimenti sul manico. Il cucchiaio va immerso nel latte con la parte concava verso l'alto.
Ora siamo pronti per la colazione.
Si lascia scivolare il granturchese lungo il manico del cucchiaio utilizzando lo stesso come uno scivolo dell'acquafan.
Il biscotto cade di "piatto" nel latte sull''esatta verticale del cucchiaio immerso, poi galleggia per qualche istante ed affonda cadendo sul cucchiaio.
Qui sono importanti i tempi: l'immersione deve durare da 0,7 a 1,15 secondi. Non un centesimo in più pena la disintegrazione del granturchese nel latte.
Si tira su il cucchiaio con il biscotto adagiato e tenuto misterisamente ancora insieme da labili tensioni molecolari e si può mangiare.
La pratica quotidiana consente di migliorare la tecnica individuale del colazionatore fino al punto di immergere anche tre biscotti contemporaneamente e stimando al millesimo di secondo i tempi esatti di immersione.
Visto che hai una tecnica precisa di un biscotto simpatico e buono ma infido nel latte (dove non ci sono margini di errore: basta soltanto un millesimo di secondo di ritardo e la mappazza tanto temuta dal porga si materializza) non credo che tu non abbia mai sperimentato la tecnica a mano.
Si prende il Gran Turchese e lo si immerge nella parte della retina, insomma le parti che stanno attorno alla scritta "Colussi". Quindi si procede nell'assunzione di tutte le parti attorno alla scritta per poi dare il colpo finale con la scritta imbevuta di latte.

Ed ora pianeta cornetti caldi.
Era un must degli anni 80, un imperativo categorico. La notte non si poteva concludere senza il rituale pellegrinaggio ai forni autorizzati sparsi nella città. Per dire, mi servivo di solito in quello attiguo a Forte Prenestino (non so se c'è ancora). La cosa, specie agli inizi, mi sembrava densa di fascino, di chi la notte la fa fino in fondo (neanche fossi un metronotte). E allora si andava a prendere 'sti caxxo di cornetti caldi, oppure si provavano le ciambelle (spesso roventi e immerse in sacchi di zucchero), o quelli glassati al cioccolato e con ripieno di cioccolato. Belli e buoni (ma li mangiavo in un chiosco al policlinico Umberto I) quelli alla crema ma con i due fori superiore e inferiore. Non mi parlate di ventagli perché è roba da signorine (con tutto l'affetto per le signorine).
La cosa era imperdibile tanto che se alle 4.45 provavi a dire "beh, io vado a casa" subito arrivava la risposta "aspetta andiamo a prendere i cornetti ...", il che si accoppiava poi con l'acquisto dei giornali (altro capitolo: mi sembrava fico comprare il giornale all'edicola di via del Corso e poi mi ritrovavo la cronaca di Napoli).
Per un periodo non breve ho frequentato "Quelli della notte" a Via della Giuliana, habitué fisso.
Poi un giorno mi ruppi definitivamente le gonadi.