Lazio-Milan non si batte.
Io non ho più pianto quanto ho pianto quel giorno, e a ripensarci mi viene la pelle d'oca ancora oggi, a distanza di 15 anni. Perché dopo il goal di Albertini sembrava che il cielo ci fosse crollato sulla testa per l'ennesima volta. E invece abbiamo messo palla al centro e li abbiamo asfaltati. E loro erano
il Milan di Capello, mica quella manica de ridicoli che se semo messi a tracolla il 26 maggio.
Ci siamo presi la Coppa e il futuro e abbiamo chiuso fuori dalla porta gli anni '80, tutti in una volta e una volta per tutte. E poi che a segnare sia stato proprio lui, Nesta, è stato un segno del destino.
Quella sera io stavo allo stadio e me lo ricordo: piangevo per la gioia del momento, ma piangevo pure perché sentivo che un pezzo della nostra vita era finito. Sentivo che quella vittoria era importante non tanto per la Coppa Italia che stavamo alzando al cielo, ma perché ci avrebbe spianato la strada verso ben altri successi. So' tornato a casa e mio padre (

), che oggi nun c'è più e non era voluto venì pe paura de sentisse male, piagneva come un regazzino. Mi scrollava per le spalle e mi diceva "Forza Lazio" a denti stretti, con gli occhi allagati dalle lacrime e la voce tremante. Mamma mia, che momenti. E' cominciato tutto lì.
Il coperchio della pentola a pressione era saltato, e niente sarebbe stato più come prima.