Post molto bello, ma non concordo col fatto che il 26 maggio senza Lulic sarebbe passato liscio comunque.
Perdere quella finale sarebbe stato devastante. Il che non vuol dire che ci saremmo comportati come loro. Ci saremmo comportati come in genere ci comportiamo dopo le grandi batoste. Alle quali siamo disabituati: gonfiamo tutti il petto al ricordo di Fascetti e degli spareggi, ma se domani tornasse quel tipo di tensione te la scordi la contentezza. In realtà quello è il ricordo positivo di un viaggio all'inferno da cui siamo tornati vivi. Avessimo perso quella volta a Napoli, il discorso sugli anni di storia si sarebbe fatto sentire forte e chiaro: la Lazio sarebbe scesa in serie C ma non sarebbe scomparsa. E sarebbe tornata in alto. La nostra storia, più che altro, è questa: la capacità di rialzarsi dopo una disfatta o dopo un rovescio della sorte. Ma questo col 26 non c'entra, perché una sconfitta il 26 maggio non avrebbe messo a repentaglio la stessa sopravvivenza della Lazio, come capitava nell'estate a rischio fallimento del 2004, o nel momento in cui subentrarono Bocchi e i Calleri all'ultimo secondo. Il 26 si sarebbe perso sul campo, senza possibilità di rivincita. Nessuno, secondo me, si sarebbe stretto intorno a una squadra che, per fortuna, è capitata all'appuntamento con la storia da favorita e sul campo ha rischiato meno di zero. Resta un mistero: come mai i romanisti abbiano accettato un confronto talmente impari, sapendo che si trattava di una gara senza rivincita. In questo caso, partendo dalla consapevolezza toccata con mano sul campo della loro inferiorità tecnica, avrebbero fatto bene a sottrarsi, perdendo la semifinale con l'Inter. Non l'hanno fatto, suicidandosi e regalandoci una dolcissima estate che gli rimarrà sulla pelle come un'orrenda cicatrice autoinflitta, prima ancora che inflitta da noi. Con modalità che noi spesso contestiamo ai nostri, vedi il Lazio-Juve del 2000-2001.
Avessimo perso non avremmo rischiato niente, non c'era da stringersi intorno alla squadra o da innalzare i nostri colori, la Lazio non avrebbe corso nessun rischio. Si sarebbe però gridato per l'umiliazione subita, insultato il mondo intero, atteso come una liberazione la prima partita ufficiale, come penso stiano facendo loro. In chiave derby quella finale peserà sempre: quando torneranno a vincere sfogheranno rabbia e livore ma non riusciranno mai più a sfotterci con uno straccio di ironia. Sono feriti nell'amor proprio, sono feriti perché hanno perso la madre di tutte le stracittadine. Senza rivincita. Noi, al posto loro, saremmo feriti lo stesso, con le nostre peculiarità, ma lo stesso. Non faremmo di certo buon viso a cattivo gioco. Per fortuna tozzy & co. sono stati così sconsiderati da non calcolare che rischiavano più loro, regalandoci questo stato di grazia.
Spero che in società d'ora in poi qualunque componente si adoperi per evitare con ogni mezzo che si ripeta l'occasione del 26 maggio: non deve succedere mai più, se dovesse capitare si perderebbe l'unicità della prima volta, se poi dovessimo perdere il 26 sarebbe cancellato nell'immaginario di tutti.
Mai più un derby di finale, e resteremo per sempre in vantaggio...