Chiuso il primo grado di giudizio. I legali del capitano della Lazio provano a smontare l'accusa presentando il registro delle giocate effettuate per provare le mancate puntate su Lazio-Genoa e Lecce-Lazio. La replica di Palazzi. Sit -in di protesta dei tifosi biancocelesti. Settimana prossima la sentenza
di MATTEO PINCI
ROMA - Zamperini e la Lazio in difesa di Mauri. Ma soprattutto i suoi legali, e un documento inedito prodotto nelle memorie difensive. La mattinata che chiude il primo grado di giudizio alla Lazio e al suo capitano (sentenza attesa la prossima settimana), oltre che a Genoa e Lecce, trova il suo apice nella coda, quando i legali del giocatore biancoceleste tentano di smontare l'accusa con l'elemento rimasto finora riservato, riservatissimo, nelle memorie difensive. L'allegato numero 6 ai documenti presentati dai legali contiene il registro delle giocate effettuate presso la ricevitoria Aureli, il proprietario di agenzia di scommesse amico di Mauri e Zamperini che al capitano aveva fornito una scheda intestata alla propria fidanzata, Samantha Romano, per giocare in sicurezza. Un registro con cui gli avvocati Melandri e Buceti, difensori del laziale, provano a dimostrare l'affidabilità di Mauri nelle dichiarazioni nell'interrogatorio di garanzia e soprattutto come lui non abbia effettuato scommesse sulle gare incriminate, Lazio-Genoa e Lecce-Lazio del maggio 2011. E anche Zamparini è sceso in campo a fianco dell'amico, aprendo la giornata dibattimentale: "Quella mattina sono stato a Formello con Ilievski - ammette - ma sono entrato soltanto io al centro sportivo. Mauri mi ha dato il mio biglietto per la partita, ho parlato con lui cinque minuti alla guardiola, poi ho accompagno Ilievski al centro di Roma, abbiamo preso un caffè e da quel giorno non l'ho più visto".
Mentre all'esterno dell'hotel Nh in cui va in scena
il processo manifestano timidamente una trentina di tifosi laziali esponendo striscioni ("Attenti, i "Conti" con la Lazio e Mauri fateli bene"), davanti ai giudici della Commissione Disciplinare va in scena la difesa di Mauri: "Lui non può aver scommesso su Lazio-Genoa", spiega il suo avvocato Melandri, sfogliando il registro delle scommesse effettuate nell'agenzia gestita da Luca Aureli. Una tesi così articolata: "Su quella gara da Aureli ci sono state 86 giocate, solo 7 vincenti, una sola non inserita in un sistema, e arrivata grazie a una giocata di 500 euro su "x" primo tempo e "2" nel secondo. Giocata effettuata alle 11.45 del 14 maggio 2011, mezz'ora prima dell'incontro tra Mauri e Zamperini. Per questo, quella scommessa non può averla fatta Mauri, che secondo la tesi dell'accusa, con l'accordo raggiunto a Formello, non avrebbe ancora potuto conoscerne i termini". Ma il registro delle giocate nell'arringa di Melandri serve anche a garantire sulla sincerità del giocatore biancoceleste: "Compare una giocata sul tennis di cui Mauri ricordava durante l'interrogatorio di garanzia, su una gara degli internazionali di tennis, tra la Wozniacki e la Jankovic. E in effetti ho trovato sul registro questa scommessa, effettuata alle 14.31, 4 minuti dopo una chiamata di Mauri ad Aureli. Mai mi sarei aspettato una tale coincidenza di date e orari con quello che il giocatore aveva sostenuto". Come a dire: Mauri non ha mentito.
Elemento su cui, in risposta, ha allora replicato Palazzi, battendo proprio su questo tasto: "Mauri ha detto di non aver mai scommesso, e poi ha dovuto ammettere il contrario. E aveva detto di non conoscere Aureli se non come "amico di Zamperini, quando invece l'anno prima era stato in vacanza insieme a lui e allo stesso Zamperini a Formentera". Una reazione rabbiosa, quella del procuratore federale. Anche nei confronti della difesa del legale della Lazio, Gentile, che aveva puntato sull'impossibilità di credere alle parole di Gervasoni, negate da Gegic.
"Gervasoni - spiega Gentile - non può essere credibile a intermittenza, con dichiarazioni accolte in modo fideistico. Lui stesso per le due gare dichiara di non avere avuto coinvolgimento diretto, ma di aver appreso da Gegic, che però ammette di aver alterato una valanga di partite ma nega queste due". La replica di Palazzi si è fatta sentire: "Che Gegic menta su questi temi lo dimostra il fatto che non sa giustificare la telefonata con Gervasoni, nell'interrogatorio fa spallucce. Assolvere è facile - conclude il pm della Figc - più difficile è condannare, anche con elementi così pesanti".