Io amo molto la musica di Bruce Springsteen, ma dubito che, se fossi uno spietato rapitore, libererei il mio ostaggio se lo ascoltassi fischiettare "The River".
Il discorso Titti è un discorso complicatissimo, ci si potrebbero scrivere dei trattati di sociologia per spiegare l'impatto del personaggio sulla cultura popolare, la costruzione del personaggio stesso, il suo sfruttamento, la sua onnipresenza, quasi fosse un marchio.
Non vorrei aprire discussioni politiche né stuzzicare chi non la pensa come me ecc. Ma io sono dell'idea che l'Italia e l'italiano, nella sua testa, impiegherà una quindicina d'anni per decongestionarsi dal berlusconismo; berlusconi ha cambiato il modo di pensare degli italiani, sia di quelli che lo sostengono sia di quelli che lo detestano. E lo ha fatto attivamente, con un'azione assidua, chirurgica che parte da lontanissimo e per spiegare la quale non basterebbe certo un post.
Io credo che per liberarsi dell'effetto titti, una volta che questo tipo sarà sparito dalla circolazione, ci vorranno altrettanti anni. Con un paio di differenze.
La prima è che, al contrario di berlusconi, titti non ha partecipato attivamente alla manipolazione delle capocce dei suoi sostenitori/simpatizzanti che sembrano essere ovunque nel mondo. Ovviamente non è vero che il mondo è pieno di tifosi di titti: è una forzatura; come è una forzatura il ricorso al sondaggio di berlusconi per ribadire la sua popolarità. Ma è vero che se Titti si presentasse alle elezioni (non contro berlusconi) forse avremmo un presidente del consiglio con la terza media.
La seconda differenza è che opporsi al marchio titti è pressoché impossibile. Titti è un intoccabile, qualsiasi cosa faccia. In politica, lo scontro dialettico è fortunatamente all'ordine del giorno. Chi disapprova berlusconi può comunque appoggiarsi ad uno schieramento, far parte di una squadra - vincente o perdente non importa.
Se qualcuno si azzarda a dire una parola contro titti e il suo entourage viene subito tacciato di essere invidioso, o laziale, o tutte e due le cose. Oppure accusato di essere altro, di essere "out", e magari il vostro interlocutore tirerebbe fuori la storia stupida e stiracchiata del "piace ai bambini" e "fa della beneficienza".
L'aspetto in comune di questi due fenomeni (che per me, laziale e di sinistra, rappresentano una sorta di decadimento della società, a volte ci penso e faccio: ma proprio durante questi tempi bui, sia nel serio che nel faceto, ho dovuto campare gli anni migliori della mia vita?); dicevo, l'aspetto comune è che i tempi in cui viviamo non necessitano di approfondimento. L'approfondimento è inutile, fa schifo, annoia. L'importante è lanciare il messaggio. Leggendo l'articolo suddetto, in pochi si rendono conto del confine del ridicolo che è stato ampiamente superato. Il messaggio è: la sgrena fu liberata grazie all'esistenza di titti (nel mio caso di rapitore virtuale, grazie a springsteen).
Il messaggio prima di tutto. Il marchio. Il marchio dà sicurezza, ti regala un senso di appartenenza: siamo tutti fan di titti, quindi siamo amici. Un po' come quando a 11 anni eravamo amici perché giocavamo a pallone negli stessi giardinetti. Se poi avevi il pallone eri ancora più simpatico. Titti è il pallone.
Personaggi come berlusconi ma SOPRATTUTTO come titti proliferano in un mondo in cui comanda il pressappochismo, in cui bisogna lanciare il messaggio e farsi abbindolare dal messaggio. Titti prolifera in un mondo in cui ogni discussione seria può essere interrotta con una risata sarcastica e lo slogan: "stai a rosicà".
In un mondo di frasi fatte, opinioni precotte, idee preconfezionate.
Ma titti ha un'arma in più rispetto al berlusca. il cappetano deamaggica fa parte comunque di un universo ludico, è un giocatore di calcio (cioè non è solamente un calciatore, è un marchio, ma viene percepito nella palude del pressapochismo come semplicemente un calciatore), sta nel macroinsieme della cultura pop, insieme a dj francesco, maria de filippi, gli u2 (perdonatemi) ecc.
Ogni conversazione seria, ogni tentativo di approfondimento sulla manipolazione quotidiana portata avanti nel nome del marchio titti perde la sua serietà perché trattasi comunque di una conversazione seria su un argomento ludico.
Un'altro punto di forza del personaggio/marchio titti è che il suo nome si diffonde e si rafforza in tempi di internet, in cui tutti accendono il pc e scrivono la loro; ognuno ha il suo slogan, la sua foto da mettere, il suo sondaggio a cui rispondere. E l'informazione (o presunta tale) che viene dal basso alimenta quella più diciamo accademica, e viceversa. Titti è sempre il nome in cima all'agenda: nel calcio, nella pubblicità, nel sociale. E' un marchio da copertina che non fallisce mai ed ha una forza abnorme nel saper assorbire anche i passi falsi. Il calcione a balotelli, lo sputo a poulsen, le dichiarazioni senza capo né coda vengono ingoiate dal molok del pressappochismo e dell'universo ludico.
Lui ne è inconsapevole, perché veramente (e aggiungerei poverino, se solo mi facesse pena...) non sa nemmeno dove si trova, non ha capito che qualcuno lo salva, l'ha salvato. E' fortunatissimo.
Rimane emblematica la questione delle barzellette: un'operazione di marketing coi fiocchi che ha ribaltato di segno un difetto di titti che avrebbe potuto evitarci questa santificazione quotidiana dello scemo del villaggio.
Ogni operazione pubblicitaria che riguarda titti usa lo stesso meccanismo: ribaltare l'aspetto negativo in positivo.
Come berlusconi e le sue escort, berlusconi e le sue affermazioni allucinanti sulla costituzione ecc.
Due sono le parole d'ordine: negare e trasformare. Accusare gli altri di ciò di cui si è colpevoli (i riommisti sono maestri in questo, berlusconi è il numero uno al mondo...), approfittare della mancanza di voglia di approfondimento per far credere cose che non sono vere, spostare l'ago della bilancia su un aspetto collaterale e trasformarlo nel MESSAGGIO.
Ieri ero in farmacia. Il medico della farmacia, persona distinta, dopo avermi servito e mentre io ero alla cassa a pagare, va nel retrobottega e fa ad un suo collega, ad alta voce: "hai visto,l'iran ce l'ha con titti e con la riomma".
Cioè una questione delicata come la lapidazione di quella povera donna viene ridotta, rimpicciolita, ad uno slogan in cui titti fa il figurone del personaggio positivo.
Se, come tutti ci auguriamo, quella donna eviterà la lapidazione, il messaggio che passerà sarà che anche grazie all'impegno di titti, è stata evitata un [...] tortura, una morte raccapricciante.
E' il messaggio.