Citazione di: cosmo il 08 Set 2010, 18:08
Forse perché i tifosi della riomma, più di ogni altro, considerano la loro fede calcistica come una religione pagana e quindi si nutrono di dogmi, intransigenze, di opposizione a una forza del male (chiunque non li faccia vincere...).
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Il problema è che tutto diventa solo uno sport, uno scherzo, una goliardia se loro dicono una caxxata, ma diventa tremendamente seria se qualcuno, chiunque mette a repentaglio il loro giocattolo.
Il fatto che il calcio in Italia, purtroppo, è diventata una faccenda maledettamente seria e questi sono diventati soggetti pericolosi.
La mia impressione è che questo modello->prodotto culturale ideale (il cesarone medio) sia il risultato di un progetto (culturale, appunto) più ampio, ormai più che ventennale. Un progetto che ha ridisegnato gli italiani, li ha resi ciò che sono oggi.
Insomma, il contesto secondo me è più generale.
'ariomma, er popone, er meravijoso-boppolo-erede-del'impero sono soprattutto un mezzo educativo, non il fine.
Mi spiego: l'obiettivo è ottenere il consumatore coatto (coatto soprattutto in senso etimologico). Il veicolo culturale è costituito dal barnum cesaronico. In quest'ottica, che a me preoccupa di più, 'ariomma è il dito, non è la luna. La luna è il consumo coatto, la dittatura del mercato.
Certo, poi la riomma diventa anche un fine, non solo un mezzo, con un classico esempio di feedback.
Ma chi si propone 'ariomma come fine sono solo i canidi (e sono ormai tantissimi) che hanno libero accesso e libertà di alzare la gambetta nel "centro di controllo mediatico".
E ai loro padroni va bene così, perchè questo veicolo lupesco funziona, è funzionale al loro progetto culturale (l'
educazione del consumatore coatto).
Ai servi, cioè i Costanzi o i Liquori del caso, va bene pure a loro, perchè: 'ariomma, er capod'ano e bla bla.
Il veicolo calcistico, in qualità di "onda portante" per messaggi "culturali", è sicuramente un veicolo vincente.
Funziona bene perchè è apparentemente neutrale, apolitico, parla al bambino che è in noi. Non abbiamo anticorpi critici perchè tocca le corde irrazionali della nostra passione, ci solletica la panza.
Meassaggi più direttamente "politici" non funzionano bene, perchè la società conserva ancora un barlume di anticorpi.
La politica, o la religione, dividono, mentre il calcio divide solo in apparenza, in realtà unisce nel linguaggio: un linguaggio facile, dove tutti possono dire la loro, in un contesto innocuo. Ecco pronto il substrato culturale su cui veicolare i messaggi "educativi" per le masse.
Esempi ce ne sono a milioni, nella vita quotidiana, alcuni eclatanti: qualcuno è salito al potere con un sorriso palesemente artificiale ma cavalcando Van Basten.
Il pupazzo semi-analfabeta totti (una specie di mickey mouse per adulti) potrebbe essere davvero spendibile, in futuro, come leader politico di successo: tanto ormai i contenuti -le parole- non contano, sono stati volutamente trasformati in significanti vuoti.
Infatti ormai ci si esprime con belati di scherno, come ha fatto notare cosmo.
Il messaggio culturale (e politico, ma non si può chiamare più politico perchè oggi per la ggente la politica è bbrutta) passa su altri canali, viagga attraverso le suggestioni.
Comunque questa broda calcistica per cani funziona, altrochè. La maggioranza delle persone di cultura universitaria che conosco, gente di spiccato spirito critico su tutti gli argomenti, spengono letteralmente il cervello quando si parla daaromma. Lì la critica, la ragione viene meno. Regrediscono a infanti di tre anni, si pisciano sotto.
Immagino che con altre squadre ma simili modalità il trucco funzioni lo stesso nel nord italia.
Dice, ma il calcio non raggiunge tutti: le donne ad esempio...
eh? davvero?
esiste qualcuno in italia, oggi, di qualunque sesso o estrazione sociale, che non abbia un'opinione calcistica, meglio se predigerita, di qualche tipo? non si trova.
Il veicolo calcio ha preso il roulo della Tv degli anni '50.
La TV, "Lascia e raddoppia", unì gli italiani. Oggi il linguaggio pallonaro unisce gli italioti.
Se non è il calcio, sono veicoli culturali affini, gestiti dalla stessa mafia mediatica.
Ho conosciuto una madre di famiglia di Verona (tipa abbastanza razzista e antiterrona) che mi ha detto che amava Roma e i romani e che non vedeva l'ora di andare alla Garbatella per visitare il bar dei cesaroni... a lei PIACE AMENDOLA. Per lei i romani sono come lui. Cesaroni.
Inutile tentare di spiegarle, da romano, che le cose sarebbero un tantino più complesse.
Ancora per poco, temo.