Giornalisti, ci siete?

Aperto da GuyMontag, 08 Ago 2013, 08:41

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Yanez_de_Gomera

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Citazione di: olandese il 08 Ago 2013, 09:25
4, 5 anni e non esistono piu giornali. Vi dovete fare un carriera nuova. Nuove technologie, nuova mentality.
Anche questo é un aspetto interessante del problema. Magari 4-5 anni sono pochi, forse saranno un po' di più, ma insomma, il succo non cambia. Mi rifaccio alle cose che scrivevo sopra e le collego allo spunto di Olandese. Lo spazio per creare informazione alternativa c'é eccome. Ma bisogna decidere come sfruttarlo. Usando le potenzialità della rete c'é qualcuno (adesso qui non ci interessa il giudizio) che ha preso il 25% alle ultime elezioni nazionali. Mandando a pallino il blocco dell'informazione politica in Italia, che tanto tenero da scalfire proprio non é.

Palo

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I giornali e la televisione sono quelli che formano la cosiddetta "opinione pubblica". Sui forum (lo so sarebbe fora ...) o nel blog ci va un pubblico più evoluto (almeno tecnologicamente).

Ma il frigo dei gelati del bar ed il tiggì delle 20:00, per il momento, non hanno rivali. L'informazione è concentrata in un titolo ed in un servizio di 90 secondi (se va bene). Le immagini sono "di repertorio" ma guai a far vedere il passaggio filtrante per Candreva e gli sviluppi successivi con gravi conseguenze epatiche per mezzo stadio ...

GuyMontag

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Citazione di: PILØ il 08 Ago 2013, 09:07
Da questo articolo non mi sembra che Jacobelli sia tanto fuori dal coro
http://www.calciomercato.com/altre-notizie/calcioscommesse-il-carrarmato-dell-ingiustizia-sportiva-lanciato-819321

Ok, ma magari ce ne fossero. Le sue conclusioni non sono esattamente le mie, ma si può discutere. L'articolista (come il precedente citato dello stesso sito) ha comunque letto gli atti. SA DI COSA SI PARLA. Poi dice la sua. Noi abbiamo comunque la possibilità di farci la nostra.

In genere, no. Noi non sappiamo di cosa si parla. Sappiamo quel che ci vogliono far sapere Bibì e Bibò, che arrivano poi al chiosco dei gelati ulteriormente filtrati dal romanista. Questo sappiamo. Sapremmo, se non ci fosse lazionet.

Long live Jacobelli, allora.

PILØ

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Scusate ma Jacobelli mette sullo stesso piano la Lazio e l'Atalanta.
L'Atalanta aveva un capitano reo confesso, che sapeva benissimo quello che aveva fatto e che tenta la fuga prima dell'arresto. Grazie alle partite comprate dal suo capitano l'Atalanta è salita in serie A. Il fatto che sia stata penalizzata (a rate) è un buffetto rispetto a quello che meritava, ovvero di finire in Lega Pro.

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falco67

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E' un problema di pigrizia che in un certo senso è peggio della malafade.
Per lo meno la malafede presuppone un presa di posizione.
La maggior parte dei grandi giornalisti, quelli famosi, preferisce leggere i giornali, anzi i titoli, e sulla base di quelli esprimere un'opinione.

L'esempio di Plastino è emblematico. Si puo' apprezzare o meno come persona e come giornalista, ma è innegabile che in passato abbia fatto delle inchieste sul campo anche abbastanza pericolose. Eppure te lo ritrovi fino a qualche giorno fa a scrivere delle 80 telefonate tra Mauri e Zamperini e quando gli fai notare che non si trattava di telefonate, ammette candidamente di non essere informato sulla questione.

Lo stesso Giammarioli, certo romanista fracico, ma comunque giornalista di lunghissima data, preferisce liquidare la questione affermando che se mauri è stato in galera qualcosa le deve pur aver fatta.
E la maggior parte dei giornalisti, quelli che fanno opinione, ha questo atteggiamento di pigrizia non solo sulla questione mauri.

Da questo punto di vista, meglio Mensurati/Foschini. Almeno loro le carte le conoscono bene (pure troppo) e scelgono, per motivi ignoti(?), di  alterare la realtà dei fatti.




Cliath

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Citazione di: PILØ il 08 Ago 2013, 10:44
Scusate ma Jacobelli mette sullo stesso piano la Lazio e l'Atalanta.
L'Atalanta aveva un capitano reo confesso, che sapeva benissimo quello che aveva fatto e che tenta la fuga prima dell'arresto. Grazie alle partite comprate dal suo capitano l'Atalanta è salita in serie A. Il fatto che sia stata penalizzata (a rate) è un buffetto rispetto a quello che meritava, ovvero di finire in Lega Pro.

Premesso che Jacobelli è atalantino...l'ho ascoltato la scorsa settimana, intervistato su LSR, ed era decisamente sulla nostra lunghezza d'onda. Ribadiva che, non essendoci state prove della colpevolezza di Mauri, per lui erano troppi anche i 6 mesi di squalifica.
Certo, stava a parlà su LSR, ma intanto è l'unico che finora si è espresso così chiaramente a nostro favore.
Anzi, a favore della reale giustizia.

happyeagle

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L'unico per il quale vale la pena spezzare un'arancia è Alvaro Moretti, adesso a Leggo, almeno quando l'ho ascoltato non era appiattito sulle tesi delle procure e poneva molti dubbi sull'impianto dell'accusa, il fatto di aver seguito molto bene il processo di Napoli per calciopoli sicuramente lo rende meno avvezzo a dare ascolto ad una sola parte.

GuyMontag

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Per me è qua la nostra diversità
(anzi la mia, parlo per me, spero che altri la pensino così)

Forse dovuto al fatto che non siamo circondati da leccaculo a gettone, noi non vogliamo un Cagnucci o un Fotia laziali (oddio cos'ho detto... immaginatevi un Cagnucci che esalta il Profeta con le sue improbabili iperboli o un Fotia che sprizza veleno e fango, che so, sul cappetano o su dagnielino... che immagine orrenda, trovarsi dalla stessa parte di questi...).

Noi vogliamo interlocutori. Non katzoni sputasentenze che ammettano candidamente di non sapere di cosa stanno parlando. Io non vorrei un katzone sputasentenze che affermi - senza sapere - che Mauri è innocente e il PM un cojons. Io vorrei uno che viene qua (anzi meglio se lo fa sul suo giornale, qua lo leggiamo solo noi) e dice: mi sono letto gli atti, le mie idee sono queste. Per questo, quello o quell'altro motivo.

Dalla parte mia o meno, poco mi cale. Magari non mi credete, ma io sono dalla parte della verità. Da qualsiasi parte sia, si argomenta, si discute, si è in accordo o disaccordo.

Ma perché invece devo incontrare solo gentaglia (scusa strike so che non c'entri niente) che fa la faccetta da katzone pijaperculo, o dell'indignato che aalazziosquadradepotere, e non riesce a tirare fuori due sillabe che ci facciano pensare che ne sappia di più della Gelmini sul tunnel GranSasso-Ginevra?

(OT è due volte che tiro in ballo la Gelmini. Non è che con quell'occhialetto da professoressa e quell'aria... ce la vedrei al posto di Edwige o di Nadia...  ci avesse visto giusto il Berlusca, che je potete dire quel che vi pare, ma sull'argomento ci mastica? /EOT)

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Tarallo

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(Su st'argomento il berlusca lo devi lascia' perde)

Yanez_de_Gomera

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Nel sistema informazione dentro il quale siamo immersi non esiste la verità. Esiste solo la comunicazione. I cui contenuti si fabbricano a seconda degli interessi in gioco. Non é che sia una grande novità. Probabilmente era così anche al tempo dei Cartaginesi o degli Aztechi. Solo che oggi la pressione é più forte, perché il sistema economico é diverso, perché ci sono stati di mezzo Meucci, Marconi e la Silicon Valley e tutti noi siamo nati, cresciuti, allevati e minculpoppati nel "bisogno" continuo di ricevere comunicazione. Come una droga inconsapevole alla quale siamo totalmente assuefatti e da cui dipendiamo. La comunicazione in quanto tale non presuppone conoscenza della verità, ma solo accettazione passiva del messaggio. Non serve capire, ma credere. E quando ci si addentra sul terreno della fede i casi sono due: o si sta dalla parte di quelli che danno le ostie, o si sta dalla parte di quelli che le mangiano. Al momento, non vedrei fasce neutrali in mezzo.   

Nex1

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Citazione di: Yanez_de_Gomera il 08 Ago 2013, 13:28
Nel sistema informazione dentro il quale siamo immersi non esiste la verità. Esiste solo la comunicazione. I cui contenuti si fabbricano a seconda degli interessi in gioco. Non é che sia una grande novità. Probabilmente era così anche al tempo dei Cartaginesi o degli Aztechi. Solo che oggi la pressione é più forte, perché il sistema economico é diverso, perché ci sono stati di mezzo Meucci, Marconi e la Silicon Valley e tutti noi siamo nati, cresciuti, allevati e minculpoppati nel "bisogno" continuo di ricevere comunicazione. Come una droga inconsapevole alla quale siamo totalmente assuefatti e da cui dipendiamo. La comunicazione in quanto tale non presuppone conoscenza della verità, ma solo accettazione passiva del messaggio. Non serve capire, ma credere. E quando ci si addentra sul terreno della fede i casi sono due: o si sta dalla parte di quelli che danno le ostie, o si sta dalla parte di quelli che le mangiano. Al momento, non vedrei fasce neutrali in mezzo.

Bell'idee,  bravo !


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COLDILANA61

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Per la prima volta NON sono d'accordo con GM .  :o

Anzi , non avrei proprio posto la domanda del topic .

Nel mio pessimismo cosmico , non ne faccio una questione di giornalisti/comunicazione .

Il problema , SECONDO ME , riguarda la società moderna , i suoi valori e disvalori , quella che una volta veniva chiamata DEONTOLOGIA .

Ci sono alcune professioni dove questa parola dovrebbe essere SACRA . Il problema è che i "lavoratori" di questi settori sono essere umani . in parole molto povere "TENGONO FAMIGLIA" .

OT
Faccio un esempio e chiamerò il personaggio Violetto .
Violetto e' un ragazzo di "umili" origini per quanto lo possano essere nell'italia degli anni 70.
I genitori , probabilmente spinti anche da alcuni avvenimenti di cui il ragazzo si è reso protagonista , non ritengono che il figlio DEBBA essere convogliato vs studi superiori alla maturità . Come direbbero gli emeriti psicologi il ragazzo ha la testa ma la usa male . Nei primi anni '80 il ragazzo per una serie fortunata di coincidenze riesce a trovare lavoro presso una importante società ed imparare un lavoro che per quegli anni non c'erano scuola "specializzate" . Dopo qualche anno , essendo cresciuto , comincia a cambiare , quasi come fosse una droga , lavoro dopo lavoro . Sempre più in alto , dove se 20 anni prima si fosse laureato non avrebbe avuto le stesse opportunità .
Il ragazzo ormai è un uomo , ha quello che il 90% delle persone non ha , ma e' sempre rimasto lo stesso , i suoi amici sono sempre gli stessi di quando aveva 18 anni . Qualcuno ce l'ha fatta , qualcuno no . Ma le idee sono sempre le stesse .
Un giorno Violetto conosce Celeste un collega della città dove entrambi si sono trasferiti anni prima . Celeste vede in Violetto un fratello maggiore .
Li chiamano la strana coppia , gestiscono milioni per la società per cui lavorano , hanno il piglio dei top mgr , ma allo stesso tempo la gente percepisce qualcosa di diverso . Qualche volta duri , cattivi , ma sempre corretti . Dritti verso una strada che TUTTI possono vedere . Sono amici , amici veri quelli che se conosci quando sei "vecchio" ti chiedi dove sono stati fino a quel giorno , come l'amore della tua vita .
Un giorno Violetto e Celeste furono chiamati dal Prof.Ing.Mega Dir. della loro società .Con loro grande sorpresa gli fu chiesto di "segare" , numeri ed in qualche caso nomi . La società non andava male ma ...
Violetto ci pensò e ripensò e dopo una settimana , chiamò il mega e gli disse "mi dispiace NON ci sto , non serve all'azienda , non serve alle persone coinvolte" , due giorni dopo , Arrivederci e Grazie (arcà) .

Celeste non lo fece , Celeste aveva famiglia , dei figli da crescere . Violetto No . era solo . Violetto lo guardò , gli disse ti capisco , sono rimasti amici .
Violetto sono 5 anni che non lavora (il mondo è piccolo e la gente mormora) , Celeste sta aspettando la fine degli studi dei figli per annunciare URBI et ORBI un sonoro VAFFANCULO . Ma vive male .
EOT

Ecco ci sono professioni dove l'alibi della famiglia NON dovrebbe funzionare , per noi che ne siamo fuori . Ma non è così .
Il grido di GM è un grido al vento . Non risponderà nessuno .

Violetto è una rarità e Celeste è ancora giovane (vigliacco se preferite) .

PS : Violetto è arrivato dove era arrivato senza una raccomandazione , senza alcun aiuto . Era questo il suo problema , un cane sciolto in fondo . Alla categoria dei giornalisti serve un cane sciolto , e pure grosso , mica un bassotto . E' come per l'italia , in politica , servirebbero statisti . In giro ci sono solo nani e ballerine . Magari un giorno Celeste manderà a fancu.lo anche loro .

jp1900

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strike

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Sono piuttosto d'accordo con Guy, ho detto più volte che sono abituato all'ostilità dei media verso la Lazio da non farci più troppo caso, ma francamente credevo che in due anni avremmo trovato almeno un giornale o un giornalista che decidesse non di difendere Mauri e la Lazio, ma almeno di raccontare questa vicenda da un punto di vista originale, non coincidente con quello di Rep e Gazzetta, fosse anche solo la vicenda emotiva del calciatore che sembra assai particolare, dovrebbe sembrarlo anche a un giornalista scemo.

Nell'informazione italiana non solo sportiva stravincono l'appiattimento e il conformismo. Credo abbia a che vedere con le condizioni strutturali dell'informazione, non solo le proprietà legate a interessi economici e politici extraeditoriali, ma anche con la crisi dell'informazione, il crollo delle vendite, il venir meno delle sovvenzioni pubbliche.

Se guardiamo ai giornalisti che seguono in pianta stabile la Lazio, i primi a cui poteva accendersi una lampadina nel cervello, sono in larga maggioranza collaboratori precari e generalmente sottopagati, di qualità non eccelsa. Corriere della Sera e Repubblica, per dire, non hanno un giornalista assunto che segue la Lazio (per quanto Cardone sia un collaboratore sui generis), ce l'hanno solo i giornali sportivi, il Messaggero e il Tempo.

Sull'altro versante, i media mainstream hanno cronisti e inviati di cronaca giudiziaria anche di buon livello, in media molto più garantiti rispetto allo sport, ma il giornalismo investigativo in Italia non esiste a parte Report e qualche lampadina che si accende ogni tanto qua e là. Prevale la logica del giornalismo megafono delle indagini altrui. Ti assumono, specie nei grandi media, perché innanzitutto devi sapere cosa fa la Procura della Repubblica e cosa fanno gli apparati investigativi. In genere il lavoro è strutturato in modo che quasi nessuno abbia tempo per approfondire indagini proprie, a volte solo per verificare le veline che inondano il circuito e che ora finiscono subito sui siti. Nelle redazioni oggi contano la quantità e la velocità, tutto il resto molto meno.

Esistono ancora sacche di giornalismo ultragarantito, ben pagato, protetto da forti studi legali, ma anche lì prevalgono conformismo e appiattimento. In un certo senso Tarallo ha ragione: chi me lo fa fare? è fatica risalire la corrente... Ma io tutti i giorni mi confronto con avvocati, magistrati, poliziotti, politici, dirigenti pubblici, imprenditori, sindacalisti, professori universitari: in quali categorie non prevalgono conformismo e appiattimento?

E poi c'è il ruolo delle Procure, molto particolare. Perché dei pm italiani si può dire tutto il peggio che si vuole, però l'Italia è un Paese che si regge su un curioso equilibrio di poteri (economici, politici, di polizia etc) opachi quando non apertamente criminali, un euro su 4 è economia sommersa, e questo equilibrio va in crisi solo quando le Procure della Repubblicano esercitano (bene o male, non è questo il punto) un ruolo di controllo, nel naufragio di tutte le altre forme di controllo che pure l'ordinamento prevede. Il calcio non fa eccezione.

Nel merito, qui a Bologna nessuno ci obbligava a maltrattare o a difendere Portanova e Di Vaio quando sono stati coinvolti nell'indagine. Abbiamo scelto il massimo dell'equilibrio, in piena libertà, tenendo conto che il Bologna FC è un patrimonio della città che ci legge, come il Museo d'arte moderna o le Due Torri, ma certo non ha alcun potere sulla proprietà e sulla direzione del giornale in cui lavoro.

A Roma, se io facessi esattamente lo stesso lavoro nello stesso giornale, avrei avuto maggiori difficoltà. E questo è anche un problema di Roma, dove l'informazione è messa peggio che altrove perché storicamente legata a doppio filo alla politica, e della Lazio in particolare, che non è affatto considerata patrimonio della città dato che in città (e nei giornali) esiste una maggioranza di gente che la odia

SemperLazio

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Citazione di: happyeagle il 08 Ago 2013, 11:37
L'unico per il quale vale la pena spezzare un'arancia è Alvaro Moretti, adesso a Leggo, almeno quando l'ho ascoltato non era appiattito sulle tesi delle procure e poneva molti dubbi sull'impianto dell'accusa, il fatto di aver seguito molto bene il processo di Napoli per calciopoli sicuramente lo rende meno avvezzo a dare ascolto ad una sola parte.
OT
"Spezzare un'arancia" è neologismo alla Totò ?
Forte! :D

GuyMontag

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Citazione di: COLDILANA61 il 08 Ago 2013, 14:09
...

Citazione di: Yanez_de_Gomera il 08 Ago 2013, 13:28
...

Citazione di: strike il 08 Ago 2013, 15:01
...

In qualche modo però siamo tutti d'accordo. Il mondo del giornalismo non è necessariamente peggio di altri. Strike - ma anche io nella mia carriera da vdm - ci siamo imbattuti in piccole o grandi realtà come quelle che racconta Coldilana. Realtà in cui la fa da padrone l'arrivismo, il chimmelofaffare, in cui gli ideali (termine desueto, che se lo dici in giro ti fanno... ideali? Bé sarebbe ideale bombarsi la [... una a caso, se mi chiedete un parere o anche se non me lo chiedete proporrei Jennifer Connelly, ma so che qui si potrebbe uscir facilmente dal tema ...]) non sono nella top 10 delle motivazioni che ti spingono ad intraprendere una professione.

Certo per il giornalismo (così come per la magistratura) è peggio, l'ideale di informare, così come l'ideale di proteggere e garantire la giustizia, dovrebbero essere principi forti, almeno da podio. Strike hai ben illustrato uno spaccato in definitiva abbastanza desolante, ché però non mi è nuovo. Chi mi conosce e conosce la mia storia internettica sa bene quanto i peggio dei peggio con i quali ho avuto a che fare erano giornalisti. E giornalisti "di sinistra". La peggio razza, ma anche qui non approfondiamo.

Tutto giusto, non è che mi aspetti una qualità e una purezza, una voglia di lottare contro tutto e tutti, di non sono d'accordo con le tue idee ma mi farei dare foco ai capelli perché tu possa esprimerle, di quei giornalisti che si vedono nei film americani che prima sembrano dei losers avvinazzati ma poi durante il film tirano fuori gli artigli e allora sono cazzi dei direttori, dei politici e dei cattivi vari.

Però mi sarei aspettato un po' meno di pigrizia, di inerzia, di neghittosità. Meno sciatteria, uno zinzino di professionalità in più, mica di tutti, solo di qualcuno, magari solo di uno. Un movimento guidato da un comico è arrivato a prendere un quarto dei voti, e non è che li avesse tutti dalla propria, ma ha saputo utilizzare al meglio la comunicazione. Non è che non c'è più spazio per niente, e che un melmoso grande fratello sta ottenebrando le nostre menti. Noi ne siamo la prova lampante.

E poi pure sta cosa del tengo famiglia. E quante cazzo sono queste famiglie? Nel mio piccolo, io mi occupo di informatica, magari è un mondo sottoposto a pressioni esterne meno di altri, ma mica tanto, vai a fare lo sviluppatore in campo sanitario poi me lo vieni a raccontare la merda che raccogli, comunque sono riuscito a campare fino a diventare un vdm senza grossi compromessi. Volevo lavorare come free-lance, sotto padrone io proprio non ci so stare, bé l'ho pagata con la sicurezza economica, magari m'è costato anche un matrimonio, però ho tenuto duro e nel mio piccolo posso guardarmi in faccia. Senza un euro, ma i miei sogni (almeno alcuni, per altri c'è da aspettare, e Jennifer Connelly comunque non era nella mia top 10) malamente, con fatica, facendo cazzate a tutto spiano, ma insomma li sto iniziando a realizzare (iniziando perché - per come sono fatto - io sognerò fino a novant'anni).

Non sono tutti così. Non sono tutti disposti a vendersi la madre per un briciolo di notorietà o per un posticino al caldo. Io sono ottimista, ed è per quello che voglio sperare che qualche giornalista "bòno" ci sia, qualcuno che abbia tempo, voglia e modo...

D'altronde non sarei della Lazio, se non sperassi, no? Anche se è più facile che Giuliano Ferrara passi attraverso la cruna di un ago piuttosto che trovare un pezzo obiettivo sulla Repubblica... insomma... noi nel 1974 abbiamo vinto lo scudetto, e avevamo meno probabilità del Sassuolo.

Quindi giornalista, se ci sei batti un colpo. Ti aspetto, anche se - mi pare - sono praticamente solo...

Yanez_de_Gomera

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Citazione di: strike il 08 Ago 2013, 15:01
In genere il lavoro è strutturato in modo che quasi nessuno abbia tempo per approfondire indagini proprie, a volte solo per verificare le veline che inondano il circuito e che ora finiscono subito sui siti. Nelle redazioni oggi contano la quantità e la velocità, tutto il resto molto meno.
E' proprio qui, forse, il centro della discussione. La comunicazione é solo una struttura di processo. Quantità e velocità. Per la verità non c'é tempo.
Ma ripeto: é una situazione che, in parte e con determinati accorgimenti, si potrebbe anche sfruttare a nostro vantaggio. Se c'é un interesse che spinge e si organizza. 

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strike

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Citazione di: GuyMontag il 08 Ago 2013, 15:34
...
Quindi giornalista, se ci sei batti un colpo. Ti aspetto, anche se - mi pare - sono praticamente solo...

Questo no, fin qui andiamo peggio delle peggiori aspettative ma continuo ad avere fiducia, anche perché l'alternativa è cambiare mestiere.

Citazione di: Yanez_de_Gomera il 08 Ago 2013, 15:40
E' proprio qui, forse, il centro della discussione. La comunicazione é solo una struttura di processo. Quantità e velocità. Per la verità non c'é tempo.
Ma ripeto: é una situazione che, in parte e con determinati accorgimenti, si potrebbe anche sfruttare a nostro vantaggio. Se c'é un interesse che spinge e si organizza. 

Comunicazione e informazione dovrebbero essere due cose diverse. Il problema è che l'informazione aderisce sempre più ai paradigmi della comunicazione, meno costosi, meno pericolosi. Nel caso che ci occupa manca proprio la spinta di un interesse forte. Quando è toccato a Conte la Juve ha mobilitato grandi firme, il messaggio passa

Fiammetta

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Nel frattempo, ricordo agli esimi giornalisti quanto segue. Non è sul caso Mauri, ma spiega bene il doppio binario:

I calciatori e gli allenatori di calcio coinvolti nel recente scandalo del calcio-scommesse verranno sottoposti ad un duplice procedimento: penale e sportivo. Infatti la particolarità di questo tipo di illeciti ("combine", volte ad alterare i risultati di un evento sportivo) è che chi li commette può essere punito due volte: una come cittadino comune e l'altra come associato di una federazione. Cerchiamo di chiarire, allora, le differenze tra la giustizia ordinaria e quella sportiva e come si arriva al doppio procedimento sugli stessi fatti illeciti.   Nella pratica accade spesso che la magistratura ordinaria sia la prima a scoprire tale tipo di illeciti, grazie a strumenti efficaci come le intercettazioni telefoniche. Nel caso di specie, è stato contestato il reato contestato di frode sportiva [1], che punisce chi alteri o induca ad alterare il risultato di una competizione.   Successivamente, il Procuratore Federale (colui che svolge le indagini per conto della federazione sportiva di appartenenza dell'imputato) richiede i fascicoli di indagine alla Procura ordinaria. Sulla base di questo incartamento e degli interrogatori dei soggetti coinvolti, il Procuratore conclude le indagini (entro 45 giorni: quindi con tempi più stretti rispetto al procedimento penale) e provvede ai deferimenti [2] alla giustizia sportiva dei giocatori indagati.   Alle indagini, segue il processo sportivo, con tre gradi di giudizio [3], che si svolge in tempi brevissimi e senza le garanzie proprie del processo penale. Si tratta di un giudizio alquanto sommario e frettoloso. In sostanza, sullo stesso fatto giudicheranno due giudici (quello penale e quello sportivo), con tempi e modalità differenti. Capita così spesso che l'esito di questi giudizi sia completamente diverso.   Ciò è possibile per due motivi. Il primo è che la legge stessa prevede che il giudizio penale sia ininfluente su quello sportivo [4]. Il secondo si riferisce alla diversità delle conseguenze sanzionatorie. Il giudizio penale mira ad accertare, al di la di ogni ragionevole dubbio, un fatto di reato che può comportare sanzioni anche gravi, come la reclusione. È normale che ciò possa avvenire solo dopo un processo con tutte le garanzie di difesa e con prove certe.   Al contrario, il processo sportivo mira alla irrogazione di squalifiche sportive; il suo scopo è quello di sanzionare le condotte che ledano la lealtà e correttezza dell'attività sportiva, a prescindere dalla commissione di un reato.  
di BIAGIO FRANCESCO RIZZO -
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