stiamo imparando a vivere le sconfitte in maniera sempre più dignitosa.
pubblico sugli spalti, che applaude la squadra, la acclama, la vuole sotto la curva ed attende la consegna della medaglia degli sconfitti.
cose che abbiamo nel dna in parte, ed in altra parte abbiamo imparato guardando i cuginastri e facendo il loro esatto contrario.
gli ululati, invece, oltre tutte le ovvie e sacrosante motivazioni di ordine morale, sociale e politico affrontate qui dentro, sono un modo di accettare la sconfitta tra i meno dignitosi che esistano al mondo, una roba schifosa che dovremmo detestare non solo in quanto uomini ma anche (me vie' voglia di dire soprattutto) in quanto Laziali.
finché siamo rimasti in partita, finché ce ne stava ancora un po' da giocare, abbiamo retto.
appena si è capita l'ineluttabilità della sconfitta abbiamo sbragato.
la dinamica è stata questa, e non credo di poter essere smentito.
lichtsteiner col suo gesto è stato l'innesco, poi il resto lo abbiamo fatto noi, tutto da soli.
dobbiamo ancora crescere purtroppo. non ci siamo proprio. non possiamo metterci sullo stesso piano dei romanisti, perché questo è il loro modo di reagire alle avversità.
dovremmo essere diversi, individualmente e collettivamente, come tifoseria.
tanti passi avanti, negli ultimi tempi. in un percorso costellato di tanti piccoli tranelli dentro i quali ricaschiamo con una regolarità spaventosa.
speriamo come ha detto porga, e come vado dicendo anche io da tempo immemore, che la soluzione non arrivi per l'ennesima volta dall'alto.
perché è vero che il razzismo è un problema che esula dalla cornice calcio e che per fare davvero qualcosa, certi passi e certi ragionamenti andrebbero portati fuori da questo contesto.
ma come reagiamo alle sconfitte no. è un problema tutto nostro, in quanto Laziali. e dovremmo risolverlo, prima o poi.