Trattasi di appunti sparsi di un rientro. Dopo cinque anni rieccomi là, ai posti occupati per quarant'anni, in settori e stadi diversi (c'è stato anche il Flaminio) ma - pioggia o vento, e di pioggia ne ho beccata, ah se ne ho beccata - sempre presente. Poi la noia indescrivibile per una curva autoreferenziale che si faceva essenzialmente i cazzi suoi, avvoltolata in una contestazione della quale - come nelle faide in Calabria - nessuno si ricordava più il motivo, ma forse proprio per questo feroce, monotona, lugubre ed ossessiva, ho deciso di passare.
Non poteva durare troppo e ieri, dopo aver deciso con il mio vecchio compagno di distinti ovest di spostarci lontano (ovvero ai distinti nord), mi sono riavvicinato a casa. Non è che non ci sono mai stato allo stadio in questi anni (in effetti ero presente le due partite prima di questa), ma cambia tutto.
Cambia tutto con l'abbonamento.
Perché l'abbonamento ti dà una sorta di diritto di proprietà. Ti fa sentire proprio a casa. Quei posti (anche se poi siamo andati ovunque tranne in quei posti) sono tuoi. Tuoi e di nessun altro.
Prima impressione. Tuoi sì, ma che cazzo di posti. Alti q.b., verso la tevere q.b., ma col mio amico siamo stati minuti a chiedere dopo il gol del profeta come avesse segnato. Sul primo palo, su quello lontano, forse centrale, era imparabile o il portiere ha cannato... mistero. Ma non c'è problema, a casa c'è la tv. La stessa tv tra l'altro che mi ha fatto sapere che Candreva aveva preso un palo. Palo? Non se n'era accorto nessuno...
Quando entri sei un po' vergognoso, perché cerchi i posti, controllando le scale e i seggiolini. Un vero abbonato SA quali sono i suoi posti. Ma la prima di campionato si può. Quando ero abbonato ai distinti ovest la prima era una rentrée di amici. Stessa gente, qualche nuovo guardato con superiorità, ma per il resto che hai fatto quest'estate, dove sei stato, la famiglia? il lavoro? Più o meno speculare a quando andavi in vacanza da piccolo. Tre mesi al mare, stesse persone che non avevi visto per nove mesi, stessi discorsi. E' stato un po' diverso, ma ci adatteremo. Tra l'altro più che la ricerca di posti contava quella di facce amiche, e di facce mai viste di persona ma il cui nickname su questo sito era ben più che un biglietto da visita. Ovvero gentaglia della peggior risma, da evitare come la peste, e dalla quale non so perché mi son fatto irretire a vedere il secondo tempo insieme. Elenco in ordine sparso i nicknames, perché giustamente ben si sono guardati dal declinare le proprie generalità. Tali Zoppo, Scialoja, balivox, e poi est1900, addirittura blow (cui non ho chiesto cosa faceva di lavoro, anche se un gustoso calembour su blow-job ce l'avevo sulla punta della lingua...), altri personaggi in cui sono incappato prima dell'entrata, diretti in altri settori, e ahimé non ho avuto la prontezza di spirito di cambiar strada, per cui sono stato costretto a conversare con un misterioso e laido individuo, tale porgascogne. Fortunatamente accompagnato da un angelo in terra, che ha accettato (usque tandem?) di condividerne le sorti. Altrettanto fortunatamente l'atmosfera è stata allietata dalla presenza di una deliziosa fanciulla, tale naoko, e di altra denominata amica di naoko.
Questa presenza comunque di un tessuto connettivo è stato ciò che mi è mancato in questi anni. La strada dall'obelisco alla palla, scandita da tanti cippi di marmo, di cui conoscevo a memoria il contenuto, e poi il cuore che batte un po' più veloce all'entrata, salire gli scalini di corsa (e il cuore batte ancora più veloce, questa volta per l'affanno) e poi woooummm il campo verde, il rumore, gli odori, le urla. Casa.
La partita è quasi un contorno, alla fine. Tanto lo sai che la vedi mille volte meglio a casa, che puoi evitare gli ululati, i fischi a Lotito che stando dentro vedi uscire da gente apparentemente normale, che a casa c'è il replay, che lì lo vedi benissimo dove ha tirato il Profeta, vedi le facce dei giocatori che qui sono dei puntolini, vedi il fuorigioco che qui vedi tutto in 2d, vedi le panchine che qui sono perse nella bruma.
Ci sono milioni di altri motivi per non andare allo stadio, per non abbonarsi. Tutti o quasi giusti, e anche io in passato ho attinto a piene mani. Né mi sento di dir nulla nei confronti di chi, per volontà o impossibilità, non va allo stadio. E ieri poi era una giornata particolare, l'assenza dell'intera curva ha sicuramente alterato i termini della questione.
Però.
Però lo stadio è un'altra cosa.
Perché lo stadio, con tutti i suoi difetti, è casa.
Come Roma. La città peggiore del mondo. Ma quando ritorni dopo esser andato via per un periodo breve o lungo, ti guardi intorno, ti rilassi, sorridi. Sei a casa.