Apro solo ora questo topic perchè solo ora ho letto un pò della storia di questo giornalista italiano, morto 3 giorni fa per un tumore ai polmoni.
Lo apro perchè mi ha commosso sapere da mia madre che lui scriveva, a partire dal maggio 2009, articoli su SETTE del Corriere della sera in cui raccontava le vicende del suo amico Gino malato di tumore ai polmoni.
E lo apro anche perchè io ho perso 7 anni fa mio zio di tumore ai polmoni. Ha vissuto con noi da quando lo scoprimmo a quando morì. E come Calabrese la malattia ci mise 1 anno e 4 mesi a portarlo via.
Era l' unico fratello di mia madre.
E forse per questo mia madre il corriere lo comprava solo il giovedì, proprio per leggere l' articolo di Calabrese sull' amico Gino e la sua malattia.
Fino a ieri, quando ha scoperto che non esisteva nessun amico Gino.
LUTTO NEL MONDO DEL GIORNALISMO
È morto Pietro Calabrese
In un libro ha raccontato la sua malattia come fosse quella dell'«amico Gino»
MILANO-
Aveva raccontato la sua lunga malattia in un libro che uscirà prossimamente. Ma Pietro Calabrese non ha fatto in tempo a vederne la pubblicazione. È è morto nella clinica Paieia di Roma. Firma di punta del giornalismo italiano, ex direttore del Messaggero, di Panorama, della Gazzetta dello Sport, Calabrese, nato a Roma l'8 maggio del 1944, aveva 66 anni. Lui stesso ha raccontato quasi ogni settimana, sul Magazine del Corriere della Sera, la sua malattia come fosse quella del suo «amico Gino». E l'ha descritta in un libro in pubblicazione il prossimo 29 settembre che non è riuscito a vedere in libreria. Di genitori siciliani, Calabrese iniziò all' Ansa, prima alla redazione notiziari per l'estero e poi alla redazione di Parigi. Dove tornò anni dopo come corrispondente del Messaggero, giornale che ha attraversato fino alla direzione. Per il quotidiano romano ha lavorato anche a Bruxelles e poi come responsabile delle pagine culturali per lasciarlo quando diventò responsabile delle pagine cultura e spettacoli dell' Espresso.
Tornato al Messaggero, era stato nominato caporedattore centrale e poi vicedirettore unico. Nel gennaio 1996 aveva chiesto l'aspettativa per assumere la carica di presidente del Comitato promotore delle Olimpiadi del 2004 e in questa veste era stato anche consulente dell'allora sindaco di Roma, Francesco Rutelli. Per la Capitale era poi tornato a lavorare quando sindaco era Walter Veltroni, per abbandonare il ruolo con l'arrivo di Gianni Alemanno. Del Messaggero è stato infine direttore dal giugno del 1996 fino alla nomina in Rai nel 1999. Dopo un passaggio alla divisione multimediale del Gruppo Rcs, diventa direttore di Capital nel 2001, ma l'anno dopo viene scelto per andare a dirigere la Gazzetta dello Sport al posto di Candido Cannavò. In quell'occasione, che riassunse cosi' la sua idea di giornalismo: «Emozione. Ecco la nostra arma. Se riusciamo a raccontare con imparzialità ma con emozione abbiamo vinto"» Si dimette dopo due anni per passare alla direzione di Panorama, che lascia poi nel 2007 a Maurizio Belpietro. La malattia arriva all'improvviso. È lui stesso a parlarne, nell'autunno del 2009: ne scrive sul Magazine del Corriere, commuovendo i lettori con la storia di Gino . E la racconta in un libro, che non ha fatto in tempo a vedere pubblicato (esce il 29 settembre).
(...)http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_12/calebrese-morto_96551326-be40-11df-b1cc-00144f02aabe.shtml