Non apro il topic per l'ipotesi in sé - che sarebbe l'ennesima voce da aggiungere all'elenco delle cose di cui non me ne frega un caxxo - ma per avere l'occasione di postare questo articolo di tal Antonio Giordano, dal Corriere dello sport.
Repubblica Ceca, Zeman potrebbe diventare ct. Il boemo dovrebbe guidare la Nazionale verso l'Europeo. In corsa anche Vrba del Viktoria Plzendi
ROMA - Verba volant: e va su e giù e attraversa Piazza San Venceslao e solca la Moldava, una ninna nanna suggestiva e carezzevole, aspettando l'uomo dei sogni. Il tempo è scivolato via prepotentemente e il rumore (insopportabile) del nemico ch'è racchiuso nello sferragliare dei carri armati alle porte di Praga, è una eco che resta e però svanisce: mezzo secolo se n'è andato e quel figliol prodigo volato lontano è il vanto dell'Est da riportare a casa, il simbolo d'una onestà intellettuale da reimportare, il senso pieno dell'etica e dell'estetica da racchiudere in quella sfera per poi tuffarsi dentro. La Repubblica Ceca chiama e in quelle nuvole di fumo che danzano nell'aria Zeman va a cercar se stesso, la sua infanzia e la giovinezza poi perduta, lo strappo del '68 e l'Italia afferrata a Mondello, il dolore intimo per non poter rivedere il papà e la mamma sino al '90, ma anche le radici, le memorie, ciò che resta della famiglia e l'orgoglio - umanissimo - di quel gran vociare. L'alba dei nuovi giorni è nell'edicole che tracimano d'immagini e suggestioni, che tracimando d'indiscrezioni e scatenano il dibattito: e su quella panca della Nazionale della Repubblica Ceca, non ci sono rivincite da consumare né opportunità professionali da cogliere, piuttosto la storia personale d'un gentleman inflessibile che stavolta sta riflettendo.
L'IPOTESI - Zeman ct è la tentazione dominante in una Praga che vuol (calcisticamente) rinascere e riveder le stelle: il Mondiale è un desiderio praticamente irrealizzabile - quattro punti dalla Bulgaria, che ha il match point dello scontro diretto in casa; tre dalla Danimarca, che aspetta Malta per l'ultima sfida del 15 ottobre - e l'Europeo del 2016 propone un Vecchio Continente allargato a ventiquattro squadre. La voglia matta di cambiare è nell'aria, mica solo sui giornali, e il ballottaggio tra Vrba - del Viktoria Plzen - e Zeman rappresenta il tormento che si vive all'interno d'una Federazione chiamata a scegliere e decisa a farla in tempi rapidi e in maniera decisa. Netta.
LA PRIMA VOLTA - Zeman è l'immagine affascinante d'un calcio estremo, un'iniezione di coraggio per una Nazionale sfiduciata, la sfida da affrontare a testa alta attraverso un sistema non un dogma, un'idea non una pietra filosofale: 4-3-3, chiaramente, però andando oltre, ammantando nella scelta elementi tutt'altro che irrilevanti, riconvocando in Patria quel diciottenne divenuto Grande a modo suo, persino rinunciando agli affetti più cari ma mai alla propria identità. Zeman è la bandiera della Repubblica Ceca all'Estero che resiste, è un modello virtuoso d'un calcio spettacolare che ha generato devozione e che resta singolare, praticamente unico nella interpretazione e nella varietà della sua fase offensiva. La via del ritorno è asfaltata dal desiderio popolare che si coglie, dal consenso di generazioni che apprezzano, dal piacere di provare a ripartire però andando all'attacco, per cercar di non negarsi una favola: ma il percorso che potrebbe condurre su quella panca, già proposta mesi fa e che comincia ad rivedersi all'orizzonte, è costellato da riflessioni intimistiche e pure da qualche apertura colta da Praga e dalla Federazione Ceca in quegli occhi che cercavano il passato (e le sue macerie) e che restano proiettati orgogliosamente nel futuro. Piazza Venceslao, la Moldava: ciò ch'è stato, ciò che potrebbe essere. © riproduzione riservata