mi dispiace dirlo, ma il nostro grado di provincialismo è unico. insuperabile.
siamo sempre i soliti. invece di parlare dei problemi - grossi -
di una società che non riesce ad emergere, sempre spossata da chissà quale debito
contratto con il dio del calcio, siamo sempre a fomentare discorsi biechi su aspetti
per lo più marginali. normale, è il nostro soffiare sulle braci di un tempo,
che ci vedeva vincere in italia e lottare in europa come squadra tra le più
rispettate . vivemmo tra le braccia di un sogno.
poi, i buffi da una parte, il crac cirio dall'altra, i debiti infiniti.
puff, siamo risprofondati in una dimensione che ben conoscevamo,
con l'aggravante di averla dimenticata. nulla di peggio
di chi deve riguardare dal basso tutti quelli che squadrava dall'alto.
il piano baraldi fu festeggiato come un miracolo umano,
era il mezzogiorno della lazio, e l'ombra, pur evidente,
illuminava solo gli angoli della nostra via.
il tempo ha scoperto quella luce di un sole bugiardo,
un predsidente fantoccio (r.i.p.)
morto in mezzo a tanta ipocrisia.
poi arriva lui, il salvatore,
e tutti a dire grazie, a promettere riconoscenza
- compreso io- e ancora a dire avanti, la lazio
ancora vive, con i filippini, di canio e chicchessia.
il carico emotivo del laziale ha creato un'ernia mentale.
ha creato gruppi, disgregato altri,
ha strappato - finalmente - il potere alla tifoseria.
ma il tifoso della lazio non appartiene alla tifoseria, appartiene ai suoi sentimenti,
ai soldi spesi, al tempo dilapidato, all'isolamento di chi ti dice
sei proprio matto. non appartiene ad una folla, appartiene ad una follia.
basta, vi prego, con è meglio zarate del mondo intero.
non se ne può più. un tempo nedved - lo ricordo bene -
ebb paura di finire in tribuna, con l'arrivo di eriksson, e noi
stiamo idolatrando un dio del pallone che, tolto il primo
girone di andata di due anni fa, non ha fatto più
un cazzo di niente. sarà per la miseria accumulata?
non so. un neanche convocato nell'argentina è diventato
il più prezioso uomo immagine del club più
prestigioso della capitale. se sembra normale tutto ciò,
è normale amare anche il presidente
più bizzarro della nostra storia. io non amo che la lazio.
se un presidente, in sei anni di mandato, non solo
non accresce l'immagine della società, ma pare faccia di tutto
per sminuirla, rimango a tifare per i miei colori aspettando
che il tempo faccia il suo corso. i presidenti passano,
io rimango. così vale per tutto.
se zarate dimostrerà di valere quest'anno, senza alibi per
società viziate pervase da tossicità provinciale, ben venga,
altrimenti sti gran cazzi. ho perso signori, nesta e gabriele pin.
simeone, nedved e podavini. cravero, boksic e casiraghi.
doll, icardi e stam
in cambio di una miseria che sembra non finire mai più.