Il 26 maggio si è scritta una delle pagine più belle e incredibili della storia della Lazio.
Chi c'era ne conserverà eterno ricordo, chi l'ha vissuto anche.
Ma se la stagione dello scorso anno l'avessimo dovuta leggere con occhi più obiettivi, avremmo dovuto auspicare un robusto rinnovamento.
Via i vecchi senatori spompati (inutile fare nomi), giocatori inaffidabili o in parabola discendente relegati al ruolo di riserve di lusso, nuove forze fresche, giovani, affidabili in prima linea.
Poi, al limite, anche una serena valutazione dell'allenatore.
Questo avrebbe dovuto fare una società attenta e previdente.
Poi si è arrivati a trattenere Dias, a ripuntare su Konko titolare, ad affidare il ruolo di dodicesimo e tredicesimo rincalzo a Floccari e Ederson, ad innalzare ancor di più il ruolo di Klose quando ogni segnale suggeriva il contrario...
Ecco spiegato perchè abbiamo perso contro una squadra che in tre mesi ha cambiato 7/11 rispetto a quella finale, allenatore compreso.
Il calcio è in evoluzione continua. Nessuno rimane a bearsi sui risultati conseguiti, altrimenti gli interisti avrebbero dovuto smettere di seguire il calcio dopo il triplete...
Febbre a 90° è stato illuminante in questo senso: c'è sempre una nuova stagione.