Avevano fatto un patto. Il patto di Trigoria, solennemente sancito fra il cimitero e il campus biomedico: tutti per uno, un neurone per Totti.
Ci dovevano umiliare. Vincere di goleada. Una cifra a zero. L'unico modo (sì, come no...) per lavare l'onta del 26 maggio e dare sollievo al martirio subìto in questa lunga estate calda di coppe in faccia, beffarde scie aeree e abbigliamento pacchiano sepolto nell'armadio.
Un'estate di zone erogene estinte. Desiderio sessuale giallorosso ai minimi termini. Depressione pre-coitus. Qualcuno di loro, fra i più irrecuperabili, ha persino visto Pallotta girare col trattore.
Il patto di Trigoria, dunque. Un po' come lo schiaffo di Anagni, la defenestrazione di Chuck Norris, il manifesto hippie di Corviale.
Slogan da universo parallelo. Materiale buono per un romanzo di Douglas Adams. Il patto di Trigoria, ossia la Rivincita, altra parola coniata da inserire nella bacheca degli sfondoni per far compagnia all'ormai tediato ragno che non sa una parola di inglese.
Insieme alla Stella d'Argento, la Regina degli anni '80, lo Scudetto Morale, il Calcio Pulito e 4-3-3 (sbrocco per te).
Sono talmente tante le panzane messe in circolo dagli zombie nel corso degli anni che per orientarsi servirebbe una legenda (in questo caso, solo in questo caso, si scrive con una "g" sola: non ci fate uno striscione, cari morti viventi, vi prego). E invece no. Niente goleada. Un risultato 'normale' per una partita normale che mette in archivio il Primo Memorial aesserioma, nel IV° mese D.L. (Dopo Lulic).
Del resto, un briciolo di felicità non si nega a nessuno. Se lo meritano pure cani, cagnucci e porci. Qua la zampa, cugini di un dio minore. Finalmente vi sentirete più leggeri e magari comincerete con il negazionismo. Almeno risparmierete i soldi di strizzacervelli, dentisti, sedute spiritiche e macchine del tempo.
Che la riomma avesse vinto il derby me ne sono accorto tornando in città: è stato come assistere a un raduno di Commodore 64; bancarelle improvvisate vendevano i leggendari (stavolta due "g") occhiali ai raggi X per spiare sotto i vestiti. Quelli che stavano nel retro di copertina delle riviste popolari. Da qualche parte, nei dintorni della stazione, un ometto infilava 5 lire nell'ascensore vendendo porta a porta il mitico primo numero di Tex: "La mano rossa". Fioccavano le Domeniche del Corriere e i Paese Sera in versione tabloid.
Deve essere stata una notte insonne in salsa giallorossa; occhi aperti e cuori all'impazzata per una sensazione ormai dimenticata, da quando il Mar –adesso morto – aveva solo un principio di influenza. Finalmente. Dopo cento giorni di prime pagine sul Corriere dello sport per risollevare il morale delle truppe ebeti, altri venti milioni sull'unghia regalati alla bandiera, e un tifo da stadio a favore della marionetta Palazzi e di una mandria di pigri giurati ferragostani. E Noi? Fra una cresima e un matrimonio; una birra e un appuntamento romantico, incassiamo con classe. Mai rosicamento fu più lieve. Ci si vede al ritorno. Portate l'arbitro, il pallone e una maglietta decente. Sarete ospiti.