Purtroppo duole dirlo, ma è proprio la mentalità malinconica dei mitici anni 80 di molti laziali a essere la palla al piede di oggi.
Quelli che hanno il senso della pancia piena e delle ciabiatte comode confortate dalla relativa tranquillità della lazio di oggi, campionati tranquilli senza rischiare nè ambire, apparizioni europee in una competizione che conta meno di niente, qualche botta di vita nella competizione nostrana che magari superi due partite in casa contro neopromosse per dire, beh so arrivato in semifinale.
Quelli che hanno nel dna il ruolo subalterno che la lazio deve avere e nel quale in fondo si riconoscono e si trovano a proprio agio.
Quelli che i debiti, il piano baraldi e il coma irreversibile.
La verità è uno sola, la lazio in 10 anni è passata da una media di 45 a partita a una di 28.
Una riduzione, un crollo, più di ogni altra squadra.
Ed in questi 10 anni è cambiata solo una cosa dagli anni precedenti, la gestione e la proprietà di questo club.
Quello che dovrebbe essere elemento imprescindibile, il rapporto tifosi-società, fondamentale per di più in un'ambiente come quello di roma, è invece stato da sempre considerato carta da bagno.
E' un fatto che la spaccattura, il rancore, la divisione in questo ambiente è senza precedenti nella storia di questo club e l'attuale presidente ne è stato attore protagonista.
Troppo bene sta andando.
7000 spettatori ieri con la curva chiusa, nè più nè meno di quanto fece il napoli con i polacchi lo scorso anno in una competizione morta e stramorta che non interessa a nessuno se non a marzo inoltrato.
Eppure sono i laziali quelli strani, quelli che se fanno 30 mila con il chievo e il napoli con 10 milioni di tifosi 35 mila con l'atalanta, il presidente li manda a prendersi una pasticca, a dire che per la lazio non fanno niente.
Con la sottile differenza che quei 35 di napoli hanno davanti una squadra un club ambizioso capace di passare da una promozione in serie alla CL e lotta per lo scudetto.
Questi laziali cattivi invece, come si permettono di parlare, dopo tutto hanno davanti il gioco dell'oca, un passo avanti e due indietro, che vogliono di più.
Perchè poi ci sono quelli dei mitici anni 80, quelli che dell'aristocrazia laziale, quella che noi siamo diversi e quindi la tuta nel centro commerciale non ce la mettiamo e quindi i soldi alla lazio non li porto, quelli che su facebook non dico mi piace perchè è da riomici, quelli che hanno nel dna il tranquillo tirare a campare della Laziotta che li conforta e li fa stare sereni, senza troppi sussulti.
Senza rendersi conto che è il giusto confort senza rompere le scatole che altri hanno deciso per loro.
Sveglia lo dico io, ma a questi di laziali.