Grazie di cuore a tutti per le vostre bellissime parole d'incoraggiamento. Faremo del nostro meglio.
Per Alexia 68 posto l'articolo che abbiamo pubblicato su Mauri quando è uscita l'ultima sentenza. Continueremo a seguire giorno per giorno quanto accadrà in questa grottesca vicenda. Ancora saluti a tutti.
"Doveva venire giù il calcio, così dicevano a Cremona. Piemme e giudice istruttore lo ripetevano ai cronisti lungopressanti sotto il tribunale. Il marcio c'è, vedrete...vedrete. Un terremoto. Abbiamo visto. Abbiamo visto le sentenze sportive, compresa l'ultima, la più agghiacciante, con i nove mesi di squalifica appioppati a Stefano Mauri, perché che calcio truccato sarebbe senza l'ordinaria apparizione della Lazio? Abbiamo finalmente capito com'è andata. Mauri sapeva di ben due partite combinate e non le ha denunciate. Chi le aveva combinate? Beh, gli zingari, lì Ilievski o come si chiama, il clan di Singapore via. Ah vabbè, pure Zamperini, che è un ex giocatore, molto amico di Mauri. Ma in campo poi realmente chi le ha vendute e chi le ha comprate queste partite? Nessuno in particolare. Come nessuno? Non ci sono colpevoli, insomma beh vediamo, non sono state trovate prove, né contro i giocatori del Genoa, né contro quelli del Lecce. Nessuno neanche sapeva, nessuna condanna per omessa denuncia. Solo Mauri, sì sì a lui lo avevano detto, lo avevano informato direttamente a Formello e poi in albergo a Lecce: scommetti tranquillo, se ti va, sono risultati sicuri, vince la Lazio...
Surreale, sconcertante, ridicolo. Fate voi. Cerchiamo una spiegazione: mania di protagonismo di certi magistrati di periferia? Intanto Mauri si è fatto una decina di giorni di galera, in isolamento come un pericoloso criminale. Cioè uno scippatore dopo poche ore dall'arresto in flagranza è già libero, mentre uno che sapeva (doveva sapere per forza, che diamine) che una partita di fine stagione sarebbe finita in un certo modo lo tengono dentro e buttano la chiave. Ecco meglio definirlo mostruoso, inaccettabile.
Il problema, come sappiamo tutti, è un altro. Esiste un calcio di serie C che sconta una situazione paradossale: troppe squadre, pochi soldi, presidenti velleitari e avventurieri che cominciano una stagione e a metà non pagano più gli stipendi. Che qualche giocatore, specie a fine carriera, si venda una partita è quasi una logica. Anche se aberrante. L'inchiesta di Cremona nasce da un portiere che cerca di addormentare con un farmaco i suoi compagni per poter perdere un match su cui aveva scommesso: comico appunto. Il giro c'è, inutile negarlo: ci sono testimonianze precise e le condanne sportive sono puntualmente arrivate. Ma tirare in ballo i professionisti, per lo più strapagati, della nostra serie A, è un altro discorso. Qui non è che le partite si vendano, al massimo si regalano. Non è eticamente corretto, ci farà anche un po' schifo, sarà tutto meno credibile, ma da quando esiste il calcio (e non solo il calcio) certi epiloghi di campionato hanno lasciato tutti sconcertati. Con tanto di spiegazione, però. Qualche esempio? 1973, sprint scudetto. Il Milan capolista perde tutto nella fatal Verona. Caspita, molto sportivi questi del Verona. In realtà in un torneo senza incontri infrasettimanali e con poche partite europee, i rossoneri arrivano stremati dalla sfida con il Leeds, sono gli stessi, non hanno ricambi, magari sottovalutano gli avversari, vanno sotto e non hanno la forza di rialzarsi. La Lazio pareggia a lungo poi perde nel finale a Napoli: Chinaglia ha preso a pugni Vavassori all'andata, i tifosi partenopei non gradiscono che una neopromossa rivale del Sud vinca il titolo proprio al San Paolo. Il tricolore va alla Juve, che sorpassa le rivali vincendo all'Olimpico contro la Roma: la Roma si scansa (difficile fare false morali) per non far conquistare lo scudetto ai cugini. Illecito? Direte. Però la Lazio fece perdere lo scudetto all'Inter, che pure è club con tifoseria gemellata, quel famoso 5 maggio delle lacrime di Ronaldo. Dimenticate che la Lazio lottava per l'Europa e ci andò grazie a quel successo, chiudeva in casa la stagione travagliata di Zaccheroni: aveva un obiettivo, non era demotivata. C'era in campo Poborsky (due gol) , amico di Nedved che giocava nella Juve, rivale dell'Inter e alla fine come al solito beffardamente vincente. Si scansarono magari lì a Udine per farla passare. All'Olimpico no, c'era una posta in gioco per due: e vinse chi aveva più forze.
Poi ci fu una Lazio che perse a Siena, sempre all'ultima giornata. La Lazio era già in Champions, i toscani dovevano salvarsi. Si salvarono in mischia nel finale di partita, coi difensori laziali che guardavano altrove, non all'ex compagno Paolo Negro che segnò la rete decisiva e passò una settimana da eroe di tutte le contrade. Scandaloso? Imperdonabile? Casi del genere centinaia, basta andarsi a rileggere le storie dei vari tornei, compresi Mondiali ed Europei, Champions e coppe varie: quando c'è un girone, i calcoli si fanno facilmente. E le amicizie tra colleghi contano. E conta il credito, il possibile ritorno, oggi a me domani a te. O magari, parafrasando il Vangelo: non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Tanto a lottare per qualcosa, scudetto, coppe, salvezza, prima o poi ci si ritrova tutti. Lazio-Genoa: una lottava per l'Europa, l'altra già in vacanza; Lecce-Lazio: una già retrocessa, l'altra ancora in corsa Champions. Ha semplicemente vinto chi aveva più motivazioni. Di accordarsi, combinare, diciamola tutta, non c'era neanche bisogno. Direte che non è sport, questo. Vero, non lo è. Come non lo è fermarsi sul 3-0 quando puoi vincere 10-0. Questo si chiama bel gesto ma è solo ipocrisia: con la differenza reti finale come la mettiamo? Come non lo è schierare le seconde linee in certe partite. E gli esempi sarebbero infiniti. Che poi qualcuno che conosce bene questi meccanismi e ci punti su grosse cifre fa parte dei rischi del mestiere delle agenzie di scommesse. Non è abbastanza per montarci su uno scandalo megagalattico. Non è abbastanza per arrestare un incensurato, additarlo come un criminale. Il calcio è più semplice di quanto si pensi perché è gestito e giocato da esseri umani. Con il proprio orgoglio e le proprie debolezze. E con regole non scritte che solo chi fa il giudice a Cremona forse ignora".