Di Marzio: "Reja e Hernanes: classe e sostanza nella capolista Lazio"
Ho visto la Lazio domenica. Per la prima volta dal vivo. Conosco Reja dai tempi di Napoli, ne ho sempre apprezzato la grande serietà, l'isolarsi da tutto e da tutti, il non farsi condizionare dalle influenze ambientali. Viveva a Castel Volturno, a 30 km dalla città, dove la squadra andava in ritiro e si allenava, giocava a golf nei momenti liberi, non viveva le pressioni, non gli interessavano le critiche eppure gliene sono arrivate tante anche se vinceva. Non giocava bene quel Napoli ma era talmente forte da superare ogni difficoltà e al San Paolo si esaltava, ci hanno lasciato le penne tutti. L'ho rivisto al Bentegodi e non mi ha sorpreso vederlo sicuro e sorridente al comando di questa Lazio felice e vincente. E' un grandissimo gestore, Edy. Forse solo uno come lui, con un carattere da friulano ma sorprendentemente buono, meno rude di Capello e Delneri tanto per intenderci, poteva trovare la formula giusta per amministrare una rosa così ampia e così ricca di talenti. Parlare con tutti, spiegare a tutti, motivare il perché di certe scelte, creare quell'alchimia di buon senso e razionalità: ecco le regole che gli permettono di lasciare senza strascichi Zarate o Rocchi in panchina per due partite o non convocare Foggia per scelta tecnica dopo che lo stesso Pasqualino era stato titolare contro il Milan. O non fare più giocare Kozak, l'uomo del colpaccio di Firenze. O alternare Ledesma e Matuzalem, un sacrificio necessario sull'altare del turn over. E'la forza di Reja, è la forza di una Lazio dalla qualità persino abbondante, con un giocatore fuori classifica. Lo chiamano il Profeta, all'anagrafe calcistica fa semplicemente Hernanes, i tratti sono eleganti, il passo è da finto lento, la palla attaccata ai piedi come una calamita, è destro ma tutti pensano sia mancino quando lo vedono calciare forte e preciso col sinistro. In campo non corre, danza. Fa il trequartista ma può rendere ancora meglio da mezz'ala, perché spalle alle porta gli metteranno sempre uno alle costole. La Lazio è arrivata prima, il Milan lo seguiva su segnalazione di Leonardo ma non ci ha creduto, l'Inter lo ha mollato dopo la riduzione in corsa degli extracomunitari, il Palermo ci ha sperato. Reja lo sta plasmando, usa il connazionale Dias come traduttore, gli sarebbe piaciuto affiancargli anche un pò di fisicità: aveva suggerito il nome di Mariga, avrebbe avuto quei centimetri che mancano a un centrocampo di piedi buoni. Il no dell'Inter ha per il momento rinviato l'innesto di muscoli e potenza in quel reparto. A gennaio, l'identikit è però già tracciato, cercasi centrocampista alto, forte di testa, messo bene fisicamente. Poi la Lazio sarà ancora più completa. E lui, Edy il friulano buono, ancora più sicuro e sorridente. Chi lo ama, lo segua.
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Analisi semplice, forse un po' scarna, ma veritiera e senza doppi fini o metafore perculeggianti. L'ho ascoltato anche in telecronaca domenica scorsa e da parte mia questo giornalista acquista punti. Voce stridula a parte, pensavo si trattasse del tipico telecronista-tifoso del Napoli. Uno alla Caressa o alla Trevisani (una spanna sopra tutti per antipatia quest'ultimo). Invece si fa preferire a molti altri.