Egregio dottor Cruciani, non primo, presumo, dei tifosi laziali, Le scrivo per esprimerLe tutta la mia doglianza per quanto da Lei asserito in quel della trasmissione televisiva Controcampo, in riferimento al volo dell'aquila sull'olimpico.
Affinchè Lei non equivochi, creda la prego, che da privato cittadino e da soggetto adulto e socialmente inserito, cerco di comprendere ed accetto, l'opinione di ognuno, che essa riguardi argomenti seri o faceti, e per questo vorrei evitare che questa mia Le sembrasse una critica al suo sacrosanto diritto al farsi piacere o meno ciò che più la aggradi. Non lo è ne lo vuole essere
Mi permetto tuttavia molto semplicemente di segnalarLe che se è vero e costituzionalmente garantito che ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, è parimenti concesso, ma poco educato, offendere gratuitamente, simboli che da più di uno siano stati scelti quali rappresentativi di un moto dell'anima, di un sentimento o più semplicemente di una passione, anche quando questa fosse, illogica, immotivata e a volte deprecabile, come quella calcistica.
Non sarebbe bastato tuttavia anche un suo belluino attacco a ben altri simboli, per rendermi risoluto a disturbarLa, se non fosse, che inavvertitamente credo e spero Lei ha cercato di coprire di ridicolo non l'oggetto di una sciocca fede calcistica, ma il simulacro di sentimenti più puri e gratuiti che di certo non è stato possibile ancora mercificare perchè inattaccabili per loro stessa natura.
Mi auguro, per Lei , che la vita La abbia già gratificata di figli. Come immaginerà, sono un portatore (sano?) di paternità, e malgrado io sia un tifoso di pochissima fede e rarefatta costanza, nella giornata di ieri ho portato la famiglia allo stadio, complice un primato in classifica , una bella giornata ed un occasione, rara a dire il vero, di riunire la mia più allargata famiglia. Questo, come immagina, sarebbe bastato ad illuminare la giornata se non fosse che al librarsi del rapace, lo stadio si è trasformato in una alchemica fucina di emozionante stupore e comprendo quanto per Lei questo sia poco immaginabile come lo sarebbe stato per me se non fossi stato presente.
Che questo valga o no, ho visto persone di lunga carriera e presumibilmente di non felicissima vita, emozionarsi alla vista di Olimpia ( così se non lo sapesse hanno ribattezzato l'aquila ), ma soprattutto ho visto i miei bambini, non avvezzi ne allo stadio ne al tifo, ma forse più sensibili di noi tutti a certe "vibrazioni", emozionati e quasi febbricitanti, alla vista di uno spettacolo della natura non riscontrabile di frequente, almeno in questa città. ma di più forse sono stati presi dalla vista di decine di migliaia di persone concentrate, per motivi ignoti, nel volo di un singolo essere vivente, unite in un unico afflato che lei potrà ritenere ridicolo, ma che di certo era originale, gratuito e non giudicabile se non per il solo fatto di essere strano, buffo e incredibilmente romantico. Rispetto la sua opinione , di fatto è comprensibile, ma lo è solo nella considerazione che Lei è stato il primo a giudicare e forse anche il primo a non voler comprendere che è facile dare degli sciocchi alle persone , quando queste senza fare del male ad alcuno si lasciano sopraffare dai sentimenti. Un giudizio tanto facile da essere sciocco a sua volta, di certo più dell'emozione delle migliaia di bambini, che ieri con la bocca aperta, ancora una volta, come diceva un cantante hanno fatto "ohhhhh".
Quello che mi auguro è che Lei voglia comprendere che se lo spettacolo dell'Aquila sull'Olimpico è una "baracconata" così lo sono molte cose, ma se lo è , è una baracconata da conservare perchè non fa male a nessuno, tantomeno all'aquila, a differenza di molte altre cose di questo paese, su cui spererei Lei si voglia avventare, con eguale e indomito ardore censorio.
La saluto e la ringrazio per l'attenzione