Tonino Cagnucci saluta affettuosamente Tzigano, l'assassino di Paparelli

Aperto da Eagle78, 11 Gen 2014, 19:36

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Eagle78

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cagnucci risponde a Giancarlo Governi con un messaggio sulla sua bacheca (ormai la questione è di dominio pubblico e intervengono più truppe cammellate, in difesa della grande penna che onora Tzigano, che laziali )

Tonino Cagnucci


M'avessero detto qualsiasi altra cosa m'avrebbero fatto meno male. Scrivo di getto perché sennò non scrivo più, poi - se serve - riscriverò ancora, e ancora. Mi prenderò tutto il tempo, adesso scrivo male magari così sarò capito meglio. Appena ho visto questa specie di post, articolo o non so come chiamarlo, la prima cosa che ho fatto è stata chiamare Giorgio Sandri, m'è venuto spontaneo e spontaneamente gli ho raccontato quello che sta succedendo. Era come se glielo dovessi, a lui e a tutto quello che rappresenta per me. Mi ha detto "viviamo in un mondo di cacca caro Tonino". Giorgio Sandri una volta è andato in Curva Sud, in un derby: ci è venuto grazie al suo cuore, al suo coraggio, e anche a una mia idea. L'ho intervistato insieme a Cristiano il 3 gennaio 2008 (per il giornale del 4 gennaio) quando la vicenda Gabbo già sembrava andare nel dimenticatoio. Fra tutte le cose che ho fatto nella mia carriera da giornalista (che chissà perché non è andata mai incontro ai potenti, semmai contro) l'intervista a Giorgio e Cristiano è la cosa che ho più a cuore, chi mi conosce lo sa, lo sa anche la famiglia Sandri. Ce l'ho a cuore più di quando scrivevo di Calciopoli, di Soros, di quando sono andato con Totti in Sud o con Giorgio Rossi a Testaccio, del miglior pezzo mai fatto dopo una partita della Roma. Il giorno dopo l'allora radio degli Irriducibili fece tutta la trasmissione con la mia intervista, ne fui enormemente onorato. Lo sono ancora. Era il 4 gennaio 2008, il titolo del giornale era "Gabbo è vivo" e nel sommario in prima Giorgio raccontava "di voler andare in Curva Sud". Nell'intervista chiesi io di Paparelli, dei cori, del fiore nato da Gabbo che adesso ha trasformato quei cori in una solidarietà che solo gli ottusi, i meschini, gli ipocriti e i cosiddetti benpensanti non riescono a capire. Il 18 marzo del 2008 su Il Romanista raccogliemmo un'intervista a Gabriele Paparelli denunciando il fatto che né la Roma, né la Lazio avevano raccolto anche il suo di invito di andare in Curva Sud. E' tutto consultabile, è tutto scritto, documentato, anche troppo che faccio fatica a raccogliere tutto, ma lo farò anche se chi mi conosce non ha bisogno di documenti né di "prove". Ce ne ho tante. Ce le ho dovunque. C'ho una vita vissuta in un certo modo. L'ho scritto anche nel mio secondo libro, in un capitolo che si intitola "L'antilazialità spiegata a mio figlio". La spiego in quel capitolo, la spiego cominciando proprio da un'altra chiacchierata fatta (la seconda proprio per scrivere il libro su Totti) con Giorgio e Cristiano al loro negozio, era appena nato Gabriele. Era bellissimo.
Nell'articolo sul Commando ho cercato invece di spiegare, semplicemente di raccontare quello che è stato questo gruppo, che è stato un sentimento, un modo d'essere, un modo - e così io l'ho vissuto - d'amare, il Commando Ultrà Curva Sud. Avrei potuto benissimo saltare a pie' pari la tragedia di Vincenzo Paparelli, e nessuno avrebbe detto niente, ma sarebbe stato ipocrita e, per la mia onestà intellettuale persino grave. Ho una coscienza e a quella rispondo sempre, proprio non ci riesco a farne a meno. Ho un figlio per il quale voglio essere d'esempio. Io devo rispondere sempre e solo ai suoi occhi. Ho scritto nel pezzo: "Anche la morte, il rispetto: 28 ottobre maledetto.. Vincenzo Paparelli, il dramma, l'errore che non doveva verificarsi. Il dolore ...". Ho scritto che "stavolta non doveva farlo". Che è stato un errore tragico, un giorno maledetto ma che comunque non andava commesso. Il termine errore non è assolutorio verso nessuna azione assassina, anzi. E' stato un errore di un tempo, di un'epoca, anche quella degli Anni 70, di un periodo in cui la vita veniva spezzata troppo facilmente non solo negli stadi. Un omicidio è l'errore massimo. E' stato un errore tragico che non doveva mai capitare. Mai. L'ho scritto in un pezzo che ricorda il Commando, su un giornale che si chiama Il Romanista a dei romanisti perché nessuno deve fare finta di niente mai, tutti devono fare i conti con la propria storia. Ho scritto del dramma di Tzigano, un altro dramma e ho chiuso la vicenda là (Tzigano è stato latitante, non so quanto sia stato in galera, poi è morto 15 anni dopo). Al limite posso essere accusato di pietà cristiana, umana, ma quell'"Onore a chi ci ha lasciato con la Roma nel cuore" è rivolto in generale a chi non c'è più, è già un altro discorso, faccio i nomi di Geppo e Roberto e avrei potuto farne - purtroppo - mille altri: non è mai. né può essere mai un onore a nessun assassino, né una sottolineatura di questo genere. E' scritto in corsivo proprio per avere cura di staccare questa frase dal contesto, perché tutto il pezzo è intervallato da frasi, frasi di canti e o di striscioni che chi è romanista conosce bene (ma anche semplicemente chi è un calciofilo e un cultore del mondo delle curve) fanno parte quasi del nostro patrimonio, del nostro ricordo, le ho usate come interpunzione. "Onore a chi ci ha lasciato con la Roma nel cuore" è uno striscione di un derby, quando la Curva fra l'altro e santamente aveva già preso le distanze proprio da un certo passato, da certi slogan che non possono più avere ospitalità da nessuna parte. Perché, scritto subito dopo, sempre corsivo, "il Commando riproduce er popolo, no quello der coltello, ma quello che fatica fra mazzo e l'allegria". Era scritto su un giornalino che davano in Curva, mi ci si sono sempre identificato. Ma tutto il pezzo parla di un sentimento, è un pezzo di diecimila battute che si chiude come era iniziato "c'è stato un tempo in cui il popolo è stato al potere e con quel potere ha detto ti amo". Ho parlato di quel "Ti amo". Quello è il mio modo di intendere la Roma, il tifo, lo stadio, il termine ultrà che poi è diventato ultras. Certe cose non le ho mai fatte passare. Da me certe cose non hanno mai avuto spazio. Su questo giornale non è mai passato niente. Abbiamo fatto persino il 25 luglio di quest'anno con quella splendida scritta su un muro di Roma "Sandri, De Falchi, Paparelli... Di questa città i fiori più belli". Ma sono appena solo esempi.
Malgrado tutto questo, malgrado l'evidenza, il senso, la verità, se quel passaggio può essere già solo equivocabile da Gabriele Paparelli, dalla sua famiglia a di chi sinceramente soffre di quella tragedia, a loro solo a loro chiedo scusa, perché di fronte a quella tragedia, all'abominio di togliere una vita, non c'è senso di giustizia e ferita profonda che mi è stata fatta che tenga. Per me questo non è nemmeno uno sforzo, so il valore profondo della vita; lo vedo negli occhi di mio figlio ogni giorno. E non c'è niente che vale una vita, niente, niente.

Ma chi non onora il suo ricordo è chi ha utilizzato e strumentalizzato le mie parole. Chi pensa certe cose è perché le può fare. Lo schifo che sento è proprio questo. Ma a Gabriele, con tutta l'umiltà di questo mondo, chiedo anche di vedere i tanti commenti che ci sono stati a seguito del mio pezzo che sono esattamente il contrario di quello che hanno voluto far passare. A Gabriele racconterò in privato anche le telefonate avute e il loro contenuto.
Un'ultima cosa, quest'articolo è stato scritto l'8 gennaio 2007 (sì nel 2007, 7 anni fa) e pubblicato su Il Romanista il giorno dopo, lo scorso 9 gennaio è stato semplicemente riproposto, così come era stato riproposto l'anno scorso proprio per quello che era riuscito a suscitare in chi lo aveva letto, In 7 anni nessuno aveva mai equivocato (e su Internet ha sempre girato). Nemmeno l'anno scorso nessuno aveva equivocato ed eravamo già nell'epoca dei sociale network: personalmente mi sono iscritto a Twitter proprio il 9 gennaio 2013 perché ci tenevo a quel pezzo... di cuore. E' stato il mio primo tweet (scusate, ma bisogna specificare anche certe cose). Nemmeno il 9 gennaio 2014 era successo niente. Sono passati 7 anni, tre pubblicazioni e quattro giorni prima che qualcuno si mettesse a tirare un termine e a stravolgere il senso di un pezzo che è chiaro dall'inizio alla fine. Che finisce con un Ti Amo. E' quello che ho cercato di scrivere. Ho sbagliato solo una cosa, a scrivere questa risposta, mi sarebbe dovuta bastare la coscienza, il pezzo che ho scritto e tanto affetto ricevuto in queste ore, ma l'ho fatto per Gabriele Paparelli e per tutti quelli che come me (in una forma certamente nemmeno paragonabile) sono vittime ancora di quella tragedia.

Torakiki

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La strumentalizzazione che fa del rapporto con Giorgio e Cristiano Sandri è forse ancor più disgustosa dell'articolo iniziale.

genesis

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Citazione di: Eagle78 il 13 Gen 2014, 01:09
L'ho scritto anche nel mio secondo libro, in un capitolo che si intitola "L'antilazialità spiegata a mio figlio".

Per me basta questo.

Dusk

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Alzo le mani. E' proprio inutile che mi ci arrabbio: è un cavolo di virus che si è diffuso e che piano piano si è disancorato da qualsiasi legame con lo sport.
Su una cosa c'hanno ragione, i romanisti: la asdroma è Altro, è uno Stile di Vita, tutti gli altri tifano, loro sono qualcosa di più .
E' maledettamente vero. E questa cosa è sfuggita totalmente al controllo della società in cui viviamo.

Amen.

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Eagle78

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Giancarlo Governi
Tonino, per me possiamo pure mettere un punto e basta a questa storia. Mi basta questa tua lettera accorata. Come ti ho detto al telefono, ti consiglio di pesare le parole e di farne un uso più oculato. "Le parole sono pietre" è il titolo di un libro di Carlo Levi" e chi scrive di argomenti così delicati deve pensare che sarà letto anche da chi su questi ha da tempo un nervo scoperto. Il web avrà tanti difetti ma è un mondo trasparente, dove credi di parlare a pochi ma sei ascoltato anche da chi non è previsto come ascoltatore. Ciò premesso, a me basta questa tua lettera accorata e sincera, per chiudere la questione. Ma non prima di averti esortato a unirti a tutte le persone di buona volontà che vogliono far rimanere la rivalità calcistica nell'ambito che le compete, nel rispetto umano di tutti.



Tonino Cagnucci
Giancarlo io non debbo unirmi, "io sono già unito". Se c'era una persona che non andava messa in mezzo su queste cose ero io, io ci campo con certi principi, io quell'intervista a Giorgio e Cristiano - ed è come ho scritto un esempio - ce l'ho incorniciata. I poster contro le scritte infamanti a Paparelli sono stati fatti poco tempo fa (fra l'altro ribadisco che questo è un articolo scritto e pubblicato 7 anni fa e ripubblicato questo 9 gennaio con un copia-incolla). Anche se è lungo, ti invito a leggere quel capitolo del libro che si chiama "Francesco". L'antilazialità (così come l'anti "romanistità") dev'essere una cosa verace, innocua e goliardica e nient'altro: quel capitolo l'ho scritto iniziando dalle parole della famiglia Sandri che mi ha onorato più volte della sua ospitalità. Che vuol dire mettere il punto? Non sono io che ho aperto il discorso. Il punto è che quel titolo ha girato sul web, e che qualsiasi sguardo superficiale e in cattiva fede lo conserverà. Sai meglio di me com'è la comunicazione, ne sei maestro. Ti ho seguito in passato, te l'ho detto (ti tralascio per rispetto alla tua intelligenza discorsi simil "ho tanti amici laziali" "stimo quello o quell'altro" perché sì mi sembrerebbero idioti e razzisti). Io non ho litigato con nessuno, io sono amareggiato, schifato e ferito perché quello che ho sempre praticato va esattamente nella direzione opposta rispetto a tutto quello che oggi mi sono visto venire addosso. Sul tifo, sul fatto di far rimanere la rivalità calcistica nell'ambito che le compete, ti invito anche a leggere il mio ultimo libro che non parla di Roma, pensa te. Si chiama "Il Grifone fragile" sottotitolo "Fabrizio De André storia di un tifoso del Genoa". Ci sono tanti interventi e manoscritti mai pubblicati prima di Faber sul suo amore per il calcio, c'è anche una testimonianza diretta di Dori Ghezzi che personalmente mi ha toccato molto. Proprio l'altro giorno sono stati 15 anni dalla morte di quello che ritengo il più grande poeta del Novecento. Mi piace stanotte mettere il punto con una sua frase "Io nel vedere quest'uomo che muore, madre io provo dolore, nella pietà che non cede al rancore, madre ho imparato l'amore".

coppadellealpi1971

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cosmo

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Nelle risposte a Giancarlo Governi emerge ancora di più la personalità malata di un essere disgustoso. Un'auto celebrazione continua: "Io ho fatto, questo"; "ti invito a leggere il mio libro"; un'auto incensazione di articoli incentrati su argomenti imbarazzanti (io con totti in sud, Soros, etc) che lui spaccia per inchieste degne del Pulitzer.
Ciò che dovrebbe essere considerato molto grave è questa imposizione di un mondo e di un modo di essere. Per carità ognuno ha le sue passioni e le sue fisse, ed è giusto farne una fanzine e pubblicarla. Ma le sovvenzioni che costoro ricevono sono inaccettabili.
Il modo di scrivere di cagnucci è altrettanto disgustoso ed è palesemente, volutamente offensivo oltre che pedante, adolescenziale, irritante.
Sono contento comunque che questo articolo stia girando e che qualche altra persona si stia rendendo conto di che razza di ripugnante personaggio sia questo Cagnucci.
Fosse anche una sola persona in più ad averlo capito, avremmo vinto.
Per chi lo inneggia, per chi da romanista fracico si gode la sua laida immunità, non ci sono più parole.
Non credo che sia nemmeno colpa loro ma di una sorta di sistema che li coccola.

Davy_Jones

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ogni parola che questo cagnucci scrive non fa che rendere meno chiara la situazione: piu' lo leggo, piu' mi incazzo e piu' lo vorrei incontrare per strada

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cosmo

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Complimenti a Giancarlo Governi per l'articolo e anche per il modo con cui, dopo, liquida signorilmente quel farneticante e disgustoso essere implume.
Come dice Dusk, siamo di fronte a un virus incontrollabile, e le vicende sportive sono diventate, nel corso degli anni, un banale corollario alle gravi imprese attuate fuori del rettangolo di gioco, con la complicità della capillare occupazione delle redazioni dei giornali, delle televisioni e delle radio.
Il danno prodotto dal 'romanistismo' è incalcolabile e non accenna a fermarsi, perché viene quotidianamente giustificato in nome di una ormai deformata e ridicola ragione goliardica.
Quando è cominciato tutto questo? Chi ne è responsabile?
In quale altra parte del mondo un'immagine così stereotipata del tifoso, un tifoso violento che gode nel prevaricare, è presente e costantemente alimentata?
Il romanistismo ha da tempo travalicato il contesto del campo verde e dello stadio; è diventato una sorta di strafottenza istituzionalizzata. L'arroganza al potere invece che la fantasia del celebre slogan. Nel silenzio di tutti (a parte noi) e, ancora più grave, nella compiacenza di tutti (sempre a parte noi).
Nelle società civili è normalmente vietata ogni forma di prevaricazione. Ma nel caso della roma,  la demonizzazione del cosiddetto branco lascia spazio alla celebrazione dello stesso e alla demonizzazione delle vittime. La ghettizzazione diventa quindi un valore, così come sono diventati dei valori la faziosità e la superficialità figlia dell'amore cieco, quell'amore che hai per una passione. L'essere di parte insomma. Che andrebbe bene se rimanesse confinata nel contesto di appartenenza.
Invece nel caso del tifo romanista, questi (dis)valori superano il confine del contesto e diventano  moda, cultura, modello di riferimento, sotto l'occhio compiacente di una maggioranza rumorosa e connivente.

Zoppo

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Citazione di: cosmo il 13 Gen 2014, 07:30
Nelle risposte a Giancarlo Governi emerge ancora di più la personalità malata di un essere disgustoso. Un'auto celebrazione continua: "Io ho fatto, questo"; "ti invito a leggere il mio libro"; un'auto incensazione di articoli incentrati su argomenti imbarazzanti (io con totti in sud, Soros, etc) che lui spaccia per inchieste degne del Pulitzer.

Assolutamente sì.
Leggete il mio libro, prendete questo, prendete quest'altro.
Ridicolo.

Secondo te sei stato mal interpretato? Chiedi scusa, mi dispiace, volevo dire solo questo. Stop. E sarei stato il primo a "difendere" la tua posizione.
Un uomo piccolo piccolo. Continua a mettere in mezzo suo figlio. Lascialo in pace, hai fatto una figura di merda oltre ad aver spiegato benissimo a tutti chi sei.
E lascia in pace i nostri. Fai il caxxo di favore...

hidalgo

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Errata Corrige:
"Errore all'Olimpico"
Ce ne scusiamo con gli affezionati lettori.


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anderz

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jp1900

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Citazione di: Zoppo il 13 Gen 2014, 08:41
Assolutamente sì.
Leggete il mio libro, prendete questo, prendete quest'altro.
Ridicolo.

Secondo te sei stato mal interpretato? Chiedi scusa, mi dispiace, volevo dire solo questo. Stop. E sarei stato il primo a "difendere" la tua posizione.
Un uomo piccolo piccolo. Continua a mettere in mezzo suo figlio. Lascialo in pace, hai fatto una figura di merda oltre ad aver spiegato benissimo a tutti chi sei.
E lascia in pace i nostri. Fai il caxxo di favore...
Avesse aggiunto anche "Chi ancora dopo tutto questo tempo inneggia alla morte di Paparelli non è un tifoso ma una persona di merda", sarebbe stato più credibile.

Neal

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Su Cagnucci non ho nulla da aggiungere.

Faccio invece un'altra riflessione.
Giangoverni può piacere o meno, ne avessimo però altri 10 come lui. Se ci fosse qualche altro personaggio pubblico, che ribatte colpo su colpo alle idiozie e alla propaganda giallorossa, il rapporto della nostra città con il calcio sarebbe più "normale".

porgascogne

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Citazione di: cosmo il 13 Gen 2014, 08:05
Il romanistismo ha da tempo travalicato il contesto del campo verde e dello stadio; è diventato una sorta di strafottenza istituzionalizzata. L'arroganza al potere invece che la fantasia del celebre slogan. Nel silenzio di tutti (a parte noi) e, ancora più grave, nella compiacenza di tutti (sempre a parte noi).
Nelle società civili è normalmente vietata ogni forma di prevaricazione. Ma nel caso della roma,  la demonizzazione del cosiddetto branco lascia spazio alla celebrazione dello stesso e alla demonizzazione delle vittime. La ghettizzazione diventa quindi un valore, così come sono diventati dei valori la faziosità e la superficialità figlia dell'amore cieco, quell'amore che hai per una passione. L'essere di parte insomma. Che andrebbe bene se rimanesse confinata nel contesto di appartenenza.
Invece nel caso del tifo romanista, questi (dis)valori superano il confine del contesto e diventano  moda, cultura, modello di riferimento, sotto l'occhio compiacente di una maggioranza rumorosa e connivente.

da questo discorso, io non terrei fuori un dato

l'omogenizzazione anzi, pardon, l'omologazione fra le tifoserie organizzate, in risposta ad una precisa strategia politica di conglobazione delle opposte fazioni sotto un'unica bandiera (nera, ma anche rossa, sarebbe stato lo stesso)
quello che voglio dire è che, nel tempo, l'infiltrazione di gruppi di estrema destra NELLE due curve romane ha portato ad una stagnazione, anche nei rapporti di forza fra chi vuole menare le mani
negli anni 70 ed 80 (stante anche la situazione sociopolitica), l'opposizione fra la nord (fascista) e la sud (rossa) ha portato a scontri, divisioni, cacce all'uomo che sono state da humus per un'azione PIANIFICATA, STUDIATA, STRATEGICAMENTE MESSA IN ATTO e COPERTA come quella che portò alla morte di Vincenzo Paparelli
in tutti gli anni 90 e 2000, invece, le due curve romane sono state ripulite dalle frange più libere del tifo, depurate dagli estremismi di sinistra ed hanno visto sostituire il substrato popolano di sinistra con quello, sempre popolano, ma che scontava il cambiamento delle periferie da rosse a nere (basta guardare i voti espressi da quartieri un tempo roccaforte del PCI, una volta che il partito si è imborghesito ed ha lasciato le periferie alla destra sociale)
non voglio dire, e sarei un folle a farlo, che le aggressioni non esistano più: ci sono fior di netter che sono capitati in mezzo alle aggressioni di ponte milvio, da parte dei bastardi giallorossi
solo che, rispetto a quello che avveniva negli anni 70 ed 80, oggi non si risponde più colpo su colpo, non si restituisce lo schiaffo dandone due, i gruppi della nord hanno sodali nella sud, con loro casomai si aggrediscono le ff.oo. o qualche manifestazione di studenti medi o si attacca un pub dove si possono trovare ebrei o inglesi

a questo punto, e so di dire una cosa più grossa di me e ragionare per paradossi, io vedo una strategia ANCHE in questo

negli anni 70 ed 80 era NORMALE che a roma si pensasse, a vari livelli (dal mercato rionale all'aula di tribunale) che ammazzare un Laziale non fosse un reato: ce l'hanno cantato in faccia per 20 anni
a quei canti, ognuno rispondeva come poteva e doveva: a roma volavano pizze, no carezze
ed il tifoso Laziale, seppure sbeffeggiato nei cori, veniva temuto de visu
molto temuto

così, vuoi perchè il clima politico pian piano cambiava, vuoi perché su qualche tavolo si è pensato di dare un'unica connotazione alle curve italiane (non solo romane), l'infiltrazione fascista omologante si è impadronita sia della nord (e ce voleva poco, ma prima dovevi sfanculare gli ES, che erano apolitici) che della sud (qui hanno lavorato più a lungo, arrivando a trasformare addirittura i fedayn)

ad oggi, quindi, l'onore (parola terribile) dei Laziali NON E' PIU' difeso da nessuno se non da Laziali sciolti e da siti come questo
la società, spersonalizzata e delazializzata, non mette bocca su NULLA che riguardi il buon nome dei singoli tifosi
i gruppi organizzati oramai trovano anche difficoltà a ribattere o controbattere (se non con goliardici stricioni o con opere d'arte di difficile comprensione) ai nemiciamici giallorossi: non sia mai che si colpisca un altro affiliato, come te, a casapound o albadorata

nel mezzo, noi Laziali NORMALI
che dobbiamo leggere questo vomito di scimmia su un quotidiano pagato da TUTTI noi a firma cagnucci che, di fatto, cerca di riportare (e lo fa con TUTTI gli articoli che scrive: il sesso con la Lazio, questo, ma anche altri) lo scontro a quando ammazzare un Laziale non contava nulla
a quando era solo un errore (peraltro, ben pianificato)
e che dobbiamo, coperti dall'estremo imbarazzo dei ns gruppi di curva nord, subire anche vigliacche aggressioni solo per il fatto di portare una sciarpa o passare per un ponte sbagliato o avere un adesivo sull'auto
imbarazzo che, ripeto, nasce dalla contiguità, dall'omologazione, dalla complicità e da una connessione di interessi extracalcistici fra chi si crede fascista più fascista dei fascisti e relega i Laziali a cittadini di serie b a roma, nella loro città

questi guerrieri della nord, che oramai vivono in una riserva tutta piena di odio per lotito ma vuota, oramai, della difesa della Lazio, non si rendono conto neanche del danno duplice, triplice, quadruplo, che fanno alla Lazio stessa

almeno, una volta, ai tempi rimpianti da TC, ai tempi del cucs, uno come lui avrebbe dovuto dormire molto preoccupato
molto

oggi, invece, scrive oscenità simili e panegirici su una manica di delinquenti (fra cui uno che meriterebbe un esodo Laziale come a Napoli per pisciargli sulla tomba), e per giunta lo fa su un giornale pagato, in parte dagli stessi Laziali

anche quelli che oramai non si indignano più ma magari pensano ad una nuova, spettacolare, coreografia

leomeddix

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Citazione di: porgascogne il 13 Gen 2014, 09:46
da questo discorso, io non terrei fuori un dato

l'omogenizzazione anzi, pardon, l'omologazione fra le tifoserie organizzate, in risposta ad una precisa strategia politica di conglobazione delle opposte fazioni sotto un'unica bandiera (nera, ma anche rossa, sarebbe stato lo stesso)
quello che voglio dire è che, nel tempo, l'infiltrazione di gruppi di estrema destra NELLE due curve romane ha portato ad una stagnazione, anche nei rapporti di forza fra chi vuole menare le mani
negli anni 70 ed 80 (stante anche la situazione sociopolitica), l'opposizione fra la nord (fascista) e la sud (rossa) ha portato a scontri, divisioni, cacce all'uomo che sono state da humus per un'azione PIANIFICATA, STUDIATA, STRATEGICAMENTE MESSA IN ATTO e COPERTA come quella che portò alla morte di Vincenzo Paparelli
in tutti gli anni 90 e 2000, invece, le due curve romane sono state ripulite dalle frange più libere del tifo, depurate dagli estremismi di sinistra ed hanno visto sostituire il substrato popolano di sinistra con quello, sempre popolano, ma che scontava il cambiamento delle periferie da rosse a nere (basta guardare i voti espressi da quartieri un tempo roccaforte del PCI, una volta che il partito si è imborghesito ed ha lasciato le periferie alla destra sociale)
non voglio dire, e sarei un folle a farlo, che le aggressioni non esistano più: ci sono fior di netter che sono capitati in mezzo alle aggressioni di ponte milvio, da parte dei bastardi giallorossi
solo che, rispetto a quello che avveniva negli anni 70 ed 80, oggi non si risponde più colpo su colpo, non si restituisce lo schiaffo dandone due, i gruppi della nord hanno sodali nella sud, con loro casomai si aggrediscono le ff.oo. o qualche manifestazione di studenti medi o si attacca un pub dove si possono trovare ebrei o inglesi

a questo punto, e so di dire una cosa più grossa di me e ragionare per paradossi, io vedo una strategia ANCHE in questo

negli anni 70 ed 80 era NORMALE che a roma si pensasse, a vari livelli (dal mercato rionale all'aula di tribunale) che ammazzare un Laziale non fosse un reato: ce l'hanno cantato in faccia per 20 anni
a quei canti, ognuno rispondeva come poteva e doveva: a roma volavano pizze, no carezze
ed il tifoso Laziale, seppure sbeffeggiato nei cori, veniva temuto de visu
molto temuto

così, vuoi perchè il clima politico pian piano cambiava, vuoi perché su qualche tavolo si è pensato di dare un'unica connotazione alle curve italiane (non solo romane), l'infiltrazione fascista omologante si è impadronita sia della nord (e ce voleva poco, ma prima dovevi sfanculare gli ES, che erano apolitici) che della sud (qui hanno lavorato più a lungo, arrivando a trasformare addirittura i fedayn)

ad oggi, quindi, l'onore (parola terribile) dei Laziali NON E' PIU' difeso da nessuno se non da Laziali sciolti e da siti come questo
la società, spersonalizzata e delazializzata, non mette bocca su NULLA che riguardi il buon nome dei singoli tifosi
i gruppi organizzati oramai trovano anche difficoltà a ribattere o controbattere (se non con goliardici stricioni o con opere d'arte di difficile comprensione) ai nemiciamici giallorossi: non sia mai che si colpisca un altro affiliato, come te, a casapound o albadorata

nel mezzo, noi Laziali NORMALI
che dobbiamo leggere questo vomito di scimmia su un quotidiano pagato da TUTTI noi a firma cagnucci che, di fatto, cerca di riportare (e lo fa con TUTTI gli articoli che scrive: il sesso con la Lazio, questo, ma anche altri) lo scontro a quando ammazzare un Laziale non contava nulla
a quando era solo un errore (peraltro, ben pianificato)
e che dobbiamo, coperti dall'estremo imbarazzo dei ns gruppi di curva nord, subire anche vigliacche aggressioni solo per il fatto di portare una sciarpa o passare per un ponte sbagliato o avere un adesivo sull'auto
imbarazzo che, ripeto, nasce dalla contiguità, dall'omologazione, dalla complicità e da una connessione di interessi extracalcistici fra chi si crede fascista più fascista dei fascisti e relega i Laziali a cittadini di serie b a roma, nella loro città

questi guerrieri della nord, che oramai vivono in una riserva tutta piena di odio per lotito ma vuota, oramai, della difesa della Lazio, non si rendono conto neanche del danno duplice, triplice, quadruplo, che fanno alla Lazio stessa

almeno, una volta, ai tempi rimpianti da TC, ai tempi del cucs, uno come lui avrebbe dovuto dormire molto preoccupato
molto

oggi, invece, scrive oscenità simili e panegirici su una manica di delinquenti (fra cui uno che meriterebbe un esodo Laziale come a Napoli per pisciargli sulla tomba), e per giunta lo fa su un giornale pagato, in parte dagli stessi Laziali

anche quelli che oramai non si indignano più ma magari pensano ad una nuova, spettacolare, coreografia
grazie Porga, post come questo mi rendono orgoglioso di stare qua.

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- Sostiene che in questa passaggio

"Il Commando Ultrà ha vissuto soprattutto in questo. Anche la morte, il rispetto: 28 ottobre 1979, maledetto. Con la Curva che cantava ancora e non sapeva cos'era successo: Vincenzo Paparelli, il dramma, l'errore che non doveva mai verificarsi. Il dolore. Un altro tipo di rabbia. Un'altra volta il mondo che cambia, ma stavolta non doveva farlo. TZigano, pure il suo dramma. Non c'è più nemmeno lui. Nemmeno Geppo, nemmeno Roberto. Onore a chi ci ha lasciato con la Roma nel cuore."

non tributa onori a tzigano. Ci voglio credere però imparasse a scrivere.



- Sostiene che poteva non parlare di quella tragedia, certo che poteva farlo, ma se lo fai in un articolo in cui racconti dell'anima degli ur non puoi non menzionare anni e anni di "Vincenzo Paparelli è stato uno sbaglio, Eagles' Supporters il prossimo bersaglio.", di "Cucu... Paparelli non c'è più", di "Ma quale polizia ma quali manganelli 10-100-1000 Paparelli.". Se non lo fai, non stupirti se poi ti si da dell'omertoso.

(mi scuso con la famiglia di Vincenzo per aver riportato certe ignomie)




- Voleva pubblicità per i sui "libri", l'ha avuta, poro ciccio...

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