Niente lezioni di stile, ricordate il '73L'assedio è cominciato. Si sente il tam-tam. Si sente e si legge. Il mondo mediatico di stampo giallorosso è tutto preso dalla madre di tutte le illazioni: la Lazio sabato farà vincere la Juventus, perché ha paura che la Roma vinca lo scudetto. I tifosi biancocelesti questo vogliono, anzi questo pretendono. La bolla si sta già gonfiando, i giornali ne scrivono, ridondanti di luoghi comuni. Richiamando l'"oh nooo", lo striscione-sfottò del 2 maggio del 2010, quando all'Olimpico scese l'Inter di Mourinho che lottava con la Roma per il tricolore. E che vinse, naturalmente. Un 2-0 senza ombre. Perché aveva il doppio dei punti della Lazio di Reja, una forza intrinseca eccezionale (il mercoledì successivo avrebbe disputato e vinto la finale Champions e poi centrato il triplete), motivazioni da vendere. Mentre i biancocelesti avevano fin lì perso otto partite casalinghe e presentavano nella contesa il peggiore rendimento interno della serie A con soli 18 punti. Si cercò di far passare da resa una sconfitta già scritta dal campo.
Ma la storia si ripete, perché è comodo farlo. Con alcune ulteriori sostanziali differenze: la Roma attuale è a otto lunghezze dalla Juventus, insomma il duello tra le due è molto virtuale; siamo a gennaio e tante chiacchiere fanno ridere, c'è tutto un girone di ritorno in ballo; i bianconeri hanno 28 punti più della Lazio, l'hanno dunque più che doppiata oltre ad averle rifilato quattro gol in Supercoppa e altrettanti a Torino. Sulla carta non ci sarebbe match, ma ecco che i soliti manovratori cominciano a far girare voce che la sconfitta di Hernanes e compagni sarebbe, diciamo così, accolta con benevolenza da una buona parte dei loro tifosi. Niente di più falso, perché la Lazio deve pensare a se stessa, all'Europa, più vicina di quanto non sia il tricolore per i giallorossi. Mai come in questo momento alla Roma non ci pensa nessuno...
La verità è che il 26 maggio ha lasciato strascichi dolorosi e insani impeti di vendetta in casa giallorossa. Il tentativo è quello di far passare i rivali cittadini per antisportivi: figuriamoci, con la tradizione che hanno la Lazio e le sessanta sezioni della sua Polisportiva, il tentativo è maldestro.
In genere, poi, chi sospetta è perché sa come si fa. La Sensi che invocava la sparizione della Lazio dal firmamento calcistico, che se lo augurava pubblicamente per compiacere i propri tifosi, è triste storia recente. Quanto al campo, maestra di cerimonie fu proprio la Roma del '73, che si fece rimontare e battere dalla Juventus all'Olimpico proprio per impedire che la Lazio vincesse lo scudetto. Quarant'anni fa, nessuno dimentica perché il grande inciucio resta quello. Ultima giornata: Milan in testa, Juventus e Lazio a un punto (due punti e non tre a vittoria). Milan a picco nella fatal Verona già nel primo tempo, bianconeri sotto 1-0 all'intervallo, Lazio ferma sullo 0-0 a Napoli: a 45 minuti dalla fine del campionato sarebbe stato spareggio Milan-Lazio. Ma, chissà, i biancocelesti avrebbero pure potuto vincere a Napoli e acciuffare il tricolore. E allora, sapientemente ispirata dai suoi tifosi, la Roma prese a scansarsi, si fece raggiungere in avvio di ripresa da Altafini e battere da una conclusione di Cuccureddu senza contrasto alcuno. Quello sì uno scandalo vero, una rinuncia decisiva, un comportamento altamente antisportivo. La Lazio, nel tentativo di vincere, avrebbe poi perso al San Paolo nei minuti finali ma di fatto la Roma regalò il titolo alla Juve: avesse almeno pareggiato ci sarebbe stato uno spareggio tra Milan e Juventus.
Andatevi a rivedere i filmati del gol di Cuccureddu. E qualcuno si rilegga la Storia prima di avventurarsi in illazioni vuote. O, peggio, in lezioni di stile.
Vincenzo Cerracchiohttp://www.laziopolis.it/niente-lezioni-di-stile-ricordate-il-73.aspx