http://www.laziopolis.it/postiga-il-pescatore-i-gol-prima-il-gioco-di-squadra.aspxPostiga il pescatore: "I gol? Prima il gioco di squadra"
La storia del ragazzo che vinse tutto col Porto e fece il cucchiaio all'Inghilterra
Aveva sette anni, Heldér. E un giorno tornò a casa con mille cesti di sardine. "Andammo in mare con mio padre - racconta oggi Postiga - e trascorremmo una di quelle giornate memorabili. Riempimmo la barca di pesci". Una pesca miracolosa, è il caso di dirlo. "Sarei stato pescatore anch'io, come mio papà. Da noi non ci sono molte opzioni. Poi il calcio mi ha chiamato. E pure mio fratello ha seguito questa strada". Il calcio che gli ha fatto girare il mondo: dal distretto di Varzim, sopra Porto, fino a Londra, Atene, naturalmente Lisbona, poi Saragozza, Valencia. Ora Roma, dove sbarcherà domani per le visite mediche e per firmare il contratto: prestito con diritto di riscatto a 3,5 milioni, stipendio residuo per lui 900.000 euro fino a giugno.
Vila do Conde, la città del Conte: qui 31 anni e mezzo fa, il 2 agosto, sull'Oceano Atlantico, è nato il (probabile) prossimo attaccante della Lazio. Eccolo, l'ultimo salto del pescatore. Pescatore o "postino" come lo chiamarono i tifosi del Tottenham, forse non troppo soddisfatti delle prestazioni di quel ragazzo di 21 anni che aveva appena vinto coppa Uefa, scudetto, Coppa e Supercoppa con il Porto: "Pensavo fosse il momento giusto per partire. L'occasione era troppo ghiotta, ma a Londra trovai una realtà totalmente diversa, in termini di stabilità. Dopo sei giornate cambiarono allenatore, venne Platt che non mi vedeva molto. Quando si è giovani non è l'adattamento al gioco l'ostacolo più difficile ma a ciò che lo circonda. È stata dura adattarsi alla vita inglese".
Il ragazzo d'oro è partito con il piede sbagliato: considerato un supponente, un ribelle. Troppo presto nel grande calcio: "E' vero. Di errori ne ho commessi ma poi sono cambiato totalmente e la famiglia, essere diventato papà, mi ha fatto cambiare. A Porto, per esempio, so che ci sono molti che mi amano e altrettanti che mi odiano. Sono quelli che ancora mi chiamano arrogante e presuntuoso. A mio fratello Joseph, che gioca nello Sporting, ho già dato consigli, gli ho detto che la vita di un calciatore non è così facile. Io non sono mai uscito di sabato dai 12 ai 18 anni, ho perso i miei amici di Vila do Conde, non sono stato presente accanto ai miei genitori. A 15 anni ho smesso di studiare: ho perso l'anno per via delle assenze, andai agli Europei under 16 nella Repubblica Ceca. Di notte aiutavo mio padre a preparare le reti per la pesca".
Tutti si chiedono quale sia il suo ruolo naturale: punta pura o in appoggio. "Per me è indifferente. Dicono che io sia un centravanti poco egoista ma fa parte del mio gioco. Penso che siamo più forti insieme che da singoli: conta la squadra, remare tutti insieme", ha sempre detto nelle varie interviste ai quotidiani portoghesi e spagnoli. "Quello che mi aiuta molto è sempre stato l'appoggio del pubblico. Il calcio è un sogno. Devi avere sempre la voglia di sognare di vincere titoli. Dovrei segnare di più? Ci provo sempre, lo so che per molti conta solo questo". Per Postiga conta anche molto l'amicizia. Quella con Fabio Faria, per esempio, costretto a smettere di giocare a causa di motivi di salute. "Lui è una forza della natura, era nazionale giovanile con me. Improvvisamente lo vedi fragile. Sono eventi che ti fanno riflettere: ai giovani dico che bisogna giocare e studiare allo stesso tempo, non si può dipendere solo dal calcio".
Heldèr è nella storia di Euro 2004 per il rigore alla Panenka, il famoso scavetto, segnato all'Inghilterra: "Non lo dimenticherò mai. Per me fu normale, a quell'età ero irresponsabile. Oggi alcune delle decisioni che ho preso da giovane non le ripeterei. Quella almeno andò bene". Il miglior giocatore del mondo? "Cristiano Ronaldo al cento per cento, è fantastico con record incredibili, sia in nazionale che nei club". Aveva un idolo nel calcio? "Sì, l'olandese Marco van Basten". La squadra del cuore? "Quella dove gioco. E il Varzim". Il dopo? "Sono orgoglioso di quello che ho realizzato. Vorrei terminare la carriera in un campionato importante". Accontentato.
Vincenzo Cerracchio
da
www.laziopolis.it il giornale web biancoceleste