finale True Detective (spoiler)

Aperto da V., 15 Mar 2014, 14:42

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V.

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PILØ

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Anche se il protagonista sembra Rust, il vero dramma è quello di Marty.
Ci sono tanti indizi che fanno capire che la figlia, quella più problematica che diventa pittrice, è stata vittima di quello stesso giro di pedofili a cui lui dava la caccia, ma lui non si è mai accorto di nulla.

Zanzalf

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Citazione di: PILØ il 15 Mar 2014, 15:13
Anche se il protagonista sembra Rust, il vero dramma è quello di Marty.
Ci sono tanti indizi che fanno capire che la figlia, quella più problematica che diventa pittrice, è stata vittima di quello stesso giro di pedofili a cui lui dava la caccia, ma lui non si è mai accorto di nulla.

Oddio! Quali indizi?
Comunque due personaggi pazzeschi entrambi.
Forse calano un po sul fanale, quando il "lieto fine" li trasforma in positivo. Della serie ce piacciono solo quando sono maledetti ...

Dusk

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Citazione di: PILØ il 15 Mar 2014, 15:13
Anche se il protagonista sembra Rust, il vero dramma è quello di Marty.
Ci sono tanti indizi che fanno capire che la figlia, quella più problematica che diventa pittrice, è stata vittima di quello stesso giro di pedofili a cui lui dava la caccia, ma lui non si è mai accorto di nulla.

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PILØ

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Disposizione delle bambole nella sua cameretta





Disegni per cui viene ripresa a scuola e vengono convocati i genitori





La spirale dipinta sulle vittime tra i disegni appesi al muro





Quando diventa grande comincia a dipingere. In uno dei suoi quadri si vedono le "stelle nere"







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ora ricollego cose che avevo letto di fretta in rete...

Daniela

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Aho io non l'ho ancora iniziato e voi già state al finale  :o??

Vade retro  :^^!!!!



Dusk

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La serie tv, firmata da Cary Fukunaga, con protagonisti il neo-premio Oscar Matthew McConaughey e Woody Harrelson, riscrive la storia del piccolo schermo[/size]

di Gianmaria Tammaro - 13 marzo 2014
Era il 2011 e Paolo Sorrentino faceva il giro delle televisioni per promuovere il suo nuovo film, This Must be the Place. Sorvolando sulla storia, gli attori e il successo di questa pellicola, c'è una cosa che Sorrentino disse e che, ora come ora, può tornarci utile: «Nel mio mondo ideale i film non dovrebbero più prevedere le trame. Dovrebbero semplicemente raccontare a tutto tondo i personaggi». E da Sorrentino e dai suoi film questa cosa, senza nemmeno forzarla più di tanto, può adattarsi benissimo anche alle nuove produzioni americane: ai lungometraggi e alle serie tv.

Un esempio su tutti è rappresentato da True Detective, il serial mandato in onda dalla HBO che in questi giorni ha fatto parlare tantissimo, dall'America all'Italia e dall'Italia al resto del mondo, di sé. È una serie tv innovativa e – capolavoro o no – è una serie tv di successo. Ci sono alcune cose, alcune trovate, che l'hanno resa semplicemente indimenticabile: un cult vecchio stile, costruito puntata per puntata, battuta dopo battuta con personaggi definiti e una storia che, proprio come nell'utopia di Sorrentino, funge da spunto e basta. Non è la trama la protagonista, ma il personaggio. Puro e semplice. Con i suoi difetti, le sue capacità e i suoi limiti. Definita dal suo stesso creatore Nic Pizzolatto un'antologia visiva, True Detective trova anche nella regia – firmata da Cary Fukunaga – un punto di forza.


Nel corso di otto puntate abbiamo fatto la conoscenza di Rust e Martin, due detective – due veri detective – che si ritrovano a lavorare insieme quasi per caso: niente cliché sui partner amici-fratelli; niente luogo comune della polizia cameratesca e patriottica; i due si odiano e a momenti si ammazzano. L'unica cosa che li può tenere buoni è il loro lavoro: il serial killer a cui, dopo oltre 20 anni, continuano a dare la caccia. Prima con il distintivo appuntato alla cintura, poi come semplici investigatori privati. Come abbiamo già detto, la trama qui fa solo da spunto: si sa già, prima ancora dell'ultimo episodio, come andrà a finire. Non c'è il massacrante tentativo di tenere il pubblico sulle spine; non c'è una caccia a un mostro spaventoso che si è sempre nascosto alla luce del sole.

Abbiamo solo Rust e Martin – Rust e Martin che guidano verso il tramonto, Rust e Martin che litigano, Rust e Martin con o senza capelli, i baffi e la barba. La serie è ambientata (quasi) ai giorni nostri e i nostri due eroi sono ormai vecchi, non lavorano più insieme, appesantiti e ubriachi. Rust è un perfezionista, vive nel passato; ha il dubbio – costante e disturbante – di aver fallito. Martin, con una ex-moglie e due figlie alle spalle, vive alla giornata, più pulito e sobrio di quanto fosse mai stato. I due, rimessi insieme dalla polizia che sta investigando proprio sui loro vecchi casi, si rincontrano. Succede solo nella sesta puntata. Eppure è come se già li conoscessimo a fondo: quelli che abbiamo visto, raccontati da Rust e Martin, sono loro – le loro ombre del passato, a caccia di mostri e di assassini, sulla soglia della tana del Bianconiglio senza nemmeno saperlo. Rust sospetta – è lui, tra i due, quello con l'indole istintiva del vero investigatore. E Martin, alla fine, si piega. Indagano, trovano, si disperano: un serial killer di bambini; uno stupratore, un mostro, un pedofilo. Ma anche questo è solo sfondo: la cornice di un quadro più grande. Un quadro che, senza esagerare, possiamo intitolare «la continua lotta tra il bene e il male».

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Come finisce la serie, tra le parole di Rust e il silenzio della notte, è solo un altro, necessario passaggio: nessuna forzatura, tutto fila liscio come l'olio. Perché nella mente di Pizzolatto, come nella regia di Fukunaga, è tutto già scritto. E le cose devono andare a posto da sole, quasi naturalmente. Lo spettatore può solo assistere impotentemente: davanti alla tragedia come davanti al successo. È un racconto intenso, appassionante. Un racconto che in alcuni momenti vorresti non finisse più: alla fine, durante l'ultima scena, ti dispiace quasi di lasciare Rust e Martin. Perché li conosci, gli vuoi bene, hai passato quello che hanno passato loro. Forse meno direttamente, meno bruscamente per via della tv, dello schermo, dello spazio tra te e le immagini, ma le battute, gli interpreti, la camera hanno fatto di tutto per portarti lì, in Louisiana, tra riti satanici, Re gialli e idoli di legno; e renderti partecipe.

Dietro i due detective ci sono due attori di talento e di spessore: a lungo sottovalutati e ora, finalmente, riconosciuti per la loro bravura. Stiamo parlando del neo-premio Oscar Matthew McConaughey e di Woody Harrelson, due che si conoscevano già. «E poi amo Matthew, è mio fratello, è una persona eccezionale», ha detto Harrelson durante un'intervista. Al primo posto per entrambi gli interpreti c'è la qualità: la qualità dello script scritto da Pizzolatto, del canale, della regia, dei loro colleghi coinvolti. «Al tempo cercavo la qualità, non mi interessa che sia in tv», parola di Matthew McConaughey. All right, all right, all right. Tra i due, forse per via dell'Oscar vinto, il più apprezzato dal grande pubblico è McConaughey: ce lo ricordiamo ancora tutti mentre, in giacca e cravatta, seduto di fronte ad un attonito Leonardo DiCaprio, prende a battersi il pugno sul petto e a canticchiare. Questo è Wolf of Wall Street e la statuetta d'oro l'ha ricevuta per Dallas Buyers Club, altro film girato più o meno nello stesso periodo. In True Detective, però, la cosa più difficile è non apparire. Harrelson è la spalla perfetta, il tipico sbirro americano di quartiere: geniale quel tanto che basta per fare carriera, dall'animo sensibile e con una passione per le donne e per il bere. Insieme, i due fanno scintille: si completano benché, per alcuni tratti, si assomiglino. E questo è, inutile negarlo, un altro punto a favore della serie.


Per inquadrare la regia di Fukunaga basta ricordare una scena: una di cui tutti, volenti o no, hanno parlato. Stiamo parlando della sequenza in cui Rust, tornato sotto copertura, tra sparatorie e inseguimenti, cattura uno dei suoi ex-compari per scoprire qualcosa di più sul serial killer che lui e Martin stanno cercando. Sei minuti lunghi, intensi, da manuale. Qualcuno ha parlato – forse a torto, forse a ragione – di citazionismo spudorato a GTA, il famoso gioco della Rockstar. Qualcun altro, forse più sapientemente, ha messo in conto che tutto, dall'inizio alla fine delle riprese di questa scena, è stato organizzato a tavolino per prendere un altro po' di quel pop che certe volte aiuta nella scalata, ardua e perigliosa, verso il successo. Tanto di cappello, Mr. Fukunaga. E tanto di cappello a Pizzolatto, sempre e comunque, che anche in questa scelta ci ha visto lungo.

Sulla bilancia al momento abbiamo tre elementi: sceneggiatura, interpreti e regia. E ne manca ancora uno: la musica. Ogni scena diventa semplicemente indimenticabile grazie alla canzone, o alle note, che l'accompagnano. La musica porta la firma di T. Bone Burnett. The Handsome Family, Cliff The Duke, 13th Floor Elevator, Melvins, Sleep: potremmo continuare veramente per ore ed ore. Anche presi così, singolarmente, questi artisti rappresentano dei veri e propri pezzi di storia e potrebbero bastare da soli per raccontare le avventure di Rust e Martin. Dovendo scegliere un brano, vi consigliamo The Angry River, The Hat feat. Father John Misty & S.I. Istwa: è la canzone che chiude la serie e che mette fine al monologo, sussurrato, di Rust. Signore e signori, il cult è servito.

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vaz

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Che dire di questo capolavoro?
Per me una serie stupenda, dall'inizio alla fine.
McCarthy messo in tv, dove tutto è stridente e quasi 'fastidioso' (a cominciare dal nome di uno dei protagonisti); dove i due personaggi principali sono allo stesso tempo il bianco vs il nero di sunset limited o suttree. Che alla fine, nella sconfitta della loro vita riescono a vedere una speranza (forse).
E, forse troppo audacemente, ci vedo una leggera allegoria dantesca finale (e quindi uscimmo a riveder le stelle).
Chapeau.

irisheagle

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Finito l'ultimo episodio venerdì.Stupendo. L'attore che fa Rust è straordinario.  Non avevo assolutamente pensato alla figlia di Marty come possibile vittima.Gli indizi ci sono tutti ma nel modus operandi della setta le vittime non sopravvivono mai.Poi si tratta comunque di scuole e location diverse no?indizi interessanti comunque.

V.

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però è realistico pensare che alcuni muri di 'indifferenza o di scetticismo naturale o di distrazione non vengono demoliti e quella questione lì, della figlia di marty, rimane in sospeso.
è un bel monito per tutti, su quel pericolo.

Dissi

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è già pronta la seconda stagione :DD


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