http://www.laziopolis.it/dai-pap%C3%A0-andiamo-stavolta-ti-porto-io.aspxDai papà, andiamo.
Lo so che lo stadio non ti piace più ma stavolta è un'occasione speciale.
Non c'è il derby, so che ti agita troppo quindi non te lo avrei neanche proposto. E non giochiamo alcuna finale, alcuna partita che valga tre punti, l'Europa o un titolo. C'è solo una bella festa. E non è neanche di domenica, e di lunedì sera.
I biglietti li ho già presi io e ti prometto che staremo vicini, non come altre volte quando il software dei punti vendita ha autonomamente deciso di sbatterci su file differenti. E sembra non serva neanche la tessera del tifoso, forse non sanno quanto puoi essere pericoloso a 74 anni.
Già 74, proprio questo numero andiamo a festeggiare.
Quel giorno io di anni ne avevo solo tre, di quel 12 maggio di quaranta anni fa ricordo poco, solo un mare di colori biancocelesti sventolarmi intorno, ma ricordo perfettamente la tua gioia.
E da quel giorno ho cominciato a sognare di provarla anche io quella tua gioia. Avevo imparato anche a memoria la canzone che mettevi sempre nel giradischi: "Forza Lazio biancazzurra tu nun devi avè paura perché adesso noi piagnemo solo de felicità..."
Mi hai portato per la prima volta allo stadio nel 1977, erano anni pericolosi, di botte e di spari, ma ad un figlio che ti assilla per vivere la partita all'Olimpico non si può dire di no in eterno. Lazio-Napoli quel giorno finì 1-1 e al gol di Garlaschelli mi misi a piangere perché per il boato e l'esultanza dei tifosi non ti trovavo più.
E pochi anni dopo a piangere eri tu, per la rabbia, quando per il calcioscommesse ci hanno mandato in B: era una cosa che non capivo, e forse tu non me la volevi spiegare per non disilludere tuo figlio.
Non riesco a contare tutte le altre volte che mi hai portato allo stadio. Era sempre un viaggio. Da San Pietro a Piazzale Clodio con il 31 e poi da lì a piedi fino alla curva. Con la pioggia, con il sole, in tutte le stagioni, o si pranzava a casa molto presto perché i posti non erano numerati o ci si portava un panino. All'intervallo poi mentre tu ti prendevi un Borghetti a me compravi sempre quelle bibite che vendevano dentro le buste di alluminio. Stavolta sarà più comodo, ti passo a prendere io con lo scooter, non dobbiamo fare nessuna lunga camminata e i posti sono numerati.
Ti ricordi quel Lazio-Ascoli del 1980? Perdemmo 1-0 ma tutto lo stadio applaudiva Pulici che giocava con l'Ascoli. Pensa, lunedì sera ci sarà anche lui. E con lui tutti gli eroi di quel primo memorabile scudetto. Purtroppo alcuni non ci sono più: Maestrelli, Frustalupi, Re Cecconi, Chinaglia. Ma ci saranno i loro figli, la festa si chiama infatti "Di padre in figlio".
E non ci saranno solo loro. Per l'occasione torneranno a Roma in tantissimi, dai ragazzi del meno nove a quelli dello scudetto del 2000. Che meraviglia quel 14 maggio del 2000: tutti a centrocampo sotto un sole cocente ad aspettare il fischio finale da una Perugia inondata di acqua santa.
Anche quella volta al boato finale ti avevo perso. Dal centrocampo eri finito sotto la Tevere per ritagliarti un pezzetto di prato da portare a casa.
Luca Spaghetti