Addirittura su max
André Dias è uno dei difensori più forti del campionato. E pensare che da ragazzino dicevano che era scarso. E che fino a cinque anni fa non aveva un lira
La scoperta della lentezza. André Dias è uno dei migliori difensori del campionato italiano. A 31 anni suonati. Eppure la storia doveva apparire diversa per uno che in una squadra ci è arrivato solo da maggiorenne. Di più, dopo una serie di "prego si accomodi" ingeriti ai provini di qualche club dell'ABC Paulista, fa il suo esordio nel Paranà a 20 anni. Ruolo? Difensore, alto e... lento.
Solo alla firma con la squadra di Curitiba, André Dias lascia i mille lavoretti che servivano per aggiungere companatico a pranzo e cena: mai più cameriere o commesso: cosa conta che per andare all'allenamento ci si deve fare più di un'ora di cammino? Lascia la città del sud solo per la grande occasione di vestire la maglia del Flamengo, la squadra dei sogni di un brasiliano su tre. Potenziale. Alla Gavea, quartiere generale del Mengo, non hanno una lira, si procede per bonifici, esigui, a date casuali. André e la moglie Andrea stringono la cinghia. Le prestazioni in campo, ovviamente, non sono memorabili: lascia Rio, gira un po' per squadre minori del Brasileirao fino a giungere al San Paolo, dove diventa finalmente grande.
In ritardo, ma grande: tre titoli consecutivi da protagonista, anche una convocazione in nazionale. Poi, sull'orlo dei 30 anni la chiamata in Europa. A gennaio c'è la Lazio che l'attende. Andre Dias nella Capitale parte, ovviamente, piano. Ballardini lo fa giocare da mezzo infortunato, Edi Reja fuori ruolo. Poi una notte di un derby Stendardo si infortuna e per necessità André lo sostituisce al centro della difesa a tre, la stessa posizione occupata per anni al Morumbi. Da lì è una discesa, la convinzione arriva, la fiducia dell'ambiente anche. E oggi si guarda tutti dall'alto. Basta aspettare.
Carlo Pizzigoni
http://max.rcs.it/sport/sport-news/11-2010/meglio-tardi-che-mai-20577894265.shtml