Berlinguer (W. Veltroni)

Aperto da Nanni, 10 Apr 2014, 12:29

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Nanni

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Sono andato a vedere il (bel) documentario di Ualter Ueltroni dedicato a Enrico Berlinguer.

Figura colossale, un gigante assoluto della Politica e forse della Storia di questo Paese, un personaggio di quelli il cui solo comparire in qualsiasi consesso, provocava e ancora provoca un attimo sospeso di silenzio.

Premetto che lo so, è evidente che il target di questo film è una certa generazione di Italiani. Quella che si può ricordare (oppure che ha studiato e si è informata su come sono andati i fatti), perché c'era e magari se ne interessava. Non a caso, nella saletta (da 35 posti) di un piccolo multisala, di Martedì sera, eravamo una venticinquina, di cui a occhio solo una, forse due persone under-30.

Forse è proprio questo il limite di questo film, l'essere in qualche modo "di nicchia". Anche se l'intento evidente dell'autore era stato quello di voler raccontare, divulgare la vicenda di quest'Uomo anche presso le giovani e le giovanissime generazioni. Non lo so, probabilmente ci riuscirà, probabilmente la mia è una sensazione errata, del resto i documentari storici (anche quelli di Michael Moore, per dire) non sono prodotti destinati a grandissime masse di "fruitori". Vedremo.

Se anche una minima diffusione e un ampliamento delle base di conoscenza della Storia saranno raccolte, alla fine sarà già un successo.

Vedere nei primi cinque minuti del film (scena fin troppo lunga, a mio parere, sarebbe bastata forse la metà) le interviste a giovani studenti in giro per l'Italia, imbambolati e interdetti alla domanda "Chi era Enrico Berlinguer?" sperticarsi in risposte improbabili tipo "era un dittatore"... "era un Ministro"... etc. insomma, se non fa proprio male, lascia un po' di amaro .

Certamente Veltroni ci deve aver dedicato forse uno, due anni di lavoro appassionato. Si è smiciato centinaia di ore di Tribuna Politica, di trasmissioni Rai dell'epoca (acquisendoli da Teche-Rai?  ;)) ), di comizi, convegni, dibattiti. Ha raccolto, visionato e selezionato decine e decine e decine di filmati "privati", dalle sezioni del PCI, da compagni e privati cittadini (vanitosamente ci ha messo anche un pezzo girato da lui stesso, forse quando aveva diciott'anni "con la prima cinepresa super-otto da me acquistata...").

E poi ha montato il tutto, spendendoci altrettanto tempo, sapientemente e con molta qualità debbo dire. Inframezzando i filmati d'epoca (alcuni struggenti, altri incredibilmente attuali, moltissimi emozionanti, ma davvero), con interviste attuali. Belle, serie, interviste profonde e efficaci. Da Enrico Scalfari al Presidente Napolitano (che alla fine non ce la fa a non-commuoversi!), dall'ex-poliziotto per quindici anni capo della sua scorta, ai (vecchissimi) ex-dirigenti del PCI, Segre, Tortorella, Macaluso, fino a Pietro Ingrao novantanovenne, e altri ex-politici (Forlani, Signorile, etc.), fino all'operaio padovano che si trovava accanto a lui il giorno della sua morte.

L'aspetto documentaristico, ripeto, è formidabile.

Poi c'è la tesi di fondo, che alla fine mi trovo a condividere: con la scomparsa di Enrico Berlinguer, scompare ANCHE il Pci di Berlinguer.
QUEL Pci, quel Partito così profondamente connotato da quest'uomo onesto, la cui moralità, la cui rettitudine e la cui pulizia morale mai sono state neanche lontanamente messe in dubbio da nessuno (e fa emozione sopratutto l'immagine di Giorgio Almirante, il suo avversario politico più lontano, che si presenta al funerale, commosso e contrito come un vero amico).

Con la morte di Berlinguer, il Pci muore. Quel Pci muore, diventa altro. E non solo per una questione di uomini, no. Non è il Segretario-di-transizione Natta, non è Occhetto e il nuovo corso che lui imposterà... no, è tutto l'insieme, nel profondo, nei gangli fondamentali, che diventa qualcosa d'altro. Tanto da diluirsi, sciogliersi, modificarsi geneticamente fino a trasformarsi in altro, nei Partiti che sono venuti in seguito, nelle persone, nelle idee, nei concetti e nei comportamenti dei decenni a seguire.

Intendiamoci, io sono convinto che non fosse morto quel maledetto giorno di Giugno del 1984 a Padova, a neanche 62 anni, Enrico Berlinguer sarebbe stato comunque messo da parte dal PCI. O meglio: il Partito Comunista Italiano gli sarebbe stato tolto.
Perchè è così. Perchè la Storia andava avanti a precipizio, perchè Enrico come tanti, tanti altri personaggi del partito, a tutti i livelli dai più alti scranni del Parlamento all'ultimo Municipio nazionale, tanti personaggi "di vecchio stampo", troppo seri, troppo intransigenti, troppo tosti, inscalfibili ma non per ottusità, forse soltanto per dirittura morale, schiena dritta e palle robuste, alla fine erano diventati scomodi, insostenibili. Un ingombro, un pregiudizio da superare, icone da mettere in mostra, ma poi la vita, la storia e la politica necessitavano di altro. Di ben altro.

E abbiamo visto.

La sintesi, grandiosa, anche all'interno del film, è un pezzetto di una canzone di Giorgio Gaber, che Veltroni a un certo punto, quasi inaspettatamente inserisce: Gaber già vecchio, Gaber che tutto era meno che del Pci, Gaber che canta "Qualcuno era Comunista", con quel suo modo emozionante, profondo, convinto. Con le sue mani contorte, la bocca storta. Che dà i brividi. Qualcuno era Comunista perchè Comunista era Enrico Berlinguer. Quel sentirsi parte di un progetto comune, quel sentirsi capaci di lavorare, ognuno per la sua parte, con la massima serietà e il massimo impegno, sempre, e sentirsi contemporaneamente anche capaci di altro. Di fare anche altro. Anche capaci di essere solidali, di lavorare per gli altri, di essere parti di un gruppo, di una parte di Italia, di un Partito appunto, dove tutti avevano questa stessa profonda consapevolezza. Qualcuno era Comunista, perchè era capace di sentire, di fare, di progettare, di credere in questa cosa, tutti insieme.

Finito Berlinguer finito tutto?. No, non lo so. Forse no, forse centinaia, migliaia di Italiani ancora ci credono, ancora si impegnano, l'insegnamento sedimentato alla fine mica può essere del tutto scomparso. Ma di certo, finito Berlinguer, cambiato tutto. Questo sì.

Bravo Ualter, dico.

laziAle82

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Anche io sono andata, per curiosità verso una figura che ho sentito sempre decantare e che poco conoscevo.
Un film molto interessante, lasciando da parte le scene estetiche che non sono all'altezza.
Berlinguer un gigante, sono rimasta impressionata. Descrive lui negli anni '80 quello che doveva essere lo spirito del PD, davvero sconvolgente.
Impressionata anche dalle tribune politiche e dai giornalisti. Confronti duri, seri e serrati.


Neal

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Spero di riuscire a vederlo anch'io.

Moralmente un gigante.
Non avrei comprato un'auto usata da lui solo perché il compagno segretario girava, a sue spese, con improbabili scassoni che avevano già fatto almeno 200.000 km.

Però politicamente, da brava persona qual era, la sua coerenza lo portò a commettere qualche errore.
Due errori in particolare, due sconfitte sue e di tutto il movimento, che, secondo me, sono state la genesi di quello che viviamo oggi:
-  il conflitto con Craxi, che invece non era una brava persona, fino alla sconfitta nel referendum sulla scala mobile;
- il comizio davanti Mirafiori e la conseguente sconfitta della marcia dei 40.000.

Detto questo vorrei un nuovo Berlinguer per sentirmi nuovamente rappresentato nelle istituzioni di questo paese.


porgascogne

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non so se avrò il coraggio (oltre che il tempo) di andare a vederlo

parlo di coraggio, perchè malgrado gli errori, lo strappo, l'eurocomunismo, berlinguer era difeso strenuamente da mia nonna che morì, per sua fortuna, 3 anni prima di enrico e 10 prima della fine del suo pci, che anche lei - come tanti italiani onesti - aveva contribuito a far diventare grande

io avevo 19 anni e pochi giorni dopo partecipai come scrutatore alle mie prime elezioni, quelle del sorpasso, ed ancora ero scosso da ciò che avevo visto, dall'enorme famiglia calata a roma da ogni parte d'italia, che accompagnò enrico da botteghe oscure e san giovanni, dove l'attendevamo in quasi un milione e mezzo


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AguilaRoja

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Documentario molto bello e molto dispendioso, su questo non ci piove.
Però.
Intervistare solo ultraottantenni (Jovanotti a parte, che sinceramente è stata una scelta mooooooooolto veltroniana) ha dato quell'aura esclusivamente nostalgica ad un documento che, credo, dovesse avere la sua missione nel fungere da esempio.
Secondo me andava proiettato anche sul presente, altrimenti il tutto si limita ad una straordinaria favola.
Secondo però, quello più importante.
Il regista, Walter Veltroni, è tra gli artefici principali della morte di quel sogno che lui stesso ha raccontato accoratamente.
Da parte di un regista, di un intellettuale, è scorrettissimo non far trapelare un aspetto del genere.
Il documentario, letto da questo punto di vista, ai miei occhi 29enni assume tutto un altro significato.

Cliath

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Io andai alla camera ardente a Botteghe Oscure, insieme a mia madre. Mentre eravamo in fila arrivò proprio Almirante: ricordo che al suo passare non volò una mosca, tutti in rispettoso silenzio, nonostante la tensione si sentisse a pelle.
Comunque, anche secondo me, dopo Berlinguer il PCI (e forse tutta la politica) non fu più lo stesso.

Colgo l'occasione per chiedere, a chi l'ha visto, se potrei portarci mia figlia di 13 anni: durante un'intervista, Veltroni disse che è un film da far vedere nelle scuole, eppure dai vostri commenti sembra che prima di una certa età sia difficile capire tutti gli eventi. Che ne pensate?

St£fano

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L'ho visto un paio di settimane fa, un documentario molto bello, interessante ed emozionante, per i ragazzi della mia generazione sicuramente un valido strumento per farsi un'idea di cosa abbia rappresentato Berlinguer non solo per i comunisti, ma per tutta la realtà politico-sociale italiana di quegli anni.

Un appunto negativo: non riesco assolutamente a spiegarmi la presenza di Jovanotti nel documentario, se non per attirare un po' di pubblico giovanile.

In sala eravamo circa una ventina o poco meno di persone, media d'età abbastanza bassa.


Chiudo dicendo che se Veltroni avesse fatto il regista a tempo pieno invece del politico probabilmente oggi avremmo qualche bel film in più ed una sinistra meno disastrata...

orchetto

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Forse vado OT, ma il PCI non fu più lo stesso dopo Longo e con l'arrivo di Berlinguer, con quest ultimo  inizia l'abbandono del comunismo, probabile che si rese conto che fu un errore a cui cercò di mettere una pezza appoggiando la lotta alla FIAT.

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Nanni

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* 6.710
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Hanno dato il film ieri sera su Sky e ho voluto rivederlo.
(Sky Cinema peraltro partecipava alla produzione, anzi credo che l'intento originario fosse di passarlo solo su tv proprio come documentario, quelli che vanno su Sky-Arte o simili. Poi fu proprio Veltroni a proporre l'uscita nelle sale e ebbe ragione: un buonissimo successo di pubblico. Ovviamente coi numeri di un documentario, non certo di un Titanic o di un Gladiatore...)

Confermo il giudizio più che positivo. Come qualcuno ha detto, forse Veltroni al cinema poteva dedicarcisi prima. E se continuerà a farlo, probabilmente riuscirà a fare qualcosa di buono.

Confermo l'emozione, la commozione e il senso di ritrovamento di qualcosa di incredibilmente positivo avuto nella mia vita: la sensazione di aver diviso la stessa aria, visto lo stesso sole sorgere, con un uomo di quello spessore.
Quando Minoli, in una delle sue interviste "carine" che faceva negli anni 80 (e che mi sa ancora fa...), gli chiede quale delle cose che dicono di lei le dà più fastidio... e lui risponde stringendo gli occhi "il fatto che mi dicono che sembro triste", lo dice con un'espressione così vera, così umile, così straordinaria che lui così piccolino ti verrebbe voglia di abbracciartelo e tenerlo stretto stretto al cuore. La gente seria, la gente rigorosa, la gente moralmente dritta, molto spesso passa per triste. Loro non se ne rendono conto e evidentemente non comprendono perchè.

Da far vedere nelle scuole, condivido. Anche se deve essere una scelta volontaria, non certo un obbligo piovuto all'improvviso. Sennò farebbe l'effetto di un documentario sull'olocausto, o sulla guerra del Vietnam, qualcosa di lontano, storie lontane, lontanissime. Voglio dire, chi trent'anni fa c'era ricorda Berlinguer e gli sembra ovvio parlare di lui, la sua memoria è ancora vivissima. Un ragazzo che è nato dopo gli anni 90, vive il nome di Enrico Berlinguer alla stregua di un Giolitti, Garibaldi, Mussolini, nomi "storici" lontanissimi. Ecco, gli si deve spiegare a fondo chi era e cosa rappresentava, che cosa valeva quel 34% di voti al PCI ottenuti nel 1976, quale era lo scenario, quale era la situazione del nostro Paese. Poi, se i ragazzi sono minimamente interessati, possono certamente vederlo. E magari scoprirci dentro legami, connessioni, riferimenti alla loro realtà di oggi, molto più profondi e attivi di quanti ne possiamo scovare noi vecchioni.

Infine, su Jovanotti. No, per me ci sta bene nell'economia del film e poi non dice cose banali. Non è una presenza di facciata, macchè. Lorenzo quando c'era Berlinguer non era proprio un ragazzino, aveva  diciassette, diciotto anni e anche se aveva la testa occupata da tutt'altro, anche lui quella stessa aria ha respirato. Quindi la trovo una testimonianza a pieno diritto.

porgascogne

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visto ieri sera, condivido tutto quanto scritto da nanni
mi è piaciuto molto e m'è (ri)salita 'na rabbia verso i socialisti e quel ladro pelato che lévete

Sliver

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Prodotto tossico, la firma parla chiaro.

L'operazione meschina è quella di dividere l'uomo Berlinguer (comunque la si pensi, una figura politica, culturale e morale di altissimo livello) dalle politiche di Berlinguer, dal contesto sociale, dal lascito di quelle scelte. Parlo del "compromesso storico" e del suo corollario avvelenato giunto fino ai nostri giorni: l'austerità (per i lavoratori e i precari) e il primato dell'impresa, le larghe intese (la perimetrazione della democrazia), la questione morale sganciata dalla critica sociale che diventa "giustizialismo" (contro i poveri, immunità per i potenti), l'incapacità e la negazione dei nuovi diritti di cittadinanza, il partito che si fa stato che mette all'angolo i movimenti sociali (anche radicali e aspri) e lascia il campo solo alla disperazione terrorista.

La stessa "fuoriuscita" dall'orbita sovietica avviene tardi e male (come la presenza ai cancelli della Fiat nel 1980), dopo aver espulso l'anima libertaria (il Manifesto) e come ripiego tattico non come sostegno attivo alle lotte nei paesi dell'est, come nel 1968 (Praga) o nel 1977.
L'eurocomunismo si fonda sul patto minoritario con i peggiori esponenti dello stalinismo europeo, il Pc francese e quello spagnolo.

Insomma, anche in Berlinguer come in tutta la storia del Pci, c'è stato molto Togliatti e Croce (storicismo, subalternità al Vaticano, politiche eocnomiche moderate, incapacità di leggere lo scontro di classe), pochissimo Marx e Gramsci.
Grande intellettuale e persona onesta, ma la sua direzione politica arriva dritta-dritta al liberismo dispotico e post democratico di Napolitano, Draghi e Renzi.

Veltroni, il fallimento politico in persona, non poteva non accorgersene, ma ha preferito spingere su un utilizzo ideologico, agiografico e meschino delle emozioni e del ricordo. Una mistica "comunistica", che poco ha a che fare con la vita, le lotte, le scelte e la storia scritta dalle persone.

Nanni

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Non condivido niente,  neanche la punteggiatura, di ciò che hai scritto, Sliver.

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Sliver

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* 1.048
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Citazione di: Nanni il 12 Giu 2014, 15:45
Non condivido niente,  neanche la punteggiatura, di ciò che hai scritto, Sliver.

Nanni, parliamone se ti va. E' dal 17 febbraio 1977 che la strada tra il Pci (di Berlinguer) è il paese (che voleva trasformare la società) si è divisa. Napolitano è la cattiva coscienza vivente di quella storia: nel '56 a fianco di Stalin contro l'Ungheria, nel '68 contro gli studenti in Italia e quelli di Praga, nel '77 contro i (primi) movimenti dei precari che combattevano l'austerità di governo, partito, sindacato e confindustria, nel 2011 a fianco di Monti, Draghi e Marchionne. Basta essere onesto e dirsi comunista per stare dalla parte giusta?

Zoppo

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* 17.908
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Bel film. Veltroni era meglio che si dava al cinema come detto da qualcuno.
Da un ragazzo che in quegli anni nemmeno era calcolato dico che la sconfitta di Berlinguer sono stati proprio quei ragazzi su cui lui puntava tanto...
La lista fatta da Uolter ad inizio film delle persone presenti ai suoi funerali in piazza mette veramente tristezza...


Ieri ho visto il film a fianco di mia madre.
Mia madre e mio padre erano iscritti al PC. Stavano spesso e volentieri a botteghe oscure, a tutte le feste dell'unita erano presenti, facevano sempre servizio d'ordine (anche i giorni dei funerali erano a farlo mollando i miei fratelli da mia nonna), mia madre ha anche intrapreso una mini-carriera politica che ha poi lasciato per dedicarsi alla famiglia e al marito...
Tutti e due conoscevano Berlinguer benissimo. Ci sono addirittura foto di lui a casa nostra a Fidene custodite gelosamente, con lui che teneva mia sorella piccola nata da pochi mesi...
Mio fratello si chiama come lui, anche se tutti e due hanno sempre negato che la scelta sia legata a Berlinguer...

30 anni fa mia madre perdeva un uomo in cui credeva tanto.
10 anni dopo nello stesso giorno perdeva l'uomo con cui aveva condiviso 30 e passa anni di vita.

Ieri l'ho vista piangere parecchie volte...

porgascogne

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anderz

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ma onlain si trova da qualche parte? Mi avete messo curiosità  :beer:

FatDanny

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visto il documentario, me sa (strano) che il giudizio a cui mi trovo più affine è quello di Sliver.

Piccola premessa stilistica: a me il documentario non piace nemmeno sul piano formale.
Il materiale raccolto è di grande rilievo, ma il mio plauso si ferma a questo.
Le musiche scelte sono da martellata sugli zebedei, eccessiva è la sottolineatura drammatica, interviste interessanti ma tutte volte a comporre la narrazione di cui parla Sliver.

Andando sui contenuti non posso che rimarcare quanto già detto: Berlinguer è il vero artefice della svolta del Pci, la deriva odierna parte da lì e non certo dopo.
In tal senso non c'è mezza nota critica, mezza stonatura, niente.
Più lineare e piatto di un discorso funebre, si sfiora l'agiografia.

nemmeno il minimo dubbio che la linea di allora fosse costituita anche di errori, se non di veri e propri orrori, come la Legge Reale.
Non dico che dovesse essere incentrato su questo, figuriamoci, stiamo pur sempre parlando di Veltroni che ci racconta Berlinguer.
Ma quantomeno era augurabile che ci fosse un minimo di controaltare alla mitologia tipica da "Segretario del Glorioso Partito Comunista".
E invece niente, il documentario è in piena continuità con tutto questo.

D'altronde, spesso, quantomeno la gestione emotiva del proprio elettorato sembra in continuità tra PCI, PDS, DS, PD (un esempio su tutti è l'avvicendarsi di spauracchi per giustificare le proprie oscenità politiche: il colpo di Stato, Berlusconi, Grillo).


L'operazione non è da poco, perché i piani sono confusi appositamente.
E così non appena qualcuno prova a mettere in discussione le scelte - vedi Sliver - si trova dinanzi qualcos'altro: la statura etica, lo spessore politico e così via.
Insomma, dinanzi alle contraddizioni della grande Chiesa di allora, ti ritrovi il santino.
E allora la scelta iconoclasta diviene obbligo.

Nanni

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(ri)Leggere la Storia, sapendo già come è andata è ridicolo oltre che scorretto.

Io non so se c'eravate (non è nonnismo il mio, giuro! ognuno è figlio del suo tempo) o se  eravate piccoli o ancora nel mondo della Luna, ma vi assicuro che le immagini di quell'uomo piccolo piccolo e cazzuto che parla di democrazia e di diritti dentro la Duma Sovietica in mezzo a migliaia e migliaia di delegati da tutto il mondo, in piedi su un palco bianco troppo alto per lui, con gli occhiali e lo sguardo fisso sui suoi fogli e sovrastato della facciacce imbrunite di Leonid Brezneev, Andropov, Gromyko, Cernenko e tutti gli altri "capi" (che avevano la traduzione simultanea negli auricolari, è certo!) e che impercettibilmente cambiavano espressione man mano che il discorso andava avanti... e poi il gelo e i sette secondi scarsi di sparuto applauso che seguirono... eh be'... furono davvero un punto di svolta, un vero topos nella storia della sinistra europea.

Dopo ci fu solo il dopo, come Galileo Galilei, come la Rivoluzione Francese, come Papa Wojtyla. Un reale, forte, deciso cazzotto al fegato, stordente.

Sopratutto per NOI. Per noi miltanti del PCI, cresciuti a pane e Unione Sovietica. Noi, abituati a esultare quando Gagarin volò per primo, battendo nella corsa allo spazio gli Americani, noi che la Russia prima di tutto, noi che la vedevamo come il Paese Ideale, quasi facevamo il tifo per loro persino quando giocava la Nazionale con CCCP scritto sul petto...

Fu Berlinguer, lui, e non altri a farci aprire gli occhi. Dando un sonoro schiaffone in faccia NON certo o NON solo alla Nomenklatura del Politburo, no... quelli avevano bisogno di ancora quindici anni che la ventata sedimentasse, no, lo schiaffo in faccia era per NOI. Che cominciammo a aprire gli occhi, grazie a Enrico. E a renderci conto che, come mi disse un vecchio comunista che adoravo e che ancora ricordo: "Noi volevamo esse' come i compagni russi... lottavamo pure pe' loro... poi 'amo scoperto che questi nun ci avevano manco er sapone pe' lavasse..."

Abbiamo aperto gli occhi e da lì è tutto cominciato. Quello, il merito di Berlinguer.
Per me, per chi l'ha vissuto quello fu il cancello d'ingresso di Enrico Berlinguer nella Storia (nella Storia dico, non nel mito). Per voi, ovviamente è solo uno spezzone di un documentario, una parte, breve, di un documentario, agiografico, mitologico, un po' palloso, in bianco e nero ammorbante... un documentario, come quelli sulla vita di John Lennon, o sul discorso di Papa Giovanni della Luna. Roba vecchia, interessante ma vecchia. Un documentario, appunto, che non dice o meglio non sottolinea gli errori, gli errori e gli orrori...

E che poi, sipperò de erori ne ha fatti tanti...

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FatDanny

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* 41.060
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Citazione di: Nanni il 19 Giu 2014, 10:41
(ri)Leggere la Storia, sapendo già come è andata è ridicolo oltre che scorretto.

Io non so se c'eravate (non è nonnismo il mio, giuro! ognuno è figlio del suo tempo) o se  eravate piccoli o ancora nel mondo della Luna, ma vi assicuro che le immagini di quell'uomo piccolo piccolo e cazzuto che parla di democrazia e di diritti dentro la Duma Sovietica in mezzo a migliaia e migliaia di delegati da tutto il mondo, in piedi su un palco bianco troppo alto per lui, con gli occhiali e lo sguardo fisso sui suoi fogli e sovrastato della facciacce imbrunite di Leonid Brezneev, Andropov, Gromyko, Cernenko e tutti gli altri "capi" (che avevano la traduzione simultanea negli auricolari, è certo!) e che impercettibilmente cambiavano espressione man mano che il discorso andava avanti... e poi il gelo e i sette secondi scarsi di sparuto applauso che seguirono... eh be'... furono davvero un punto di svolta, un vero topos nella storia della sinistra europea.

Dopo ci fu solo il dopo, come Galileo Galilei, come la Rivoluzione Francese, come Papa Wojtyla. Un reale, forte, deciso cazzotto al fegato, stordente.

Sopratutto per NOI. Per noi miltanti del PCI, cresciuti a pane e Unione Sovietica. Noi, abituati a esultare quando Gagarin volò per primo, battendo nella corsa allo spazio gli Americani, noi che la Russia prima di tutto, noi che la vedevamo come il Paese Ideale, quasi facevamo il tifo per loro persino quando giocava la Nazionale con CCCP scritto sul petto...

Fu Berlinguer, lui, e non altri a farci aprire gli occhi. Dando un sonoro schiaffone in faccia NON certo o NON solo alla Nomenklatura del Politburo, no... quelli avevano bisogno di ancora quindici anni che la ventata sedimentasse, no, lo schiaffo in faccia era per NOI. Che cominciammo a aprire gli occhi, grazie a Enrico. E a renderci conto che, come mi disse un vecchio comunista che adoravo e che ancora ricordo: "Noi volevamo esse' come i compagni russi... lottavamo pure pe' loro... poi 'amo scoperto che questi nun ci avevano manco er sapone pe' lavasse..."

Abbiamo aperto gli occhi e da lì è tutto cominciato. Quello, il merito di Berlinguer.
Per me, per chi l'ha vissuto quello fu il cancello d'ingresso di Enrico Berlinguer nella Storia (nella Storia dico, non nel mito). Per voi, ovviamente è solo uno spezzone di un documentario, una parte, breve, di un documentario, agiografico, mitologico, un po' palloso, in bianco e nero ammorbante... un documentario, come quelli sulla vita di John Lennon, o sul discorso di Papa Giovanni della Luna. Roba vecchia, interessante ma vecchia. Un documentario, appunto, che non dice o meglio non sottolinea gli errori, gli errori e gli orrori...

E che poi, sipperò de erori ne ha fatti tanti...

Piccola premessa:
rileggere la Storia sapendo già com'è andata non solo è utile, ma è anche l'unico modo di fare Storia. Valutandone le possibili alternative, soppesandone le potenzialità.
Alessandro Cutolo, da buon cattolico, l'aveva detta all'opposto. Perchè la Storia si fa esattamente con i Se e con i Ma.


Tornando a noi, quanto scrivi caro Nanni è un po' paradossale, per almeno due motivi.


1) Perché da una parte sembra che prima del grande Enrico non esistessero "svegli" e fossero tutti addormentati. Eggià.
Per raccontare questa bella favola siete costretti - ancora una volta - a dimenticare che più di qualche sveglio c'era già.
In piena continuità con la vostra storia (stalinista), continuate a cancellare migliaia di militanti in tutto il mondo che ben prima di Berlinguer avevano capito non bene, ma benissimo. E che hanno pagato questa loro posizione.
Prima con accuse infamanti (estremisti, provocatori, spie, agenti del capitale, controrivoluzionari), poi con i propri corpi e la propria vita.
Nessun riconoscimento per loro, nessuna riabilitazione. Né prima, né dopo.

Ma tanto chi vuoi che siano i trotzkisti. Cancellati dalla storia come dalle foto della Rivoluzione russa.
Per avvalorare la Narrazione Ufficiale (di Mosca o di Botteghe Oscure, cambia poco), è occorso fare questo ed altro.

In questo non siete mai cambiati, nemmeno sotto Enrico a quanto pare, ma non ve ne faccio una colpa visto che non ve ne accorgete proprio.  :)
Avete cancellato dalle vostre memorie prima ancora che dai documenti.
E' chiaro che se ammetteste che quei quattro scemi avevano diverse ragioni dalla loro cadrebbe buona parte della bella Favola che vi raccontate (non solo su Enrico Berlinguer, ma su tutti i partiti terzinternazionalisti occidentali).


2) in secondo luogo, legato ovviamente al primo, Berlinguer vi ha fatto si aprire gli occhi, per farveli girare immediatamente a destra!
Nella miseria odierna è la stessa dinamica di Vendola fuori dal PRC: che andava superato quell'immaginario e quella retorica mi pareva chiaro anche allora, ma c'era e c'è modo e modo. C'è un modo di destra e uno di sinistra.

Ecco, Berlinguer allora rappresentò il modo di destra per aprire gli occhi, laddove da almeno trent'anni GIA' esistevano diverse alternative a sinistra per uscire dal sogno.
Aperti gli occhi si poteva guardare verso il Liberalismo o verso la Rivoluzione. Il Grande Enrico non ebbe dubbi.

E infatti, guarda un po' te il caso, il prodotto di questo risveglio è stato un lungo percorso che vi ha fatto scivolare verso destra. Sempre più verso destra. Prima socialdemocratici, poi neosocialisti, quindi praticamente democristiani.

Quindi le alternative già c'erano, Berlinguer non fa altro che "accorgersi" di quanto già era denunciato da vent'anni, per usarlo strumentalmente per la sua svolta a destra.
In effetti è stato un grande.

Fortunatamente ho avuto il piacere di conoscere persone come Livio Maitan o come Daniel Bensaid che ad un'alternativa rivoluzionaria hanno dedicato tutta una vita.
Ma soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere come venivano trattati dai cari compagni, sia prima che dopo il "Grande Enrico".
Qualcosa di simile può essere detto sui dissidenti del Manifesto e poi più in generale sulla cosiddetta Autonomia (ma su questo lascio la palla a Sliver o scrivo troppo).


Pensare che il povero Enrico non c'entri nulla e sia tutta colpa degli inetti che l'hanno seguito sarebbe solo un ulteriore paradosso.
Essì, perché trattandosi di un'altra logica tipica dello stalinismo novecentesco sarebbe il modo migliore per sconfessare il "grande ruolo" svolto da Berlinguer e che alla fine avete cambiato occhiali da sole, ma dietro le lenti c'è ancora chi non si è svegliato del tutto.

La deriva impressa da Berlinguer non è che un ulteriore stadio del grande sogno.
Prima era lo Stato Organico Rivoluzionario, a metà tra Marx e Gesù Cristo.
Poi il riformismo radicale che avrebbe rovesciato i rapporti di forza tra le classi.
Oggi il Liberalismo sociale.

Vi siete svegliati? ne sei sicuro?
Oppure il caro Enrico v'ha solo dato la prima botta seria de morfina?

Nanni

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Lazionetter
* 6.710
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Scusate, mi devo essere perso (del resto io ho studiato solo Sacri Testi): ma... mi dite in quale paese (se uno ce n'è mai stato) questa cazzo di svorta rivoluzzionaria è stata messa in atto? Uno dico, mica cento. Ah, e ovviamente da QUESTA parte del globo.
Ah be' Cuba, sì... ah be' certo... con l'occhio dello storiografo a posteriori, devo dire: ahò, un successone...

Addirittura, se ti riguardi il film (su cui il mio giudizio di merito l'ho anche dato) a un certo punto esce Benigni no? che dice: Enrico... bastava che andavi in tv una sera e dicevi: VIA!
:)

Ecco... stamo ancora a 'sto punto...
:=))

...

Io c'ho il profugo cileno a casa mia, è arrivato nel '73...
e da allora lui non è più andato via, Antonietta fammi star da te...
(Ricky Gianco, "Compagno s', compagno no, compagno un caz", Italia, circa 1980)



mamma mia, i troszkisti...  :roll:

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