Già in un tempo passato il presidente aveva dovuto fare i conti con una tifoseria estremamente delusa e desiderosa di un riscatto. Parliamo del 2010, quando con una squadra invischiata nella lotta per la salvezza il nostro spari dai quadranti radar della comunicazione, riducendo al lumicino le sue esternazioni. Da lì partì una ricostruzione tecnica della squadra che piantò le basi per i successivi anni di ottime soddisfazioni in termini di classifica, di trofei e di partecipazioni alle coppe europee, anche se con il retrogusto amaro di un lavoro non proprio completo.
Oggi, distanza di 4 anni, il Presidente ha di fronte a sé lo stesso scenario, con la stessa necessità di ricostruzione della squadra e quella vitale di una remuntada nei confronti dell'ambiente tutto. Tuttavia, stiamo vedendo una risposta totalmente differente. Invece, della ritirata strategica si è scelta la via del rilancio in grande stile, con un bombardamento di messaggi continuo che ha prodotto in molti la sensazione di una sincera volontà di riscatto.
Personalmente, ho preferito il primo approccio, perché sono convinto che le opere siano anche più importanti delle preghiere, o meglio che le preghiere senza opere sono vuoti esercizi spirituali. Non ci resta che aspettare quindi un paio di mesi quando avremo davanti a noi il lavoro completo per giudicarne la sua bontà. Spiace rilevare come per l'ennesima volta la scelta del nostro sia quella di porsi sempre e comunque al centro dell'attenzione. In un club di calcio questo è un errore che non va mai compiuto: gli eroi, i protagonisti, sono in campo, non in tribuna.