Rassegna stampa 16 Novembre 1a parte

Aperto da radar, 16 Nov 2010, 10:03

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Dati problemi tecnici sul server, posto qui un paio di articoli interessanti




Zarate: «Lazio in prima fila sino alla fine» (Gazzetta dello Sport)
Un altro gol. Per certi versi più bello e importante di quello segnato al Napoli. Mauro Zarate lo ha realizzato ieri a Marino, alle porte di Roma, andando a trovare i 150 bambini della locale scuola calcio. Una giornata indimenticabile per i ragazzini (tra i 6 e i 12 anni) e le loro famiglie. Un bagno di folla per l'argentino, 24 ore dopo la «resurrezione» dell'Olimpico, dove non segnava da oltre un anno.

Fino in fondo
Doveva essere una visita fugace, sullo stesso campo sul quale venti anni fa l'Italia di Vialli e Schillaci preparò le sue notti magiche. E invece Maurito si è intrattenuto a parlare con i bimbi-calciatori, quasi tutti laziali. «Resteremo nei primi posti della classifica fino alla fine», ha garantito ai giovani tifosi che, manco a dirlo, gli hanno chiesto lo scudetto. Qualcuno di loro gli ha anche fatto una richiesta speciale: un gol al prossimo derby che (AlbinoLeffe permettendo) ci sarà in Coppa Italia: «Segna alla Roma», gli hanno ordinato. E lui: «Speriamo, ma l'importante è che vinca la Lazio». Uno Zarate disponibilissimo, ma attento a misurare le parole. Uno Zarate, insomma, più maturo. Fuori dal campo come in campo. Dove domenica è tornato quello che fece innamorare i laziali due anni fa: incontenibile e determinante, ma senza strafare. Una rinascita arrivata quando tutto sembrava volgere al peggio, con l'ipotesi-cessione a gennaio che cominciava a fare capolino. Tutto risolto, invece, nel giro di una settimana. Iniziata con l'esclusione nel derby, continuata con la sostituzione di Cesena e terminata con l'apoteosi contro il Napoli. Fondamentale il chiarimento con Reja post-Cesena. Ne è nato un nuovo patto tra i due ed una nuova collocazione in campo del giocatore, da prima punta.

A tutto asado
Il gol, l'assist e le magie contro il Napoli testimoniano di un giocatore pienamente ritrovato. A fine gara ha scambiato la maglia con il connazionale Lavezzi. E, da ragazzo generoso e altruista qual è, quella maglia ha ieri regalato al presidente del Marino Esposito, napoletano e tifosissimo del Pocho. A portarlo a Marino è stato però l'amico Nahuel Jimenez, argentino come lui e calciatore come lui (anche se in Eccellenza). «Ci conosciamo da quando eravamo ragazzi — ha raccontato Jimenez —. Lui nel settore giovanile del Velez, io nell'Independiente. Frequentavamo la stessa palestra a Buenos Aires ed avevamo lo stesso preparatore (Pablo Dolce, ndr). Mauro era un fenomeno già allora, sapevamo tutti che sarebbe diventato un grande calciatore». Il destino li ha fatti ritrovare dall'altra parte del mondo (Jimenez gioca a Marino da quest'anno). Ieri, dopo l'incontro con i bimbi della scuola calcio, sono stati a cena insieme (c'era pure l'altro argentino del Marino Rivera). Asado per tutti, ovviamente. Il modo migliore per festeggiare il ritorno del vero Zarate. (stefano cieri)


Ledesma, azzurro pieno "Non chiamatemi oriundo" (La Repubblica)
ENRICO CURRÒ FIRENZE
«Io mi sento italiano dentro: alle polemiche non faccio caso», dice l'oriundo Cristian Ledesma, centrocampista
della Lazio e, da ieri, della Nazionale di Prandelli. E poco importa quello che si vede fuori, gli occhi scuri scuri da indio, oppure quello che si sente, cioè l'accento che balla il tango con la lingua di Dante. Alla stessa domanda — sai quante polemiche, adesso? — nel 2003 l'argentino Camoranesi, futuro campione del mondo, scappò infastidito e l'estate scorsa il brasiliano Amauri non dissimulò l'imbarazzo. Invece il taciturno Ledesma si apre volentieri. E racconta, dunque, come e perché un bambino di Buenos Aires, emigrato in Patagonia a 4 anni e
poi tornato a 14 nella capitale per fare il calciatore, si ritrovi ora, a 28, a vestire la maglia azzurra, senza sensi di colpa di fronte al plotone mediatico che lo sottopone all'esame di italianità con malcelata diffidenza preventiva: gli oriundi dello sport non rovistano forse nella genealogia per scovarvi un passaporto, non manipolano la burocrazia e non esibiscono spesso un patriottismo rabberciato? «Marta, mia moglie, è di Guagnano, in provincia di Lecce. Ho due figli nati a Lecce: Alice di 6 anni e Daniel di 3. E a Lecce sono diventato calciatore e uomo, arrivando a 19 anni dalle giovanili del Boca Juniors. Io sono un salentino patagonico». Non balla la taranta, ma passa bene il pallone. Non rinnega le proprie origini, ma rivendica il percorso da emigrante. Non si sente diverso dagli altri, ma nemmeno uguale. «Zarate, il mio compagno della Lazio, ha detto che non accetterebbe la convocazione dell'Italia. Io l'ho accettata e ne sono orgoglioso». L'ha convinto più di tutti la piccola Alice («era felicissima»), fiera di questo papà partito dal mondo alla fine del mondo, la Patagonia secondo lo scrittore cileno Sepulveda. «Fino a 14 anni non pensavo al calcio. Stavamo a Puerto Madryn, sull'Atlantico: balene e pinguini. Poi la città si è ingrandita col turismo e adesso ha 200 mila abitanti. Ma non era facile vivere tranquilli, altro che Italia. Non ho idoli calciatori: il mio idolo è mio padre Miguel, che ha cresciuto 9 figli facendo l'operaio, senza farci mai mancare nulla». L'avventura al Boca pare la trasposizione
reale di un famoso film argentino, "Il Viaggio" di Solanas: un ragazzino risale il paese dalla Terra del Fuoco in bicicletta, con la colonna sonora del bandoneon di Piazzolla. «Io l'ho risalito in pullman, 18 ore». In biancoceleste, solo due settimane con l'Under 20 di Coloccini, Maxi Lopez e D'Alessandro, Saviola e Aimar: troppo poco per non innamorarsi dell'Italia, appena incontrati l'amore di Marta, che di cognome fa Rizzo, e il feeling calcistico con due allenatori: Delio Rossi e Reja. «Il Mondiale del 2006? Feci il tifo per gli azzurri, ovvio». Così oggi Ledesma è come l'inglese Fiona May, che vinse per l'Italia dopo aver sposato Gianni Iapichino. Qui il salto in lunghissimo è il balzo in Nazionale, dalla Patagonia attraverso la vertenza persa (per un vizio di forma) con la Lazio di Lotito, che nella scorsa stagione lo tenne 6 mesi fuori rosa per dissidi sul rinnovo del contratto.
«Un periodo buio, mi fa male ripensarci. Io credo nel destino. La definizione di Prandelli per gli oriundi — nuovi italiani — mi piace molto: canterò l'inno». Domani notte Ledesma si augura di non dormire, lui che dopo avere
giocato non chiude mai occhio: significherebbe che ha debuttato nell'Italia.

Absaroke

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A me l'uomo Ledesma piace tantissimo, persona seria che ha conosciuto la
fame e che da' a tutto la vera importanza.   Ci credo che si senta Italiano, del
resto una moglie e due figli lo testimoniano.  Forza Cristian  io sono con te ......   !!!   

radar

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Ledesma in dribbling: «Non chiamatemi oriundo» (Corriere della Sera)

FIRENZE— «Nel Salento sono diventato un uomo e Roma mi ha consacrato giocatore. Ecco perché ho scelto l'Italia e la sua nazionale». Cristian Ledesma entra nel tempio di Coverciano per rispondere alla prima convocazione azzurra e chiarisce subito il suo stato d'animo: «Non chiamatemi oriundo, perché non lo sono. Casomai nuovo italiano, come dice Prandelli. Se mi sentissi oriundo non sarei venuto...». Nato a Buenos Aires, ma cresciuto in Patagonia, a Puerto Madryn, tra balene e pinguini, ha giocato nelle giovanili del Boca e ha vinto il Mondiale Under 20 nell'Argentina insieme a Saviola, Aimar e Maxi Lopez. «Ma tutto quello che ho, l'ho conquistato in Italia». Prima nel Lecce, dove l'ha portato Pantaleo Corvino, poi nella Lazio. Italiana è sua moglie, Marta Rizzo e lo sono i suoi due figli, Alice di 6 anni e Daniel di 3. «Sono stati loro a convincermi che se fosse arrivata una chiamata della federazione italiana avrei dovuta accettarla. A me piace l'Italia. Voi spesso vi lamentate, ma qui si vive molto meglio che a Buenos Aires o in Patagonia. La vita è più tranquilla e più sicura. Roma è perfetta, a parte il traffico...». E davanti alle critiche avanzate da chi non vuole stranieri in nazionale, fa spallucce: «Non so come sarò accolto, ma non mi aspetto niente. Spero solo di essere utile. L'Inno di Mameli lo conosco bene e lo canterò».

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