I bastoni tra le ruote creano una percezione negativa sull'oggetto: purtroppo formano letteralmente la realtà agli occhi di milioni di persone. Siccome il calcio vive di fidelizzazione, ogni giovane mente che sceglie la Lazio è un introito a vita sottratto alle "solite" (strisciate e groma) ed è uno spostamento di un equilibrio che si cerca in ogni modo di non alterare.
Non si tratta, ahimé, di un fenomeno limitato: ha una portata amplissima. Ogni volta che qualcuno sminuisce la Lazio, ne parla male, la ignora eccetera, contribuisce a mettere un mattoncino ad una costruzione.
I ragazzini le squadre le scelgono perché vincono e, parimenti, per tradizioni geografiche/familiari. Ci sono 16/17 Regioni d'Italia in cui il 90% dei tifosi hanno optato in base al primo criterio: la Lazio, per un periodo, ha avuto la stessa carica potenziale di una Juventus o di un Milan e, sacrilegio dei sacrilegi, più appeal dei dirimpettai sfigati, a Roma. E, guarda caso, in tale periodo si è fatto di tutto per gettarvi sopra un'aura negativa. E, ripeto, una scelta fatta per questi criteri da ragazzini è nel 99% dei casi un vitalizio di merchandising, biglietti, proselitismo eccetera.
Esempio mastodontico? Lo scudetto del 2001. Ripensate alla comunicazione intorno ad esso: il 90% della medesima, a Roma, non era volta tanto a celebrare la vittoria degli inetti, quanto a degradare la Lazio, a dichiararla morta, moda passeggera da sfigati ormai passata. Con il Sindaco che "Questa è la sciarpa di Roma!", davanti non solo al Circo Massimo pieno, ma soprattutto di fronte a stampa e telecamere.
Attenzione, perché non stiamo parlando di piccole beghe da contrada.