l'editoriale odierno del corsport a firma di stefano agresti tocca vette inusitate, di rosicamento, di odio personale, di militanza antilaziale. difficile pensare a una sintesi capace di rappresentare meglio l'idea della stampa sportiva italiana proposta a suo tempo da mourinho
agli incerti tra il lotito ridicolo e perdigiorno proposto dal gotha intellettuale di trigoria e tra il lotito pericoloso proposto invece dalle menti di vinovo, il corsport offre la sintesi mirabolante di un lotito insieme ridicolo e pericoloso. un alberto sordi versione dottor tersilli deriso e odiato da tutti, che governa però, anzi che comanda
troppa attenzione, si dirà, a un editoriale da quattro soldi. può darsi, effettivamente la prosa e il contenuto sono quello che sono. epperò le righe finali debbono invitarci alla riflessione: "qualcuno sta facendo a pezzi il calcio", leggiamo, "Ma nessuno fa attenzione. Anzi, nessuno fa niente". agresti e de paola, chi è che dovrebbe fare qualcosa per fermare l'attuale consiglio federale e soprattutto cos'è che concretamente andrebbe fatto per fermare lotito e tavecchio? soprattutto, com'è che questo editoriale esce sul quotidiano sportivo della capitale esattamente nel momento in cui la Lazio mette in mostra una ritrovata unità tra squadra (che gioca bene e vince) e tifosi (che tornano allo stadio e tifano)?
per chi ha tempo e voglia, questo è quanto:
lunedì 15 settembre 2014
Inzaghi e Lotito uomini dei miracoli
L'analisi del vicedirettore del Corriere dello Sport-Stadio
di Stefano Agresti
E' un miracolo sportivo, ha il volto di Pippo Inzaghi. In poche settimane ha ricostruito il Milan, lui che fino a giugno aveva allenato solo ragazzini: gli ha dato unità, anima, gioco. E ha rigenerato talenti: guardate Honda, guardate (soprattutto) Menez, che finalmente - a 27 anni - ci godiamo in tutta la sua classe. Okay, deve risistemare la difesa, ma a Parma i rossoneri hanno dato spettacolo in una partita pazzesca e ora sono in testa
assieme a Juve e Roma. Chi l'avrebbe detto, già. Non sappiamo dove potrà arrivare il Milan, così come l'Inter che ieri ne ha fatti 7, ma Inzaghi ha il profilo del grande tecnico.
Se esiste una classifica dei miracoli, c'è però un uomo che sta battendo Inzaghi: Lotito. Pensateci: i suoi modi sono sgraditi alla stragrande maggioranza del mondo del calcio, e non solo, eppure lui comanda. I tifosi della Lazio non lo sopportano, dai bambini ai sostenitori da salotto, passando per gli ultrà della curva. Per dimostrarlo hanno svuotato lo stadio; ora che sono tornati, preferiscono spendere di più acquistando i biglietti piuttosto che sottoscrivere l'abbonamento e dare soddisfazione a un presidente nel quale non si riconoscono. Lo vedono come il fumo negli occhi fior di politici, padroni di club potenti, tifosi avversari, importanti dirigenti sportivi. Ma lui governa, forte dei voti che ha portato a Tavecchio per l'elezione e di qualche alleanza sotterranea. A momenti sembra un personaggio di quel genio di Alberto Sordi, un prodotto dell'Italia sbagliata di mezzo secolo fa, non il presidente del Borgorosso ma semmai il medico della mutua, non potete averlo dimenticato, il dottor Tersilli in frenetica caccia di nuovi pazienti e nuovi guadagni. Ma Lotito non è affatto una caricatura cinematografica. Responsabile delle riforme per conto della Federazione, in Consiglio si è preoccupato soprattutto di portare avanti la sua personale battaglia sulla multiproprietà dei club, e chissenefrega se tutti i paesi calcisticamente più evoluti la respingono. Ieri Marotta, che è un preparato ed educato dirigente (e ha vinto una manciata di scudetti), lo ha criticato per il suo eccessivo potere. Per tutta risposta, è stato attaccato sul piano personale, come se non fosse degno di confrontarsi con Lotito perché non è il padrone della Juve (e la frase «non so nemmeno se sia dottore» ci ha rimandato con la memoria a un Vittorio Cecchi Gori d'annata, «aò io sono laureato»).
E' la sera dei miracoli, fai attenzione, nei vicoli di Roma qualcuno con la bocca fa a pezzi una canzone, scriveva Lucio Dalla. Qui, nella domenica dei miracoli, qualcuno sta facendo a pezzi il calcio. Ma nessuno fa attenzione. Anzi, nessuno fa niente.