Domenica 14 settembre. Giornata di sole, ancora caldo, ancora estivo. In programma niente di particolare, nessun pranzo, nessuna gita al mare, si sta bene in città e poi ... mumble mumble c'è la Lazio in casa. Ok, c'è il Cesena, la partita non è di cartello, ma insomma pourqui pas? Insomma, proviamo a cercare il biglietto nel quadrante est della città.
Un paio di bar sono chiusi, un terzo non vende più biglietti di Lazio e Roma, una quarta rivenditoria posta all'interno di Cinecittà due opportunamente chiusa la domenica. E va bene: punto tutto su via Calderini.
Pranzo con una veloce pasta allo scoglio, accompagnato dal Gewurtz di ordinanza, e si parte speranzosi per quella viuzza posta dietro Piazza Mancini. All'arrivo, alle 14,25, si presenta uno spettacolo raccapricciante. Una folla di un paio di cento persone in attesa del prezioso tagliando, sotto un sole infuocato. Sembra di stare all'ASL de Il Cairo, quando stanno tutti lì per una cosa, semplice semplice: un biglietto per entrare allo stadio. Il display del Lazio style segna 987, mentre la macchinetta che dispensa i numeretti per ordinare la fila avanza implacabile con i numeri 250, 270, 290. Ma le operazioni vanno avanti a rilento, la "fila nu score", dopo 35 minuti siamo al numero 992 ...
No, non è possibile attendere oltre. Si cambia fronte di attacco e allora ci si lancia a sirene spiegate dall'altra parte del Foro Italico, nella sede dell'Ostello della Gioventù per acquistare almeno un biglietto di Tribuna. Al mio arrivo la stessa scena, solo un po' più composta, ma sempre impressionante per i numeri: un centinaio di persone almeno che attendono lungo le scale, anche senza numeretto. In fila con me un ragazzo di Washington DC che attende speranzoso, sereno, sorridente, ma lui è in vacanza ed è qui – immagino - per vedersi una partita di calcio come mi potrei vedere io a Washington una partita dei Redskins. Gli spiego la situazione non proprio ideale a qualche minuto dall'inizio mentre lui ride di gusto e intanto gli leggo nella mente "ah, ah, italians ..:".
Alle ore 15.00 accade l'irreparabile. I PC in dotazione del personale impiegatizio si bloccano inspiegabilmente: forse un guasto, forse i programmi prevedono un blocco alle 15, forse un calo di corrente. Il tempo si ferma, la gente si guarda sconsolata, qualcuno prova a protestare, i più cominciano a tornarsene a casa e l'americano di Washington che si guarda sempre più stupefatto "ah, italians ...", ma sempre sorridente (un particolare che rasserena, perché fisicamente è La cosa).
Non ho tempo da perdere e allora tento la mossa della disperazione, tornando fuori tempo massimo – sono le ore 15.20 e la Lazio è già in vantaggio – a Via Calderini a provare di acquistare un tagliando purchessia. All'arrivo la folla verghiana di un'ora prima non c'è più: riesco a entrare per l'ultimo sussulto della macchinetta che mi sforna caldo caldo un biglietto.
Quindi, riparto, per la volata finale, ma all'arrivo ai tornelli, nuovo stop: sono bloccati, perché molti steward se ne andavano(era da poco finito il primo tempo). A quel punto uno steward ci stacca i biglietti a mano, un controllo vintage da anni 70. Finalmente ce l'ho fatta, ma mi rimane ancora il fiato per poter dire, qui ed ora
ARIDATECE IL BOTTEGHINO!