(questo delirio me lo sono perso)
http://matteomontisf.wordpress.com/http://matteomontisf.wordpress.com/2013/07/23/22-luglio-2013-roma-e-nostra/22 Luglio 2013, "ROMA è NOSTRA"
Ieri sera a Testaccio ho rivisto un mio fraterno amico che non vedevo da quel giorno. Da quando ci salutammo, senza salutarci, con la faccia rivolta verso i mosaici grigio chiaro del Foro Italico. Non era vergogna, per carità. Era la Sconfitta dalla quale si sapeva sarebbe stato difficile ripartire.
Il godimento degli avversari in certi casi non conta: quando il dolore batte l'invidia, vanno in secondo piano le diatribe sulla supremazia e sulla storia. Ma quando il dolore è grande, ci sono comunità che si stringono ancora con più forza, e anche i più colpiti vengono trascinati dallo spirito di chi, seppur in difficoltà d'animo, riesce comunque a tracciare un solco, a trovare una via d'uscita.
E' questione di dna, credo: in quelle mille persone che ieri sera camminavano per le vie dello storico quartiere popolare, sembrava scorresse un unico flusso di sangue. Che indirizzava un percorso improvvisato, seppur con un obiettivo ben stabilito, come alla ricerca di un orientamento intaccato dal tradimento di chi avrebbe dovuto fungere da guida, non più tardi di un paio di mesi fa.
"Roma", "Roma è nostra" i due claim della serata. Riflettendo sul messaggio semplice scritto a caratteri cubitali sullo striscione a capo del corteo, pensavo a quelli convinti che, invece, Roma sia un pò di tutti. Da coloro i quali ritengono che sia giusto supportare sempre e comunque i giocatori, a quelli che considerano gli sfiduciati come [...] di appartenere alla categoria comune di romanisti. Qualcuno, addirittura, pontifica sulle divergenze semantiche tra "Romanista" e "Tifoso della Roma", cercando negli interstizi di giochi verbali il più delle volte fini a sè stessi, una connotazione che, ieri sera, è stata incendiata dall'impeto.
C'era un fuoco rosso nel cielo tra i palazzi di Testaccio. Sventolavano bandieroni e il volto di De Falchi. Riecheggiava un assordante susseguirsi di esplosioni. Nel 1847 Papa Pio IX impose che il cannone del Gianicolo sparasse a mezzogiorno in punto per fungere da riferimento per le campane di tutte le Chiese di Roma, affinchè risuonassero in un unico rintocco.
Bè, ieri erano le 22, come il 22 luglio, non c'erano cannoni nè le chiese (anzi sì, Santa Maria Liberatrice) ma quel trambusto ha dato ai presenti l'impressione di una rete a cui siano stati sciolti i primi nodi per poter tornare ad essere funzionale. Il prima possibile.
2000 mani che hanno trasmesso un segnale forte a chi, alle parole, avrebbe dovuto far corrispondere segnali ancor più concreti. Come, ad esempio, assicurare l'impegno, non la riuscita, in una manifestazione dal significato senza precedenti, perchè prima e unica.
E' stato ben diverso da un festeggiamento. Gli 86 anni dell'As Roma hanno avuto, stando alle mie sensazioni, il ruolo di richiamare all'ordine coscienze sopite dal malessere, unendo persone con poche cose in comune se non la consapevolezza di dover fare qualcosa. E poco c'entra quel verso "che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo".
Perchè a Testaccio, tra quei mille, c'erano persone che, magari, amici non sono, che, magari, pur conoscendosi, hanno subìto ignari per anni il gioco comunicativo del "dividi et impera". E perchè l'inno della serata tra le vie di Testaccio è stato certamente un altro.
Ieri, 22 luglio 2013, sono stati scardinati i codici comuni del tifo della Roma, si è andati oltre le posizioni per cercarne una nuova, priva di sovrastrutture, pulita, magari sofferente ma, di certo, non moribonda.
Uomini e donne che si sono assunti l'onere di una responsabilità-non-diretta, caricandosi sulle spalle un fardello pesante e rispondendo, come sempre, 'presente' agli input di chi chiede aiuto senza poi sentirsi in dovere di ringraziare, o ricambiare.
Nello spot della campagna abbonamenti della As Roma destinato alle radio, la voce del narrante si rivolge ai tifosi chiedendo: "Romanisti, ci siete?".
BOM, l'ultima esplosione davanti campo Testaccio. "Roma è nostra". Risposta semplice, da cui ripartire.
Matteo Monti, giornalista di Repubblica