Citazione di: Kim Gordon il 25 Nov 2010, 17:04
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Caro Kim
scusa per la semplificazione, anche se concordo con te che le cose non sono mai così semplici. Però più o meno affermi che, dato che il mondo è brutto e che gli ultras rappresentano esteriormente il brutto del mondo, non si deve nascondere la testa. Esistono, ed è un bene che i nostri bimbi li vedano, che ne conoscano l'esistenza e - perché no? - capiscano quali sono i loro valori. Per conformarvisi in futuro, o rifiutarli, questo sarà a loro deciderlo. Sta a me, al massimo, dar loro tutte le informazioni del caso (e sfracagnarli di botte se mi dicono che da grandi vogliono fare gli ultras... e sto a scherzà

).
Non sono totalmente in disaccordo, come sono d'accordo col fatto che non sono certo loro le cause della violenza che c'è in giro. Semmai ne sono testimonianza, in qualche modo più genuina, meno ipocrita, meno filtrata.
Però mi fermo qui, e cerco a questo punto di contestualizzare. E' vero che il fenomeno ultras è solo una faccia di un fenomeno molto più generalizzato. Ma è - nello specifico, dato che di calcio e più precisamente del nostro habitat, ovvero lo stadio - quello di cui stiamo parlando ora.
Dici che sono ingenuo? Lo so, lo ammetto ed è il mio cuore (o la nostalgia?) di bambino che parla. So che uno stadio quale da me vagheggiato non esiste, è esistito ma sicuramente ora non c'è più. Amerei andare allo stadio, tifare, essere contento, lasciare fuori per quelle due orette tutto il mondo al di fuori, col quale tutti dobbiamo confrontarci per i restanti sei giorni e ventidue ore della settimana. E - magari come un bambino - mi risento e mi offendo quando neanche lì mi viene permesso. Perché tutto nello stadio rifluisce, come un'immenso collettore fognario, per restare in attualità.
Ma per sua caratteristica lo sport dovrebbe essere meglio del mondo circostante. Mi dici: non è così. E probabilmente - sicuramente - hai ragione. Il calcio è un business dei più spietati, in preda alla stessa deregulation finanziaria che ben conosciamo altrove. I nostri piccoli eroi miliardari scioperano, ohibò, rischiando una grattatina sulle loro Ferrari, dopo essere astutamente riusciti a combinare i vantaggi dell'impiego con quelli della libera professione. Non si salva nessuno. Ci dovremmo salvare noi, almeno, i tifosi, quelli che nulla abbiamo a guadagnare. E forse è per questo che mi dà ancor più sui nervi. No, neanche i tifosi si salvano, riproducendo in sedicesimo tutte le dinamiche della società "al di fuori". Forse è una logica conseguenza, e dovrei adattarmi al fatto che lo stadio è un posto come un altro, non meglio.
Però me lo sono goduto questo piccolo intermezzo. Mica tutto rose e fiori, perché il frustrato che scarica tutto il suo veleno allo stadio ci sta sempre, perché la gioia di tifare è solo un ricordo. Ma almeno ci potevi parlare, anche litigare. Con loro, no. Tornerà il grigiore, il dovermi sentire in imbarazzo continuo per la mia lazialità violata. I miei figli sono grandi, e hanno scelto altre strade (atletica, pallavolo). Ma oggi come oggi non ce li porterei, mica perché devo tutelarli da qualcosa. Perché voglio vedermi una partita di calcio in pace, e non perdere due ore a spiegare perché quelli ce l'hanno su col presidente, perché fischiano quel giocatore prima della partita, perché insultano un nero quando anche noi ce l'abbiamo in squadra, perché insultano me se faccio il tifo, insomma insegnar loro un'altra lingua e altri codici che - mi si consenta - non hanno nulla a che vedere con quello che i nostri giovanotti stanno facendo sul campo.
Lo so che hanno vinto loro, allo stadio come al di fuori. Ma qui come lì io cerco di combattere, con le piccole gocce che - si spera, in un futuro - diventeranno un mare. Col mio esempio di comportamento. E' quello che posso fare. Ma come mi indigno, per fare esempi di attualità, quando la gente butta l'immondizia per terra o non fa la raccolta differenziata, e mi segno i nomi dei nostri parlamentari indagati per non rischiare di votarli in futuro, così mi indigno per queste piccole grandi prepotenze da stadio.
Sono in minoranza, sono un ingenuo e spero che le cose cambino. Magari il 28 novembre non tornano, non sono ancora pronti, poi viene l'Immacolata, le feste di Natale, magari se ne parla con l'anno venturo.
Nel frattempo, lasciatemi nel ghetto ancora un po'
Guy