Qui è stato più volte evidenziato come, partendo da singoli episodi o manifestazioni, in realtà c'è un'operazione culturale più vasta che mira a rappresentare una realtà distorta e unidirezionale, che fa della squadra giallorossa il simbolo di un bene e di un'identità assolute.
Per combatterla bisogna innanzi tutto darle un nome riconoscibile, che riassuma tutto. Può essere Romanismo (eviterei storpiature comprensibili a pochi) o anche altro.
E a quel nome ricondurre, usando analisi e ironia, tutte le manifestazioni del fenomeno, dalla nonna di Florenzi fino alla mitologia del Cappetano, incasellandole in categorie ben definite: ad esempio, rimozione di tutti gli argomenti contrari alla realtà rappresentata, interpretazioni differenti di fatti simili, enfatizzazione di inezie e criminalizzazione di fesserie ... ecc., il campionario è molto vasto e non va disperso, ma ricondotto a formule riassuntive, a loro volta ricondotte ad una formula riassuntiva finale, il Romanismo appunto, o altro termine analogo.
Un lavoro insomma che va poi rivolto ai mezzi di informazione, che costituiscono i divulgatori di quella cultura (se così si può chiamare), mettendone in imbarazzo la manovalanza.
Roma e Milano sono le capitali dell'informazione e in campo sportivo Milan, Inter e Roma i beneficiari (stranamente la Lazio ne è fuori).
Lo fanno anche a Milano per le milanesi, ma per i giallorossi c'è una particolarità: i giornalisti tifosi, a differenza di quelli milanesi, finiscono per credere loro stessi a quel che raccontano.