Cmq mi capita ogni tanto di ripensare alla prima ragazza che ho amato.
Eravamo compagni di classe, erano i tempi del liceo.
Io avevo 16 anni e mezzo.
Non riuscivo a dirle neanche mezza parola.
Appena mi si parava di fronte mi bloccavo, diventavo rosso, il cuore mi batteva all'impazzata.
Era un sentimento nuovo che ai tempi un po' mi spaventava.
Lei abitava (e abita tutt'ora) in un paese a quasi 20 km dal mio.
Mi ricordo che nei week end prendevo il pullman (ai tempi non ero patentato, non avevo 18 anni) raggiungevo il suo paese di 3000 abitanti in alta collina... scendevo alla fermata, mi facevo il giro del corso, andavo al bar, mi sedevo su una panchina, imboccavo i vicoli... tutto in attesa di lei. Cercavo di prendere confidenza con quelle stradine, la stessa confidenza che aveva lei e aspettavo solo di vederla passare.
Scrivevo che ero li ad aspettare che passasse la mia cometa.
Il mio intento era anche quello di avvicinarla e... dichiararmi.
Ma ovviamente non riuscivo mai a dirle niente.
Neanche mi facevo vedere. Non ce la facevo.
Quando la vedevo l'emozione era troppo forte e mi defilavo... e lei andava via cosi. Senza sapere nulla.
Questa cosa sarà successa decine e decine di volte.
Preparavo ogni giorno una dichiarazione diversa, modificando quella originale che avevo addirittura messo per iscritto, aggiungendo o togliendo ogni volta qualche frase... è a quei tempi che cominciai a toccare i libri di Neruda, Hesse, Saffo... o, meglio, a leggerli con MOLTA più attenzione a scuola... li sfogliavo in continuazione sperando di trovare qualche spunto per la mia dichiarazione. A distanza di più di 10 anni ho ancora i fogli, roba da pazzi

Ma la mia frase preferita era quella di un anonimo egiziano..."L'amore che provo per te è il sangue che scorre nelle mie vene..."
Ovviamente cominciai a suscitare anche l'ilarità degli abitanti del posto miei coetanei... "Ma chi è sto' fesso che vediamo qua in giro ogni sabato? Ma chi lo conosce? E' di Colleferro? E che cazzo viene a fare qua? Lo vediamo girovagare da solo per i vicoli e per il corso, ma che ha le rotelle fuori posto?"
Ovviamente, essendo un paese di poche anime la voce le giunse all'orecchio... e quando mi chiese perchè venissi sempre li giocai la carta "ho parenti li"... in effetti mio padre è di questo paese (ma lei non sapeva che in realtà non me li filavo proprio e cmq erano parenti alla lontana, i miei nonni erano entrambi deceduti e mia zia non viveva li)
Questa storia andò avanti per tutto il 2000, probabilmente solo il 14 maggio 2000 questa ragazza occupò un secondo posto nei miei pensieri... e forse neanche quel giorno. iciamo che fu l'unico in cui riuscii veramente a DISTRARMI.
Un giorno un mio compagno di classe - nonchè mio grande amico - mi pungolò... disse che non avevo le palle, che ero una persona che non valeva niente, che non avevo coraggio, che non avevo la minima dignità.
Usò parole fortissimi, lo fece per il mio bene, voleva che mi dichiarassi.
Continuò a farlo anche nei giorni successivi... continuò come un martello pneumatico, fece di tutto per farmi sentire una merda se non mi dichiaravo. Voleva che mi togliessi il peso, o la va o la spacca.
Ill 19 settembre 2000 il prodigio... la presi in disparte all'uscita della scuola e le dissi tutto, senza omettere nulla.
Le raccontai di tutte le volte che ero venuto al suo paese, del fatto che era sempre nei miei pensieri, le raccontai OGNI COSA.
A quei tempi pensavo che la vita fosse un film e che accadesse come nelle fiction... di fronte a queste cose cosi FUORI DALLE RIGHE (specialmente di uno di scarsi 17 anni) la ragazza si scioglie.
Invece mi guardò come se fossi un PAZZO.
Il suo NO (che cmq sarebbe arrivato lo stesso, a prescindere) arrivò come una mazzata che in un certo senso mi aspettavo.... cioò che mi fece veramente male fu quello che mi disse il giorno dopo.
Io, nella mia immaturità, ebbi la pessima idea di dirle che non volevo che questa cosa ora rovinasse il nostro rapporto di amicizia.
"Ma quale amicizia? Io sono sincera con te... mi dispiace, ma se tu ci sei o non ci sei per me non cambia nulla".
Tornai a casa alle 15. All'ora di cena ancora piangevo.
Ecco,mi piacerebbe innamorami nuovamente con questa intensità, certo non rifarei le stesse cose... ma vorrei rivivere quei sentienti. Ricambiati però stavolta. Se mi avesse ricambiato non sarebbe esistito al mondo un uomo più felice di me.