allora, seriamente, quando arrivano contributi come quello di er polipo, bisogna mettese un attimo seduti e pensare
pensare bene, soprattutto prima di scrivere
innanzitutto ti abbraccio, er po'
t'abbraccio come abbraccio ogni volta quei due o tre amici che vivono o hanno vissuto la tua stessa situazione (io, per fortuna, sono divorziato senza figli)
è una situazione che trova poca sponda nella narrazione, nella cronaca, nel reportage
e magari, tu (non lo so, immagino, e sicuramente immagino male) sei anche privilegiato per il fatto di lavorare fuori di qui e per qui intendo l'italia, un paese che sbatte i genitori maschi separati con figli sull'orlo della nuova povertà
(ne conosco, ne conosco)
massimo rispetto quindi, senza voler entrare nel merito del perché (perché sono cazzi vostri e la Storia insegna come sia stato il peggio del peggio obbligare per decenni le famiglie sbagliate a restare unite per legge), per chi vive su entrambe le sponde una storia simile
(anche se, davvero, io quelli che vedo peggio so' sempre i padri, ma magari è una debolezza di fondo nell'essere uomini e meno preparati alle tragedie che non hanno un termine ad essere scontata)
ti ringrazio per quello che hai scritto e per il fatto che l'abbia scritto qui, che non è fuori contesto, imho, né come topic né come board
e ti ringrazio del bellissimo augurio per mia figlia:
faremo quel che potremo per la ns Marta (semi-cit.)
p.s.: permettimi di dedicarti una cosa, però
partecipo, insieme ad altri netter, ad un gruppo di scrittura creativa...un gruppo di persone che si stimano vicendevolmente, più che altro...certe volte ci sono dei temi scomodi, altre no...e quando scrivi una cosa su un tema scomodo, preferisci che a leggerlo siano persone così...
nel tuo caso, però, l'eccezione è necessaria
Un povero padre
I miei genitori non mi hanno mai fatto mancare niente. Con moderazione, certo. D'altronde venivano da un'altra epoca: bambini della guerra, famiglie numerose, privazioni e la rava e la fava.
Io cerco di fare lo stesso, con i miei, di figli. Ovviamente, non ci riesco.
Non è che non voglio, è che proprio non posso. Non gliela faccio.
I miei genitori mi hanno permesso di studiare, di vedere il mondo, di crescere meglio di quanto non abbiano avuto al possibilità di fare loro. Post laurea anche l'anno sabbatico ho avuto. Che culo. Poi, l'avvio dello studio, prima da solo, poi associato con un altro architetto, poi addirittura in cinque.
Tutto ponderato, tutto oculato. Una vita interessante? Forse no, ma tranquilla, si, tranquilla. La ragazza giusta, la convivenza, il matrimonio, la casa, i figli, la casa più grande.
Poi lo tsunami.
E la separazione ed il divorzio. E la mia povertà. E pensare che ero passato pressochè indenne anche nel ciclone "mani pulite" e nelle crisi economico-finanziarie.
L'ultima, mi sta schiantando.
No, non scherzo: faccio parte di quelli chiamati "i nuovi poveri". Se ne inizia a parlare, poco, ma se ne parla: i padri separati.
Sai quanti ne conosco, alcuni sono vecchi compagni di classe, d'università o di lavoro. Qualcuno vive a studio, perché per fortuna era il suo. Io l'ho dovuto lasciare agli ex soci: belle iene. Non vedevano l'ora di farmi fuori e la mia difficoltà a star dietro alle spese ha fatto il resto.
Adesso mi arrabatto: piccoli progetti, qualche ristrutturazione, condominii. Tutta merda. E poca. Ma benedetta, quando ti pagano e, soprattutto, se ti pagano.
Ho venduto tutto: la macchina - giro in motorino - il basso elettrico - tanto, quando lo trovo il tempo e la voglia di suonare - il surf - capirai, al mare si va solo in posti adatti ai bambini, ma quali onde - ho un solo hobby: sopravvivere degnamente.
Non mi piango addosso, sono realista. Lo so che c'è chi sta peggio, e molto. Cosa volete che sia l'aver perso gli amici comuni (amici?), la mia bella casa e vivere con pochi spiccioli, quelli che restano dopo aver pagato alimenti ed affitto di questo buco di culo di residence? Cosa volete che sia di fronte ad altre tragedie - vere - tipo barconi che affondano, donne picchiate, droga, sessismo, alcool, bullismo, malattie croniche?
Nulla.
Ma c'è una cosa che ho imparato, a mie spese, sulle mie spalle da architetto democratico e, ovviamente, di sinistra. Ho imparato che arriva un certo punto e tu, bam!, relativizzi.
Si, relativizzi e non te ne frega più un cazzo di chi sta peggio di te, perché per te, sei tu quello che sta peggio di tutti. E sono anche bugiardo, perché mi sto piangendo addosso, adesso.
"Papà, quando andiamo ad EuroDisney?"
"Papà, mi serve il telefonino nuovo"
"Papà, mamma dice che se non puoi non fa niente, ma non potrà iscriverci in piscina, quest'anno"
Papà, il mio, dico, vorrei abbracciarti e piangere, come quando avevo 6 anni. Ma non me lo posso permettere, anche se ho i debiti che mi corrono dietro con il motorino ed una dignità quasi ridotta all'osso ma ancora ben direzionata verso il "non cedere".
Mia moglie, pardon, la mia ex moglie non è neanche tanto cattiva. Il giusto.
Attraverso altri disperati come me, conosco situazioni davvero difficili, quelle che tu pensi - ma non dici - "aho', questo o crolla e si ammazza o crolla ed ammazza lei". I bimbi come scudi umani, poi, cristo...
Io non mi lamento: pago il mio prezzo, accetto i soliti ricatti, subisco le consuete ripicche. Lo faccio, maledetta questa formazione democratica che mi hanno dato, come se volessi punirmi delle malefatte commesse da centomila padri prima di me - e prima dei miei simili - a causa dei quali la legislazione è stata così orientata alla difesa delle donne e, innanzitutto, dei bambini.
Non discuto, ovvio. Ci mancherebbe. Ce ne sono stati, ce ne sono e ci saranno ancora dei delinquenti.
Però, è difficile. Troppo difficile. Quasi improbo. Questo voler restare la persona che eri e convivere con la doppia velocità, morale e pratica, del dover continuare ad essere un buon padre e non crollare sotto i colpi della - non voglio chiamarla "povertà": ho ancora un minimo senso del pudore, io - mancanza di possibilità.
Non ero forgiato a tutto ciò, non ci sono cresciuto. Ci sono sprofondato in un attimo durato anni di separazione giudiziale e spese legali e privazioni e bambini da non perdere.
"Papà, sai che casa di Andrea ha uin terrazzo dal quale si vede tutta Roma?"
"Papà, Andrea ci ha regalato un cane. Si chiama Poppy"
"Papà, questa estate mamma ed Andrea ci portano in America"
Io non ho un cane, vivo in 40 metriquadri a Torpigna ed in America ci vado la notte quando dormo. Se sogno.
Mia madre mi dice sempre "perché non vieni a stare di nuovo da noi?". A 45 anni, mamma? Si, mi salverebbe economicamente, ma la sua avvocato infilerebbe gli artigli in questa nuova situazione eppoi i bambini non avrebbero i loro spazi e non si sa mai che...no, no...
Mia madre mi dice anche "non hai nessuno?". No mamma, non ho nessuno, a parte altre sfigate come me. Ho avuto un paio di storie ma una non amava i bambini e le ex mogli - ricambiata - e l'altra era nella stessa mia situazione - e se unisci due zoppi non è che fai un centometrista - ecco.
Per ora va bene così. Per ora.
Mi sono anche iscritto ad un'associazione di padri separati: quando le riunioni finiscono e ci alziamo tutti insieme, diretti verso il nostro poco e niente, mi pare di vedere una scena di The Walking Dead. Ci manca solo che facciamo versi tipo "aaarghhh" o "uuggghh". Zombi. Ecco, sembriamo tutti zombi.
Non credo che ci tornerò, comunque.
Voglio essere ottimista, però. Devo essere ottimista. Posso essere ottimista.
Nel frattempo, sono solo un povero padre.