E' da qualche giorno che ci penso, anzi pure di più.
Mi gira per la testa, mi fa canticchiare l'inno quando penso alla Lazio. E anche quando non ci penso.
Mi fa immaginare che Felipe Anderson corre come il vento col pallone attaccato al piede, che la smista per Keita che crossa per Djordjevic, o forse per Miro, o forse per tutti e due.
E la incornano alle spalle dell'incolpevole portiere avversario.
E una folle, istintiva, selvaggia corsa verso il primo dei 50mila tifosi laziali che é saltato sul suo seggiolino.
Chi ha bestemmiato dalla gioia, chi urla come un ossesso, chi si abbraccia il vicino di posto.
E si ricomincia. Ora e per sempre.
Con gli occhi rivolti a quel rettangolo verde. Sempre e solo a quel rettangolo verde, a quei dieci ragazzetti in calzoncini corti e con la maglia biancoceleste.
Chissà perché quando immagino la Lazio che gioca c'é sempre il sole. Con qualche nuvola bianca a incorniciare il celeste. Forse é un modo per ricordarmi che se Dio esiste sarebbe dei nostri. Contraddizioni comprese.
E sorrido. O rido.
Io mi dico che sarebbe bello provarci.
A essere ottimisti intendo. Anche e soprattutto per la Lazio.
Per vedere anche solo l'effetto che fa.
Incredibile al Curi, Incredibile al Curi.