Siamo stati i primi, ma non siamo il passato.
Tutte queste foto in bianco e nero, tutto questo calore, tutto questo orgoglio d'appartenenza non ci devono distogliere dalla prospettiva. C'è una volontà diffusa che da decenni ci vuole subalterni all'altra squadra cittadina, più votata all'effimero, più seducente se si tratta di produrre omologazione. Un cozzo tra modernità cialtrona e album della memoria un po' sbiadito e antico. Quelle immagini in bianco e nero vanno colorate. Quella retorica sull'epopea degli eroi anni '70 va collocata nel giusto contesto e non può essere la quotidianità della Lazio. La Lazio di oggi è nei piedi finalmente felici di Felipe Anderson. Dobbiamo fare lo sforzo di smettere di stare voltati di spalle e di guardare al futuro. Riportando alla luce il sogno della Lazio visionaria di Sergio Cragnotti.
Il campo ci regala una grande occasione, sfruttiamola. Perché non siamo il passato, non siamo il Genoa o la Pro Vercelli di Roma.
A Roma ci stiamo e ci rimarremo, da protagonisti assoluti. Non certo ricordando quello che è stato, ma compiendo nuove imprese da ricordare.