Citazione di: JoePetrosino il 13 Gen 2015, 12:17
e che deve risponde..
esperti in suicidi e morti per doping...
Anche in valigette piene di soldi consegnati a un arbitro per vincere una semifinale di coppa dei campioni (per fortuna...vai ciccio).
http://www.ilsecoloxix.it/p/sport/2011/03/17/AO3OwKF-milioni_arbitro_pagammo.shtmlIl figlio di Viola: sì, pagammo
100 milioni all'arbitro Vautrot
Roma - I più giovani non ricorderanno forse nemmeno chi era Dino Viola, l'Ingegnere del calcio italiano, l'uomo che da presidente della Roma portò i giallorossi allo scudetto con la straordinaria squadra dei Falcao e dei Di Bartolomei e dell'allenatore Liedholm. Ma Viola era un uomo che faceva discutere molto. E oggi è tornato alla luce un fatto di 27 anni fa.
«Che la Roma abbia dato ad un intermediario 100 milioni per l'arbitro Vautrot è vero ed è un fatto vergognoso: però voglio ricordare che lo scandalo lo fece uscire Dino Viola per smascherare il colpevole e la Cupola del calcio. Una denuncia, insomma». A dirlo, parlando da testimone oculare della vicenda, è Riccardo Viola, figlio del presidente della Roma Dino Viola, che ai microfoni di Mediaset Premium, rievoca lo scandalo legato a Roma-Dundee del 25 aprile 1984, semifinale di Coppa dei Campioni, con i giallorossi che rimontarono lo 0-2 dell'andata, vincendo per 3-0 e qualificandosi per la finale di Roma poi persa ai rigori contro il Liverpool.
Nel 1986 la Corte Federale assolse tutti i protagonisti di quello scandalo, ma solo per sopraggiunta prescrizione e specificando di «aver riscontrato un comportamento gravemente censurabile messo in opera dall'ingegner Viola: non può quindi dichiarare caduta l'incolpazione contestata ai signori Landini e Viola in merito al passaggio della somma di 100 milioni».
Per la prima volta dopo 27 anni, Riccardo Viola, a quei tempi dirigente giallorosso nella società presieduta dal padre, ricorda quel che successe nei giorni precedenti la partita. «Arriva il signor Landini, dirigente del Genoa, parla con mio padre - racconta Viola junior - e gli dice: Vautrot è un amico e attraverso un altro mio amico si può arrivare a lui. Ma bisogna dare all'arbitro 100 milioni. Noi rispondiamo: che sicurezza abbiamo che Vautrot prenda questi soldi?».
«Ci si accorda per un segnale convenzionale che avvenga, sotto gli occhi di tutti, durante un incontro, alla vigilia del match - continua Riccardo Viola -. Noi organizziamo una cena con l'arbitro e chiediamo un segnale che effettivamente dimostri che qualcosa di vero in tutto questo c'è. Nel corso della cena arriva un cameriere che si rivolge all'arbitro e dice: `Il signor Vautrot al telefono´. Quello era il segnale. Quando Vautrot dopo essersi assentato ritorna al tavolo, ci dice: `Ha chiamato l'amico Paolo e mi ha detto di salutarvi´. Allora io mi alzo, chiamo papà e gli dico: `Messaggio arrivato´».
Riccardo Viola non esita ad ammettere che la consegna del denaro ci fu. «Tutto questo - spiega - è stato fatto perché di fronte a una partita del genere, e vista l'importanza dell'evento, dire di no non è facile. Tirarsi indietro poteva avere gravi ripercussioni».
Alla domanda su chi fosse il misterioso Paolo amico di Vautrot e garante occulto dell'operazione, il figlio di Viola risponde così: «chi fosse l'amico Paolo non l'abbiamo mai saputo. Papà domandava a tutti e in quel periodo c'erano solo due possibili Paolo, Casarin e Bergamo. Lui parlò con entrambi, ma finì che entrambi si accusarono a vicenda».