Ricapitolando:
(i) nel 2011, quando sono entrati, gli americani non hanno messo soldi propri e la roma è rimasta in piedi solo grazie ai finanziamenti concessi da Unicredit (i famosi Term Loan e Vendor Loan). All'epoca, dunque, la società era indebitata verso Unicredit S.p.A.;
(ii) nell'agosto 2013, il veicolo societario di Pallotta ha acquistato (non si sa per quanto ma verosimilmente "a sconto") i crediti vantati da Unicredit S.p.A. verso la roma. Dopo questa mossa, dunque, la società era indebitata verso (il veicolo societario di) Pallotta;
(iii) ora – ed arriviamo ai giorni nostri - Pallotta ha deciso di rientrare dei propri crediti verso la roma (buona parte della cassa derivante dal bond - 120 milioni su 175 – verranno, infatti, utilizzati per pagare il debito verso Pallotta) e spostare la patata bollente a qualcun altro (i futuri possessori dei bond).
Ora, partendo dal punto (ii), le possibilità erano in realtà 3 (non contando lo scenario fallimento che non era comunque in realtà ipotizzabile fintanto che il debito della società era nei confronti del proprio socio):
(a) Pallotta avrebbe potuto decidere di "spendere soldi" per la roma, rinunciando al proprio credito (o convertendolo in capitale). Questa sarebbe stato lo scenario migliore per la roma, ma fortunatamente non sembra che il nostro amico abbia voglia di investire soldi propri;
(b) la società si sarebbe potuta "mettere a dieta" iniziando a vendere un po' di pezzi pregiati della squadra per riequilibrare la propria situazione economico-finanziaria. Questa soluzione (che ci avrebbe indubbiamente dato delle soddisfazioni nel breve periodo) sarebbe stata quella più logica (e necessaria) da un punto di vista economico-aziendale e quella che con maggiori possibilità di garantire un futuro nel medio-lungo periodo alla società;
(b) "Rilancio". Probabilmente anche perché più funzionale al racconto favolistico della grande roma pronta a conquistare il mondo, si è deciso di fare la scelta più rischiosa (per la società, non certo per Pallotta che rientra di tutti i suoi crediti) quella di rifinanziare il debito con un emissione di bond (peraltro con una scadenza non troppo lunga, con oneri finanziari importanti da pagare ogni anno e con un financial plan per il ripagamento molto (ma davvero molto) ottimistico). Il tutto avendo come creditore non più il proprio socio ma il mercato (i detentori dei bond) che in caso di default non farebbe sconti.
In sostanza è vero che la scelta del "rilancio" ci priva (al momento) delle soddisfazioni che ci saremmo iniziati a prendere nello scenario (b) ma (oltre che ad essere contenti per aver evitato lo scenario (a)) ci sono ottime (e sempre più) ragioni per ritenere che le soddisfazioni che ci meritiamo arriveranno anche in misura maggiore nei prossimi anni.