Anni fa c'era il Monza che era una realtà nel calcio di B. Per tante stagioni era lì lì per andare in A, e poi per un motivo o per l'altro nel finale si accasciava.
Ho sempre avuto l'impressione che non ci volessero andare.
Perché la A è una bella cosa, ma ti obbliga per forza di cose a rafforzarti, a rafforzare le strutture (oppure, come succede a Chievo e Sassuolo) a giocare in stadi non tuoi, che nulla hanno a che vedere con la propria storia. Spendere di più, fare debiti.
Non è infrequente il caso di società che arrivano in A, fanno debiti, retrocedono e fanno a tempo di record doppi o tripli salti nell'inferno delle serie minori.
Questo anche per dire che non è solo questione di audience e di interessi televisivi. Stare in A è logorante, al di là dell'entusiasmo sportivo. E per un Sassuolo che gliela fa perché sostenuto da un importante gruppo industriale (Squinzi dice nulla?) ce ne sono tante che per vivere un giorno da leoni si auto-costringono a cento anni futuri da pecora.
L'esempio del calcio inglese è poco calzante. Anche lì ci sono nomi "piccoli": Burnley, Crystal Palace, Leicester, WBA, ma sono società strutturate, con stadi loro, un pubblico fedele. Gli spettatori di queste società in A e B sono più o meno gli stessi, le retrocessioni non sono un dramma, è difficile che una retrocessione porti eccessivi sconquassi (certo, c'è il Wigan che dopo un momento di gloria sta per effettuare il doppio salto all'indietro).
Da noi le "piccole" trovano spazio principalmente perché le società con più storia si sgonfiano come palloncini, per piombare nell'inferno della Lega Pro o dei dilettanti con fracassi che - questi sì - alterano la regolarità dei campionati. Fa tristezza per me vedere il Padova, la Triestina, ma anche un Napoli o una Fiorentina precipitare per l'assurda gestione dei propri dirigenti.
Le "battaglie" per il fpf e la riforma dei campionati servono anche ad evitare queste storture. Storture da sempre vagheggiate dal duo giallorossobianconero. La Juve sta correndo ai ripari, lo Juventus Stadium è importante, Milan ed Inter si stanno già ridimensionando, e campano di parametri zero. La roma campa di prestiti dalle banche, vagheggia uno stadio che comunque non sarà suo. Comunque, dal fair play finanziario e dalla contrattazione collettiva dei diritti televisivi può aver solo da rimetterci.
Si porta sempre ad esempio il sorteggio integrale, che nel 1985 portò lo scudetto a Verona. Indovinate chi sono i nemici acerrimi del sorteggio degli arbitri? Quelli che non avrebbero sempre un Rizzoli quando conta.
Lotito fa battaglie di potere, e questo non possiamo sopportarlo. I suoi avversari fanno battaglie in nome di De Coubertin, invece. Accecati dalla lotitofobia non ci domandiamo più se le sue battaglie sono condivisibili e funzionali ad un calcio più equo. Ci domandiamo al limite se possono portare ad un vantaggio per la Lazio. Oggi. Magari (come dice qualcuno) potendo essere tra quelli che gli arbitri li condizionano, ad esempio.
Le reazioni scomposte e scorrette dei suoi avversari, le intercettazioni ad orologeria, i casi Mauri, i fronti granitici e compatti dei maggiori quotidiani, non è (IMHO) perché sono contro la Lazio direttamente (oddio, in certi casi...). Sono segnali di una battaglia in corso, e ci sono ben altre storie in ballo del Carpi o del Frosinone.
Per il terrore che ci vada di mezzo la Lazio (la quale tanto ci va sempre di mezzo, da ben prima di Lotito) si preferisce - sempre in nome della lotitofobia - prendere le distanze, schierarsi contro o - nel migliore dei casi, perché schierarsi con un baldissonide è francamente impossibile - non prendere posizione. Astenersi.
Mica ci si chiede di mettersi in trincea col casco lotitiano. Di identificare però i termini della questione, sì. Lotito si sta facendo i cazzi suoi? Sono sicuro che è così. Ma si sta facendo ANCHE i cazzi suoi, come chiunque sta in quella posizione. Successe nella seconda guerra mondiale. Stalin si faceva abbondantemente i cazzi suoi, e non lo sopportavano in molti in occidente. Guardando il big picture, rimase evidente quali erano i nemici da affrontare al momento. E non sarebbe bastata un'intercettazione in cui Stalin parlava di quello storpio di Roosevelt o di quel frocione di Churchill...