Citazione di: Maxilotte il 20 Feb 2015, 13:25
cerchiamo di fare un'analisi seria. Fino adesso non è rientrato nulla e francamente se devi riciclare, non credo che l'acquisto di una squadra così sotto i riflettori sia un buon modo. anche a me sfugge sempre la ragione per queste pseudo operazioni. Anche la famosa cordata chinaglia, ammesso che l'operazione Lazio fosse volta a far salire il prezzo delle azioni, ma gli acquisti fasulli del Marsala, Civitavecchia, Triestina, etc., mi spiegate quali vantaggi ha prodotto alla cordata? mistero per quanto mi riguarda
La Mapi group è una società con sede in Slovenia, a Nova Gorica (che coincidenza!), legata alla Gazprom. Nel 2013, tramite il proprio Ad Giampietro Manenti, tentò l'acquisizione proprio delle cartiere Pigna, promettendo di rilevare l'83% dell'azienda, in difficoltà economica, con 19 milioni e con 100 milioni iniziali d'investimento. Manenti affermò di aver depositato la cifra iniziale su un conto presso un notaio, a disposizione di Jannone che però definì l'operazione "infondata". Giampietro Manenti nel frattempo aveva già fatto promesse che poi, per un motivo o per l'altro, non ha mai potuto mantenere: come l'apertura di 1300 punti vendita con un aumento sostanziale di posti di lavoro, per fare un esempio.
manenti-corioniSaltato l'acquisto delle cartiere Pigna, Manenti si è allora fatto sotto con il Brescia. A fare da mediatori tra lui e Corioni sono Felice ed Alain Garzilli, soci con Alborghetti di una società chiamata Platinum Financial srl. Ed è proprio questo collegamento tra Alborghetti e Manenti che spaventa i tifosi crociati, al pensiero che proprio la Mapi possa essere dietro a questa nuova cordata. Non solo: da Brescia rimbalza la voce secondo la quale proprio Alborghetti in persona si sarebbe speso in alcune situazione per garantire sulla bontà dell'operazione di Manenti. La compravendita del Brescia terminò con un nulla di fatto: Corioni dopo aver creduto alle promesse dell'imprenditore milanese affermò che "chi si è affacciato a comprare il Brescia voleva "tirarmi un bidone", ma alla fine non ci è riuscito. Basta, molto semplice. E' molto bravo ad inventare storie finte". Dalla sua Skoda malmessa, con la sua tuta d'ordinanza, Manenti era diventato un abituè nei salotti televisivi bresciani, dai quali prometteva ai tifosi soldi, giocatori e grandi cose. Addirittura firmò un "contratto con i bresciani" in diretta televisiva, con il quale garantiva il futuro del club, acquisti importanti ed il ritorno in Serie A. A Brescia c'è chi gli ha dedicato addirittura una canzone, con "Sei un mito" degli 883 che si è trasformata in "Sei un mitomane", e che inseriamo in coda a quest'articolo.
http://www.parmafanzine.it/la-nuova-proprieta-e-dubbi-sulla-mapi-manenti-non-posso-confermare-ma-non-smentisco/PARMA - Mentre si consuma il dramma del Parma calcio, il capogruppo del Pd Nicola Dall'Olio interviene per dire quello che molti pensano, ma fino ad ora in pochi hanno espresso in modo così esplicito. Il consigliere parla di vicenda imabarazzante e di personaggi inquietanti che si sono succeduti alla guida della società. Il consigliere si chiede anche cosa abbiano fatto gli organi di vigilanza, ma anche notai e revisori che hanno avallato tutto questo. "I responsabili diretti, in primis chi ha prodotto il debito cercando poi di nasconderlo sotto un mucchio di balle e di vendite farlocche, devono rispondere alla giustizia e pagare".
Ma il consigliere si spinge anche più in là e fa una riflessione di carattere generale. "Chi garantisce, a questo punto, che le società calcistiche non vengano utilizzate come centrali di riciclaggio e non vi siano ingressi di capitali della malavita organizzata, come ha denunciato nel silenzio più generale Don Ciotti?". Già, chi garantisce?
La nota di Dall'Olio
L'imbarazzante vicenda del Parma Calcio va ben al di là della nostra realtà cittadina. E' una vicenda di rilievo nazionale che scuote ed investe l'intero sistema calcio, ormai sempre più screditato nei suoi organismi dirigenti e di controllo. La sequenza di passaggi di proprietà e la galleria di personaggi che si sono succeduti nelle ultime settimane alla guida del Parma F.C. ha dell'inaudito e dell'inquietante.
In quale altro ambito economico e sportivo può accadere che una società nel giro di due mesi passi di mano quattro volte e veda avvicendarsi alla presidenza figure improbabili come Pietro Doca, Fabio Giordano, Ermir Kodra e da ultimo tal Giampietro Manenti? Come possono dei notai e dei revisori asseverare l'acquisto di una società indebitata per decine di milioni di euro da parte di fiduciari, fondi off-shore, holding non meglio identificate senza proprietari noti e soprattutto senza garanzie e capitali? Cosa stanno a fare gli organismi di controllo della FIGC a cominciare dalla commissione di vigilanza sulle società professionistiche (Co.Vi.Soc)?
In nessun altro paese europeo questo [...] spettacolo sarebbe mai potuto andare in onda. I vari Doca, Giordano, Kodra, Taci e Manenti sarebbero stati messi alla porta molto prima di balzare agli onori della stampa e delle televisioni illudendo città e tifosi. In Italia, invece, tutto questo è stato possibile senza che nessuno, a livello nazionale, intervenisse o dicesse niente.
E' capitato purtroppo al Parma Calcio, ma poteva e potrebbe capitare benissimo anche ad altre società di serie A. Questo significa che il sistema di verifica societaria e di controllo non c'è o comunque non funziona. Che il sistema calcistico, oltre ad essere opaco, è vulnerabile all'ingresso di capitali di provenienza incerta, per non dire malavitosa.
Se uno spiantato titolare di una società con sede in una stamberga ai confini della Slovenia può acquistare il Parma Calcio e promettere bonifici da decine di milioni di euro chi garantisce, a questo punto, che le società calcistiche non vengano utilizzate come centrali di riciclaggio e non vi siano ingressi di capitali della malavita organizzata, come ha denunciato nel silenzio più generale Don Ciotti? Comunque vada a finire, quanto accaduto al Parma Calcio non può e non deve più ripetersi. I responsabili diretti, in primis chi ha prodotto il debito cercando poi di nasconderlo sotto un mucchio di balle e di vendite farlocche, devono rispondere alla giustizia e pagare.
Ma da questa vicenda che ci tocca da vicino, come tifosi e come parmigiani, deve anche partire una profonda riforma del sistema calcistico nazionale prendendo esempio da altre federazioni come quella inglese. Le società di calcio professionistico dovrebbero essere sottoposte a regimi di trasparenza e a forme di garanzie analoghi a quelli previsti per le società quotate in borsa. Devono esserci organi di controllo dotati di autonomia e potere sanzionatorio che verificano ed intervengono prontamente espellendo o allontanando chi non ha i requisiti, economici ma anche etici, per guidare una società di calcio. In gioco c'è la credibilità di uno sport che rischia, senza un deciso intervento, di sgonfiarsi.
http://www.parmaonline.info/?q=content/calcio-malato-il-consigliere-dallolio-punta-il-dito-sul-rischio-riciclaggioNon sono l'unico a pensarlo