ha avuto una carriera inferiore alle sue possibilità
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2005/10_Ottobre/18/cappelli.shtml«Ho detto tanti no, anche a James Bond»
Dalila Di Lazzaro: perse tante occasioni, ma va bene così e continuo a lottare
«La mia vita è un romanzo d'appendice», racconta Dalila Di Lazzaro. Ha avuto il mondo ai suoi piedi e ha subìto traumi incredibili. E ora ha scritto un libro sulla sua vita. «Se ha un senso è perché ho voglia di far uscire dei rospi, il dolore fisico e mentale: le due violenze subìte, la perdita di mio figlio Christian, gli incidenti al collo e alla spina dorsale, le lesioni non capite dai medici. Non posso restare in piedi per più di un'ora. Voglio portare l'attenzione su questo tema, vi do una mail, daliladilazzaro @yahoo.it, hai visto mai che trovo il medico giusto». Ma poi nel libro che sta per uscire c'è la Dalila Di Lazzaro attrice, quegli occhi così azzurri e il corpo sognato da tutti, che a 52 anni mantiene la sua bellezza: «Vorrei invecchiare come Katherine Hepburn, con le sue rughe e il suo charme». Fu lanciata nel '76 in Oh, Serafina da Alberto Lattuada: «Fu il mio pigmalione. Gli dissi che il provino non lo facevo, io "ero" quel personaggio che paga il conto alla società per aver contestato il padre».
A 15 anni Dalila resta incinta ed è costretta a lasciare la famiglia, gente semplice della campagna friulana. Come capitò nel mondo del cinema? «Io tiravo a campare quando, dal paesello, arrivai nella grande città. Una ragazza mi disse: andiamo a vedere Roma insieme. Mi sono trovata tra gente arrogante, il classico sottobosco. Io ero orgogliosa, avevo paura di chiedere qualsiasi cosa. Mi aiutò una persona. Il problema è che lui era innamorato e io no». Le sarà successo mille volte. «Ero una bella figliola, il fisico è la mia fortuna e la mia ossessione. Non c'era uomo che non mi volesse. La bellezza o la metti sul mercato e acchiappi più che puoi... Io non l'ho gestita, sono attratta dagli uomini comuni e non dalle star o dai potenti, ero la pallina di un biliardo che sbatteva in tutti gli angoli. Sono stata segnata dalla prima violenza che avevo sei anni, ma all'epoca non si denunciavano quelle cose. Eppure sono riuscita ad amare e a farmi amare, senza una sola seduta di analisi. Da quattro anni ho un compagno meraviglioso, si occupa di politica, per amore l'ho seguito a Milano».
Forse dal cinema non ha avuto quello che poteva avere: «Me lo
Dalila Di Lazzaro
dicono tutti, è verissimo. Non ho fatto il film della mia vita. Cosa c'è dietro? Amavo il cinema in modo folle, nella provincia friulana si e no si andava a scuola, non c'era niente, solo i film in bianco e nero, Cary Grant, Ingrid Bergman. Mi immedesimavo, sognavo. Dentro, sono rimasta una ragazza semplice, non mi piace l'archetipo della donna irraggiungibile. Carlo Ponti mi voleva come la nuova Garbo, mi suggeriva come diventare diva: io ero l'antidiva». Lei esplose negli anni di Gloria Guida e Edwige Fenech. «E Laura Antonelli, è una vergogna abbandonarla così. Non amavo quel genere di malizia sessuale, le commedie sexy me le hanno offerte tutte. Sono nata con tempi sbagliati, troppo presto o troppo tardi. Un giorno Avedon, il fotografo, volle incontrarmi per Vogue. Portavo i capelli spettinati, una chioma strana. Mi fece i boccoli e lo mollai a metà lavoro. Mi mandò una lettera: "Non posso pubblicare le tue foto, hai un neo nel decollétè che rovina l'immagine"».
Un giorno va a Hollywood. «Per imparare l'inglese e per fare cinema, invece mi ritrovo a godermi la vita. Al concerto dei Rolling Stones conosco Jack Nicholson, un uomo simpaticissimo; vado alle feste di Hugh Hefner, il re di Playboy, in una villa con piscina, caverna e conigliette. Ho preso quello che non m'aveva dato l'infanzia. Ma l'America è dura e io non volevo lasciare mio figlio in un collegio. Ho rinunciato al James Bond di Mai dire mai, che andò a Kim Basinger, per un esaurimento nervoso, crisi di panico, all'epoca non sapevano diagnosticarle».
E l'Italia? «Speravo che credessero in me Bertolucci e la Cavani, e se andava la donna mediterranea mi sarei messa la parrucca. Forse non avevo la grinta per impormi». Lei ha lavorato con Sordi (Tutti dentro) e Mastroianni (La pupa del gangster). «Sordi mi corteggiava, faceva le battute, voleva mostrarmi che cantava bene al pianobar, voleva che mi innamorassi di lui ma non era un latin-lover. Mastroianni era depresso, l'aveva mollato Faye Dunaway, era disperato, la raggiunse sul set, le disse che non riusciva a dormire, lei gli diede un sonnifero». Richard Gere? «L'ho conosciuto che non era nessuno, un'amicizia cresciuta nel tempo, dopo la scoperta del buddismo è una persona fantastica».
Ci saranno i lustrini e il dolore. «Nell'87, dopo il primo incidente, sono rimasta 8 anni in una stanza da letto senza vedere nessuno. Mi ha aiutato la fede. Il senso del libro è che la vita è una ruota che gira tra illusioni e delusioni, ti porta il conto e ti dà da mangiare gratis. C'è un buco della scienza su tutto ciò che riguarda il dolore alla schiena, nessuno si prende la briga di riconoscere il dolore cronico. Io non posso lavorare, ho avuto un risarcimento umiliante di 2500 euro. Ma so che ogni giorno sorge il sole».
Valerio Cappelli
18 ottobre 2005