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Sampdoria, Ferrero per ora salva Zenga: decisione tra sette giorni
Dopo la rovinosa sconfitta contro il Vojvodina, il presidente ha tenuto un mini-vertice con Osti e Romei, i suoi più stretti collaboratori: ogni valutazione sulla panchina è rimandata a dopo la gara di Novi Sad. Intanto, si riaffaccia il fantasma di Cassano: il tecnico, infatti, è più debole nei confronti della proprietà
31 luglio 2015 - TORINO
L'intenzione è questa: una tregua. Forse. Almeno sino alla partita di Novi Sad, a meno che (improbabile, ad ora) la dirigenza della Sampdoria decida già per un ribaltone in panchina. "Aspettiamo. C'è un progetto, un percorso da seguire, abbiamo giocato solo una partita. Non trovo una giustificazione a quello che è accaduto, ma chissà che Boskov ci faccia un miracolo...". Così parlò Massimo Ferrero, a mezzanotte e mezza di ieri, dopo un mini-vertice a tre con il diesse Osti e il legale del presidente, Romei, seduti su un gradone di cemento sotto la copertura dell'Olimpico, per proteggersi dal diluvio, mentre fuori la gente lasciava lo stadio in silenzio. Una notte terribile, quella della gente blucerchiata, per quella che ha anticipato di fatto l'eliminazione della Samp dall'Europa League. Bisognerebbe vincere in Serbia con cinque gol di scarto, e se la squadra di oggi è questa, sembra durissima soltanto pensare a un'impresa. "È andata così, ha vinto il Vojvodina ed i nostri tifosi".
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