Inchiesta diritti TV: istruzioni per l'uso.

Aperto da Il nostro Giorgione, 12 Ott 2015, 22:58

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Il nostro Giorgione

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 23 Ott 2015, 08:03
In fuga da Infront (L'Espresso 23 Ottobre 2015)
Dopo l'inchiesta dei pm milanesi, tra i club di Serie A si rafforza la fronda contro la società che gestisce i diritti tv del campionato. La guidano Roma e Juve. Ma molte squadre sono legate a Bogarelli & C. da contratti milionari
Di Gianfrancesco Turano

INFRONT ITALY È COME IL GRANDE MILAN degli olandesi. Nel giro di pochi anni ha vinto tutto. Dalla prima consulenza alla Lega calcio per la vendita collettiva dei diritti tv (luglio 2008), la società guidata da Marco Bogarelli è diventata il principale operatore del prodotto football in Italia. Di molti club ha in mano gli archivi, il marketing, la corporate hospitality, la cartellonistica degli stadi. Agisce anche da sponsor ed è titolare della produzione e della regia unica delle partite. Nel suo portafoglio ci sono le squadre di serie A (più le principali della B) tranne la Roma del bostoniano Jim Pallotta, la Juventus di Andrea Agnelli, il Sassuolo del presidente di Conindustria Giorgio Squinzi, il neopromosso Frosinone di Maurizio Stirpe, numero uno degli industriali del Lazio. A questa fronda si possono aggiungere alcuni scontenti di peso come il Bologna di Joey Saputo, uno degli uomini più ricchi del Canada, i fratelli Andrea e Diego Della Valle (Fiorentina), che sembrano intenzionati a seguire la Roma nel chiudere i contratti a scadenza, Urbano Cairo del Torino, più gli imprevedibili Aurelio De Laurentiis (Napoli) e Massimo Ferrero (Sampdoria). Fra i divorzi certi del 2016 c'è quello dalla Lega di B guidata da Andrea Abodi, che nel 1994 fondò Media partners, la futura Infront Italy, insieme a Bogarelli, ad Andrea Locatelli e a Rodolfo Hecht Lucari, scomparso nel 2010. Il monopolio Infront è minacciato dalla magistratura milanese che ha messo sotto indagine Bogarelli, Locatelli e il loro direttore inanziario Giuseppe Ciocchetti. Nella lista sono initi i presidenti ilo-Infront per eccellenza, Claudio Lotito della Lazio ed Enrico Preziosi del Genoa. Inquisiti anche Gianluca Paparesta, ex arbitro internazionale oggi alla guida del Bari, i dirigenti Mediaset Marco Giordani e Giorgio Giovetti, e il iscalista Andrea Baroni, arrestato il 9 ottobre. Alla riunione fra i presidenti della Lega di serie A, lunedì 19 ottobre, lo slogan era: state calmi, non è successo niente. Bogarelli si è manifestato conservando il silenzio stampa, come ha fatto con l'Espresso. Lotito si è portato fuori a pranzo Agnelli, travagliato da una crisi organizzativa segnata dall'uscita del direttore marketing Francesco Calvo. Ma non sarà facile superare la tempesta. Ci si può chiedere come è stato possibile che Infront Italy, fondata vent'anni fa da quattro amici al bar, abbia tenuto testa a dinastie industriali di peso conquistando contratti, anticipando crediti sulla parola per miliardi di euro, mangiandosi i concorrenti e portando la sua stessa valutazione a una crescita esponenziale ribadita dai passaggi di proprietà: 90 milioni di euro nel 2006, quando la holding svizzera Infront comprò Media partners e le cambiò nome, 600 milioni di euro nel 2011 quando l'intero gruppo Infront fu acquisito dal fondo Bridgepoint, e 1,05 miliardi di euro all'inizio di quest'anno con il passaggio di Infront da Bridgepoint al gruppo Wanda di Wang Jianlin, l'imprenditore più ricco della Cina insieme a Jack Ma. La risposta è semplice. Aristotele, non quello del ilm di Lino Bani, diceva che la natura rifugge dal vuoto. Infront ha occupato una voragine aperta dalla peggiore classe dirigente del calcio europeo, capace di far retrocedere la serie A da torneo di punta nel mondo a un quarto posto continentale minacciato da Francia e Portogallo, ma incapace di vendere in proprio un prodotto esclusivo che i broadcaster devono acquistare per sopravvivere. Bravi quelli di Infront a portare l'incasso dei diritti da 725 milioni nel 2009 a 1,2 miliardi di oggi e a giocarsi le loro carte, anche se forse non hanno sempre rispettato il regolamento. L'arresto di Baroni, italiano con base operativa alla Tax&inance di Lugano, sarà la chiave per capire quanto della politica di Bogarelli sia passata dai trasferimenti in denaro estero su estero, come accadeva al Milan degli olandesi. Il metodo operativo sembra quello del comparto Fininvest "very discreet" che furoreggiava negli anni Novanta. Molti degli uomini anche. Oltre a Baroni e al suo socio non indagato Gerardo Segat, che segue la trattativa per la cessione del Milan a Bee Taechaubol, ci sono i ragazzi di Milan channel, la tv tematica dei rossoneri. Dal vivaio del canale sono arrivati Bogarelli e Locatelli. Con loro c'erano i cugini Silva, della dinastia brianzola dei detersivi. Riccardo è diventato il re dei diritti sportivi esteri con la sua Mp&Silva, spinoff di Media partners creata con Andrea Radrizzani nel 2004 e declinata ai quattro angoli del globo (Montecarlo, Dubai, Irlanda, Singapore, etc). Il presidente milanista Silvio Berlusconi può essere iero della sua cantera. La partita dei diritti è fondamentale per lui. Anche se ha perso terreno dovunque rispetto ai bei tempi, il calcio deve restare cosa sua. È lì che si gioca il match della vita fra la sua Mediaset e il nemico Sky. È lì che entra in ballo il sistema Infront.

LA BANCA DI BLATTER L'accordo fra la Trimurti che comanda in Lega (Galliani, Lotito, Preziosi) è sulla falsariga del primus inter pares. Il primus è, ovviamente, l'amministratore delegato anziano del Milan. Galliani ha afidato i rapporti con il palazzo a Lotito, che è anche consigliere in Federcalcio. Indagato per estorsione dalla procura di Napoli che lo accusa di usare i contributi federali come instrumentum regni, il presidente latinista è l'autore della candidatura dell'ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro a grande inquisitore federale al posto di Stefano Palazzi. Su Bogarelli, Galliani ha esercitato la moral suasion con un messaggio chiaro: della politica mi occupo io, a te il business. Nel ramo affari, Infront è la generosità eletta a sistema di gestione. Il bilancio consolidato della capogruppo italiana (Infront Italy holding) è quello di una media impresa, se si riguarda ai ricavi (240 milioni di euro nel 2014). La voce chiave è quella degli impegni: 700 milioni di euro. Il grosso di questa cifra è dato dagli anticipi ai club di serie A "a carattere promo-pubblicitario e legati ai diritti addizionali" e dalle consulenze. È una somma enorme che non contiene, per esempio, gli 80 milioni di euro versati in quattro anni all'Inter di Eric Thohir attraverso la capogruppo svizzera Infront Sport & media di Zugo, che ha rimpiazzato Rcs sport. Ancora più rilevanti sono i valori messi a sostegno del doppio contratto con la Lega calcio per il triennio 2015-2018 e per il periodo successivo (2018-2021). Nel bilancio del 2013, quando bisognava garantire per sei anni, la cifra era di 7,1 miliardi di euro. Nel 2014 la somma è scesa a 3,7 miliardi di euro, dopo che Sky e Mediaset hanno irmato l'accordo 2015- 2018, quello sospettato di turbativa d'asta dalla procura di Milano. Per fare una proporzione, il mercato mondiale dei diritti di tutti gli sport è valutato circa 30 miliardi di euro. Il Milan di Sacchi rischiava attaccando. Infront non è da meno, a costo di incassare qualche gol. Lo scorso anno il proitto netto consolidato è crollato da circa 9,5 milioni a 1 milione a causa dell'"azzeramento di crediti ritenuti inesigibili". Se è vero che i club corrono in banca a farsi scontare i contratti Infront appena irmati, è altrettanto vero che molti di loro poi falliscono o retrocedono oppure retrocedono e falliscono, come l'Ascoli. In questi casi, Infront ha buttato i soldi. Nel 2014 19 milioni di euro sono stati cancellati dalla lista dei crediti. Il inanziatore principale di Infront Italy è Infront svizzera. La casa madre guidata da Philippe Blatter, nipote di Joseph, sovrano uscente della Fifa, non fa sconti. I 53 milioni versati nelle casse della controllata italiana vengono ripagati con interessi passivi al 9 per cento (4,7 milioni di euro). Questi sono i inanziamenti in chiaro. Poi ci sono quelli criptati, come i 15 milioni di euro che, secondo le ricostruzioni dei magistrati, sono passati da Bogarelli a Preziosi.

CAMPAGNA ACQUISTI La situazione contabile di Infront sembra destinata a soffrire per l'irrigidimento dei rapporti con Sky, che ha trasformato la freddezza verso l'advisor della Lega in una guerra santa dove Infront e Mediaset sono considerati tutt'uno. Fino all'anno scorso a Sky Italia capitava di comprare in seconda battuta i diritti d'archivio da Infront. Oggi le porte si sono chiuse e le trasmissioni della tv di Rupert Murdoch mandano solo immagini d'archivio di match dove giocano o la Juve o la Roma, che hanno accordi con il network satellitare. Nonostante questo, Infront è rimasta fedele all'idea che bisogna spendere per occupare il maggiore spazio di mercato possibile. Solo dopo si pensa a vendere. Tra luglio e settembre la società di Bogarelli ha concluso l'acquisto di due concorrenti. Prima ha preso la bresciana G Sport della famiglia Giacomini (12,7 milioni di euro bonus incluso) e poi ha rilevato la Sport 09 (3,3 milioni di euro). G Sport ha un portafoglio di club non di primissimo piano. La stella del gruppo è la Fiorentina (cartellonistica e ospitalità stadio), seguita dal Carpi al primo torneo di serie A e da un gruppo di decadute (Cagliari, Brescia, Livorno, Pescara, Cesena, Catania) che includeva il Parma calcio, fallito e iscritto con una nuova società alla serie D. La Sport 09 di Natalino Bellati, ex di Publitalia, è invece nata quando Giuliano Adreani ha deciso di chiudere la divisione sportiva della concessionaria Fininvest. Il cliente più prestigioso di Sport 09 è stato il Barcellona, preso in esclusiva per il mercato italiano inché la Liga spagnola non è passata alla contrattazione collettiva. Una terza microacquisizione risale al 28 gennaio 2015 quando Infront ha acquistato per 180 mila euro la maggioranza di Taschino, una srl costituita dal telecronista sportivo Guido Bagatta sei giorni prima.

I MARGINI ESTERI DI MP&SILVA Mp&Silva non è stata toccata dall'inchiesta ma è una parte fondamentale del sistema Infront. L'ultimo contratto chiuso da Silva (186 milioni di euro invece dei 117 milioni dell'accordo precedente) ha permesso a Infront di superare i 1040 milioni totali e ha fatto scattare sia il rinnovo automatico dell'advisory ino al 2021 sia il raggiungimento dell'aliquota di bonus variabile più alta per la società di Bogarelli (60 milioni di euro). Silva si è trasferito da Londra a Miami e ha afidato la sua unica azienda rimasta in Italia, l'agenzia milanese di modelle Mp management, a Elena Guastoni, altra ex di Milan channel. In Florida, Silva gestisce il Cavalli restaurant e il Miami Fc, squadra della seconda divisione del soccer Usa, insieme a due vecchie glorie rossonere come Alessandro Nesta e Paolo Maldini, l'ex capitano in cattivi rapporti con Galliani. Chi lo ha incontrato allo Sportel di Montecarlo, durante la recente iera dei contenuti sportivi in tv, lo ha sentito esprimersi con freddezza nei confronti di Bogarelli. Di qualunque natura siano le frizioni fra i due, la cessione dei diritti esteri è fondamentale per Infront Italy ed è un business ad altissimo margine per Mp. In base all'accordo con la Lega, Silva paga in anticipo i diritti esteri ai club di serie A e poi li rivende. Se è bravo, guadagna. Se no, perde. Silva è molto bravo, forse persino più bravo di Bogarelli. Per quel poco che si può dire dei suoi conti, che non hanno un consolidato e sono caratterizzati da operazioni estero su estero fra le varie consociate, nel 2014 gli azionisti di Mp&Silva ltd di Dublino hanno incassato un dividendo di 45 milioni di euro su 208 milioni di ricavi che sono solo una parte del fatturato totale annunciato dalla società (750 milioni di dollari). È vero che in questa cifra ci sono anche altri campionati e altri sport, ma i margini restano impressionanti. A chi vadano questi proitti è dificile dire. Mp&Silva dichiara di essere controllata all'80 per cento da Silva e dal suo socio Radrizzani che però in agosto ha annunciato la cessione di parte della quota per tentare l'avventura con la sua Eleven sports network, operativa in Belgio, Polonia e Singapore. Un terzo socio è Carlo Pozzali, ex dell'agenzia Img, leader mondiale del settore. Gli avversari di Infront in Lega vorrebbero un rendiconto delle somme pagate dagli utilizzatori inali e lamentano che il confronto con altri tornei è sproporzionato. La Liga spagnola ne vale 600 milioni all'estero, oltre il triplo della serie A. La Premiership, che si è afidata a Img porta in cassa 958 milioni di euro all'anno, più di cinque volte l'Italia. Sullo scacchiere delle relazioni internazionali Silva, che nella versione inglese del sito Mp scrive di essere iscritto al Partito democratico, conserva un rapporto stretto con i qatarioti e con il loro plenipotenziario nel football, Nasser al Khelaii. Gli emiri della famiglia al Thani sono lanciati alla conquista dello sport in tv con il network beIn sports, possibile alleato di Mediaset nella guerra a Sky.

L'IRA DI MISTER WANG In Italia il sistema Lega si sta già preparando alle elezioni del prossimo anno. Secondo molti presidenti di A, chi lascia la strada Infront per la nuova non sa quel che trova. La paura del salto nel buio condiziona la geometria delle alleanze tanto quanto gli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria che ha reso improbabile l'elezione di Bogarelli alla guida della Lega nel 2016. Il manager milanese si gioca la carriera. Finora Wang, il nuovo padrone di Infront, gli ha dato carta bianca ma anche lui deve rendere conto a qualcuno, il partito comunista cinese. Il tycoon venuto dall'esercito maoista non attraversa il suo momento migliore. Il crollo della Borsa di Shanghai gli ha portato minusvalenze miliardarie e il iglio Wang Sicong è inito nella bufera per avere postato la foto del suo husky con due applewatch d'oro bianco allacciati alle zampe. Del caos italiano fa volentieri a meno.



La santa alleanza.

Agnelli(no) e servi, di lá, i nemici di Belusconi, de quá..... Tutti insieme appassionatamente.

Che paese meraviglioso, l'Italia!

WhiteBluesBrother

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Non solo, c'è scritto che Lotito è nella lista degli indagati quindi ha per forza avuto un avviso di garanzia. Che però non risulta da nessuna parte...
Se questa è la cartina di tornasole sulla bontà dell'articolo... A parte diverse "f" devono essere sparite anche tante verità e precisazioni....

happyeagle

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Sono due le partite che sta giocando Infront. La prima è quella dove svolge il ruolo di advisor della Lega per la vendita dei diritti tv, diritti che come importo dipendono dalla Legge Melandri, dall'appeal del campionato e dalla congiuntura economica generale.
Questa partita, garantendo un aumento dei ricavi delle società, l'ha giocata abbastanza bene per quanto riguarda il comparto italiano, sulla cessione dei diritti esteri parte purtroppo in svantaggio rispetto a campionati con tradizione consolidata nei mercati emergenti, recuperare un decennio di black out, specialmente in Asia, non sarà affatto facile, finché la Serie A rimarrà un campionato marginale nell'attirare "campioni" o continuerà a garantire rendite di posizione a chi da sempre assorbe la gran parte delle risorse sarà difficile recuperare posizioni.
Bisogna diffidare delle analisi di stampa che non tengono conto del quadro generale e che evitano di sviscerare le cause che hanno portato al declino del campionato italiano, a partire da come venne fatta sparire la concorrenza a quella che da Tele+ si trasformò in Sky, se non si ricorda il passato è molto probabile ripetere gli errori e purtroppo non è strano che quel passato venga ignorato da "terzi interessati" come sono i media nell'Italia del 2015. 
Il disegno dietro gli attacchi diretti ad Infront ed ai suoi referenti in Lega si mostra nei suoi contorni precisi nella totale vicinanza tra gli attori che vorrebbero un modello di calcio non solo ingessato ma nel quale non è prevista nessuna intrusione ai vertici se non avallata da loro.
Su questo fronte si gioca la seconda partita di Infront, la raccolta pubblicitaria è il terreno di scontro dove tutti si ritengono autorizzati ad intervenire, un terreno minato che vede protagonista anche la politica che con le sue scelte passate e future può incidere sia nelle regole del gioco che nelle decisioni dei giocatori. Abbiamo quindi dei gruppi editoriali che spingono in una direzione ben precisa, un "governo" che ha sposato, ricambiato, una causa, ed infine degli "arbitri" che ancora non hanno fischiato il rigore decisivo, tocca sperare che gli arbitri siano realmente indipendenti e che non lascino dubbi di parzialità.     
Una gran parte del declino del campionato italiano è dipeso anche da quanto e accaduto con Calciopoli, gli ultimi dieci anni di calcio in Italia sono stati il frutto di un'inchiesta monca che ha spostato equilibri ed aggiustato bilanci facendo facendo guadagnare anche i media "terzi interessati" ed i loro referenti finanziari.

happyeagle

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"Dagli eventi accaduti dopo la mia lettera agli azionisti emerge l'enorme bisogno di un cambiamento della governance del calcio nazionale ed internazionale che permetta al mondo del calcio di riacquisire la centralità verso tutti gli stakeholder e soprattutto i tifosi"
- Andrea Agnelli

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turco

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Citazione di: happyeagle il 23 Ott 2015, 18:14
"Dagli eventi accaduti dopo la mia lettera agli azionisti emerge l'enorme bisogno di un cambiamento della governance del calcio nazionale ed internazionale che permetta al mondo del calcio di riacquisire la centralità verso tutti gli stakeholder e soprattutto i tifosi"
- Andrea Agnelli

E quindi?  :=))

Parken

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Citazione di: happyeagle il 23 Ott 2015, 18:14
"Dagli eventi accaduti dopo la mia lettera agli azionisti emerge l'enorme bisogno di un cambiamento della governance del calcio nazionale ed internazionale che permetta al mondo del calcio di riacquisire la centralità verso tutti gli stakeholder e soprattutto i tifosi"
- Andrea Agnelli

come se fosse antani

happyeagle

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Oltre ad essere i maggiori azionisti della Juve gli Agnelli hanno quote rilevanti in Sky ed in Rcs,
non sarebbe la prima volta che assistiamo ad inchieste pilotate.

Il nostro Giorgione

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Non so se oggi ne abbiamo parlato.

Cosí Repubblica:

I fondi neri del calcio nell'inchiesta Infront "Profitti indebiti"
E' questa l'ipotesi agli atti dell'inchiesta milanese, che tenta di risalire a un fiume di denaro che dai bilanci malandati del calcio verrebbe dirottato dalla società Infront Italia verso altri, meno chiari, lidi
Nel calderone dell'inchiesta che coinvolge già tre presidenti di A e B (Preziosi, Lotito e Paparesta), e i vertici di Infront, aleggia anche il sospetto più pesante: la creazione di fondi neri. E' l'ipotesi agli atti dell'inchiesta milanese, che tenta di risalire a un fiume di denaro che dai bilanci malandati del calcio verrebbe dirottato, dalla società Infront Italia, verso altri, meno chiari, lidi.
La guardia di finanza, nei due rapporti che hanno dato il via a questa inchiesta — e che Mensurati e Randacio hanno sintetizzato su "Repubblica" — , parla senza mezzi termini di «indebiti profitti», lasciando agli sviluppi dell'inchiesta il compito di capire chi, da ultimo, tragga il vantaggio. Tutto come ormai era chiaro, ruota intorno alla fiduciaria svizzera «Tax and Finance». Uno studio che come hanno esplicitamente sostenuto i pm, si occupa per lo più di creare fondi neri.
Dalle indagini, infatti, «emerge il ruolo baricentrico dello studio T&F, che si frappone tra il cliente e gli altri interlocutori economici, attraverso le proprie società fittizie, appositamente create e amministrate per perfezionare operazioni strutturate ad arte e finalizzate alla raccolta di indebiti profitti».
Non è un caso che la Tax and Finance gestisca «numerose "pratiche" riconducibili a sportivi che gravitano nella galassia Infront». Tra le carte messe a disposizione degli indagati, emerge anche la scheda che coinvolge il patron del Modena, Antonio Caliendo, e il numero uno della Lazio, Claudio Lotito. Caliendo, un altro fedelissimo di T&F, alla fiduciaria svizzera consente di «intervenire direttamente della gestione amministrativa» delle sue società. E così si spiega la richiesta che Caliendo richiede a T&F per «predisporre una lettera di sollecito al presidente della Lazio, Lotito, intimandolo di provvedere al pagamento di un importo dovuto (potrebbe riguardare la posizione del calciatore Santos Ederson)». Importo che sarebbe stato saldato attraverso off shore.


Come preconizzai un mese fa, era chiaro che l'obiettivo fosse il grande padrino del calcio italiano, l'uomo che notoriamente aveva mezzi, amicizie, entrature, promesse e ricatti nella manica tali da diventare il padrone perverso del sistema, generatore di ogni sua distorsione.....

Ma annate affanculo và!!!!!

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GoodbyeStranger

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Citazione di: happyeagle il 23 Ott 2015, 18:14
"Dagli eventi accaduti dopo la mia lettera agli azionisti emerge l'enorme bisogno di un cambiamento della governance del calcio nazionale ed internazionale che permetta al mondo del calcio di riacquisire la centralità verso tutti gli stakeholder e soprattutto i tifosi"
- Andrea Agnelli

ma vaffanculo va ... stakeholder dillo a tu' sorella

Il nostro Giorgione

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Citazione di: GoodbyeStranger il 21 Nov 2015, 10:59
ma vaffanculo va ... stakeholder dillo a tu' sorella


Lui é una brava persona: onesta, leale, devota. Amico sincero e fedele.

Stammerda.

luilhafondata

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tiro su il topic:

http://www.repubblica.it/sport/calcio/2016/01/17/news/ecco_l_accusa_dell_antitrust_contro_mediaset_e_sky_con_l_aiuto_della_lega_si_spartivano_il_calcio_in_tv_-131437001/?ref=HREC1-10

E' terminata quindi l'istruttoria dell'antitrust e il prode M.M trae le sue conclusioni.
Sull'articolo cartaceo, che ho letto, c'e pero' una grossa novita' di cui non si era mai parlato.

Pare che per l'antitrust la 'pistola fumante' che proverebbe l'accordo tra sky e mediaset sta nel fatto che sia stato creato un pacchetto 'D' che riguarda solo le partite della as.roma.

Non e' spiegato bene, c'e scritto solo questo...ma ricapitolando c'era un pacchetto A per il satellite , 'B' per il digitale con le prime 8 squadre, C le altre squadre...e D dedicato solo ai merdosi.

Perche', dato che le partite loro sono comprese anche in A e B?

E soprattuto, dato che per l'antitrust e' la pistola fumante ( parola anche di M.M) lo stesso giornalista non ne ha mai parlato?

sul web non si trova nulla, se qualcuno riesce a trovare qualche altra fonte, puo' postarla?

luilhafondata

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