Parigi sotto attacco!

Aperto da Monsieur Opale, 13 Nov 2015, 22:59

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happyeagle

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La radicalizzazione dell'islam nel mondo arabo e panarabo nasce nel 1962 con la creazione della Lega Musulmana Mondiale, l'Arabia Saudita in quel periodo, se non sollecitata certamente non ostacolata dai suoi protettori occidentali, mette in campo la sua forza finanziaria per contrastare il consolidamento delle repubbliche arabe che si ispiravano ad un socialismo più o meno reale:  https://en.wikipedia.org/wiki/World_Muslim_League  il '62 non può essere casuale come data proprio perché contemporanea all'indipendenza algerina, paese che al contrario di altri aveva importanti assett sia strategici che economici. È stato allora che la longa manus dei saud ha iniziato la diffusione del wahhabismo al di fuori dalla penisola araba.  Sono stati sempre i sauditi a creare nel 1978 un'altra organizzazione per la diffusione della loro interpretazione del wahhabismo: https://en.wikipedia.org/wiki/International_Islamic_Relief_Organization  questa volta la loro influenza sarà indirizzata soprattutto a contrastare l'invasione sovietica in Afghanistan con tutte le conseguenze che ne seguirono, dal collasso dell'URSS fino al crollo delle torri gemelle nel 2001: http://www.zerohedge.com/news/2015-11-19/how-islamic-extremism-was-born
In questo quadro panislamico globale vanno certamente inseriti gli scenari locali che datano dalla fondazione di Israele con le varie guerre che ne sono seguite ed i mutamenti di regime nei paesi confinanti o ad essi legati da affinità politiche, ideologiche o confessionali, spesso destabilizzati tramite interventi esterni.  L'incendio che s'è sviluppato con la creazione dell'ISIL prima e dell'IS dopo non è casuale, interessi economici e geopolitici hanno contribuito alla diffusione del radicalismo terrorista in Europa, non è strano che il Belgio sia una base consolidata degli estremisti, per integrare meglio i migranti maghrebini di prima generazione la costruzione e la gestione delle moschee venne appaltata proprio ai sauditi ed ai loro fidati. imam, era inevitabile che a giocare col fuoco del fanatismo qualcuno si bruciasse, guerre rivolte e terrore trasformano le società ma chi le sa usare e maneggiare ne esce sempre più ricco di prima, e di fronte al profitto non c'è idealismo che tiene.   http://www.dansanchez.me/feed/playing-with-fanatic-fire   P.S. Anche sulla creazione e diffusione del wahhabismo c'è da studiare, la deviazione e l'interpretazione pro domo loro da parte della dinastia dei saud gli ha garantito una pressocché unicità, nel mondo islamico, della perpetuazione del potere:  http://www.newstatesman.com/world-affairs/2014/11/wahhabism-isis-how-saudi-arabia-exported-main-source-global-terrorism

italicbold

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Citazione di: carib il 27 Nov 2015, 15:16
Oh! Meno male vi siete chiariti...Tutto è bene quel che finisce bene. Ma quanto siete senZibili  :cry:
E dai scherZo  :beer: Fine OT

E la bellezza del confronto.
Sui fatti di Parigi ho sentito, sulla mia pelle, estremamente reale e concreta, la famosa "risposta di Stoccolma" che Camus diede a uno studente di origine algerina che lo accusava di non sostenere pienamente il Fronte di Liberazione Nazionale che lottava per l'indipendenza e che in quel momento metteva bombe in pieno centro di Algeri (dove vive la madre) uccidendo anche inermi civili.
"Io credo nella giustizia, ma difendero' sempre mia madre contro la giustizia".

Io posso anche appoggiare tutte le istanze di tutto il mondo, la revisione del trattato Sykes-Picot, la lotta dei Curdi, l'indipendenza de paeseacasistan ma se queste passano per un attentato che colpisce luoghi e posti dove potrebbero passare la mia famiglia o i miei amici, io sarò' sempre dalla parte opposta.

Bianchina

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Citazione di: italicbold il 27 Nov 2015, 16:09
E la bellezza del confronto.
Sui fatti di Parigi ho sentito, sulla mia pelle, estremamente reale e concreta, la famosa "risposta di Stoccolma" che Camus diede a uno studente di origine algerina che lo accusava di non sostenere pienamente il Fronte di Liberazione Nazionale che lottava per l'indipendenza e che in quel momento metteva bombe in pieno centro di Algeri (dove vive la madre) uccidendo anche inermi civili.
"Io credo nella giustizia, ma difendero' sempre mia madre contro la giustizia".

Io posso anche appoggiare tutte le istanze di tutto il mondo, la revisione del trattato Sykes-Picot, la lotta dei Curdi, l'indipendenza de paeseacasistan ma se queste passano per un attentato che colpisce luoghi e posti dove potrebbero passare la mia famiglia o i miei amici, io sarò' sempre dalla parte opposta.

ti voglio bene, perche' metti l'accento proprio dove si divisero le strade di de Beauvoir (che peraltro se lo sarebbe voluto portare a letto) e di Camus.
Dalla rive gauche puoi teorizzare tutto. Ma se il sangue che versi e' quello di tuo fratello, tu ti fermi.
E' l'eterno  dilemma di fronte al quale si trovano tutte le rivoluzioni o i movimenti rivoluzionari.
La vita umana o il bene superiore?

italicbold

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Citazione di: Bianchina il 27 Nov 2015, 16:16
La vita umana o il bene superiore?

L'opera di Camus é meravigliosa proprio per quello.
Perché questo dilemma non lo risolve. Non sa risolverlo e la sua storia terrena non lo ha risolto.
Ma già porre il dilemma é fondamentale. Soprattutto in quegli anni.
Non é risoluto, al limite del cinismo, come Sartre e Beauvoir (che s'é portata a letto mezza rive gauche a leggere i biografi...:) ). Per lui che comunista lo é stato negli anni 30 il comunismo finisce alle porte del Gulag, mentre Sartre c'entra dentro e li giustifica, almeno filosoficamente. E' un partigiano, pero' poi si batte perché Brasillach, giornalista collaborazionista non sia fucilato, é un profondo sostenitore delle rivendicazioni dei mussulmani d'Algeria pero' non appoggia e non lo farà mai la lottare l'indipendenza del FLN.
Muore prima che la storia gli imponga di schierarsi.


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Bianchina

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e tu tutto questo non lo trovi estremamente attuale?

nello smarrimento di questi giorni mi e' venuto naturale togliere un po' di polvere dai testi sacri.
ripartire dalle basi.
non risolve, ma aiuta.

:))

italicbold

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Citazione di: Bianchina il 27 Nov 2015, 16:30
e tu tutto questo non lo trovi estremamente attuale?

nello smarrimento di questi giorni mi e' venuto naturale togliere un po' di polvere dai testi sacri.
ripartire dalle basi.
non risolve, ma aiuta.

:))

Certo.
Camus é, per il pensiero francofono, quello che é stato Pasolini per l'Italia.
Una fenomenale macchina di dilemmi, di riflessioni.
Strattonato e appropriato da tutte le parti. Anche le più insospettabili.
Entrambi grandi appassionati di calcio. (Camus era portiere)


Monsieur Opale

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Erdogan è un uomo politico pericoloso. Ora, aldilà di chi bombarda chi, in Siria, aldilà di chi è amico o nemico - e parliamo di paesi che dovrebbero fare la guerra al'Is - Erdogan dovrebbe allentare la tensione e non giocare a chi ce l'ha più duro.
Dovrebbe chiedere scusa, incontrare Putin e chiudere sta pagina.

E invece rilancia.

Serve sta cazzo di Nato così connotata? Con paesi che giocano su 3 tavoli?



COLDILANA61

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La nato ? e la UE ?

Esiste solo quando fa comodo specie ai membri permanengti del consiglio di sicurezza .
Ci serve Putin ? E l'embargo ? E l'Ukraina ?

3 tavoli ? Qui il piu' pulito ha la rogna . Tutto in nome dell'ultimo nemico , quello che mette d'accordo tutti .

Per gli amici francesi . Mi dispiace ma la commemorazione di oggi mi ha ricordato quelle che si fanno a Bologna tutti gli anni . Lacrime di coccodrillo . Ed il dolore rimarra' solo ai parenti , agli amici , non certo ad Hollande & C .


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Monsieur Opale

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Citazione di: COLDILANA61 il 27 Nov 2015, 20:32
La nato ? e la UE ?

Esiste solo quando fa comodo specie ai membri permanengti del consiglio di sicurezza .
Ci serve Putin ? E l'embargo ? E l'Ukraina ?

3 tavoli ? Qui il piu' pulito ha la rogna . Tutto in nome dell'ultimo nemico , quello che mette d'accordo tutti .

Per gli amici francesi . Mi dispiace ma la commemorazione di oggi mi ha ricordato quelle che si fanno a Bologna tutti gli anni . Lacrime di coccodrillo . Ed il dolore rimarra' solo ai parenti , agli amici , non certo ad Hollande & C .

esatto Mà,

ognuno si fa i catzi suoi, è vero
ma alimentare la tensione, che già di suo bolle, per meri scopi interni, è da avventuriero
sto erdogan è un politico pericoloso, a mio avviso, e non perchè sia peggio o meglio di putin o di altri, quanto
perchè si muove in un modo pericoloso, oggettivamente pericoloso
questo prima spara e poi chiede: chi va la?

COLDILANA61

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* 17.365
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Citazione di: Monsieur Opale il 27 Nov 2015, 20:36
esatto Mà,

ognuno si fa i catzi suoi, è vero
ma alimentare la tensione, che già di suo bolle, per meri scopi interni, è da avventuriero
sto erdogan è un politico pericoloso, a mio avviso, e non perchè sia peggio o meglio di putin o di altri, quanto
perchè si muove in un modo pericoloso, oggettivamente pericoloso
questo prima spara e poi chiede: chi va la?

Erdogan come Putin si adegua .

Fa parte della Nato , gliene frega catsi se diventa pericoloso .

Diventa pericoloso perche' gli e' permesso .

E sappiamo chi glielo permette .

Si chiama realpolitik . Ed i morti di Parigi sono solo un danno collaterale . Che a differenza di quelli di Ankara o Beirut non possono essere messi sotto un tappeto .

E' piu' facile far presa , per esempio , su un italiano come me che questa estate era in un bistrot parigino , ma che non andra' MAI ne ad Ankara ne a Beirut .

E continuiamo a parlare di Islam , fede , dio .

E' piu' comodo per tutti .

anderz

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Citazione di: Monsieur Opale il 27 Nov 2015, 20:36
questo prima spara e poi chiede: chi va la?

Non è così.
Per quanto mi faccia schifo Erdogan, bisogna ammettere che l'aviazione turca aveva avvertito gli aerei russi in un paio di occasioni, aveva già buttato giù un drone e aveva chiesto in sede ONU che cessassero i bombardamenti contro la minoranza (e la milizia) turcomanna. Di avvertimenti, quindi, ce ne erano stati diversi.
Ora, visto che è molto probabile che ci siano tra i turcomanni dei militari turchi come consiglieri, l'abbattimento può essere letto in una chiave più  "operativa".

Monsieur Opale

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intanto bisogna capire sa hanno violato il loro spazio aereo, sta cosa, ad ora, non sembra chiarita
poi si dovrà appurare se c'è stato o meno l'avvertimento visivo o via radio, anche questa cosa è da chiarire

detto questo, non esiste abbattere un areo di un paese considerato "amico e vicino" come da dichiarazione del premier Ahmet Davutoglu, un paese secondo partner commerciale, un paese in lotta contro un comune nemico.
Già ma hanno un comune nemico?

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anderz

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* 8.271
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Citazione di: Monsieur Opale il 27 Nov 2015, 22:35
intanto bisogna capire sa hanno violato il loro spazio aereo, sta cosa, ad ora, non sembra chiarita
poi si dovrà appurare se c'è stato o meno l'avvertimento visivo o via radio, anche questa cosa è da chiarire

detto questo, non esiste abbattere un areo di un paese considerato "amico e vicino" come da dichiarazione del premier Ahmet Davutoglu, un paese secondo partner commerciale, un paese in lotta contro un comune nemico.
Già ma hanno un comune nemico?

Scusami MO, ma se tu avessi letto quello che ho scritto, capiresti anche che avvertimenti di diverso tenore, militari e diplomatici erano già stati fatti nel corso delle ultime settimane, aldilà quindi del fatto specifico (per il quale la Turchia ha fornito diverse prove su come di sono svolti i fatti, ma chiaro non possano essere considerate obiettive).

Non è un episodio singolo, lo ripeto; anche la via diplomatica è stata percorsa ad un livello molto elevato (consiglio di sicurezza). Non è che Erdogan sia completamente pazzo, se si è arrivati a questo anche i russi hanno le loro responsabilità. La strada di risolvere tutto semplicemente sbaragliando tutti i nemici di Assad e solo poi, molto poi, l'IS è folle e non può portare nulla di buono.

Monsieur Opale

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Citazione di: anderz il 28 Nov 2015, 01:19
Scusami MO, ma se tu avessi letto quello che ho scritto, capiresti anche che avvertimenti di diverso tenore, militari e diplomatici erano già stati fatti nel corso delle ultime settimane, aldilà quindi del fatto specifico (per il quale la Turchia ha fornito diverse prove su come di sono svolti i fatti, ma chiaro non possano essere considerate obiettive).

Non è un episodio singolo, lo ripeto; anche la via diplomatica è stata percorsa ad un livello molto elevato (consiglio di sicurezza). Non è che Erdogan sia completamente pazzo, se si è arrivati a questo anche i russi hanno le loro responsabilità. La strada di risolvere tutto semplicemente sbaragliando tutti i nemici di Assad e solo poi, molto poi, l'IS è folle e non può portare nulla di buono.

aspe....non si abbatte un areo russo, si va avanti con gli ammonimenti, si pone la questione. Abbattere un aereo è pura e semplice escalation, è un atto di guerra. Per questo ripeto: Erdogan è un irresponsabile.
Le prove turche? Appunto sono turche. I russi sostengono il contrario. Si chiariscano senza missili. meglio no? Sarai d'accordo, immagino.

Invece io credo che solo rimettendo temporaneamente in sella Assad puoi sbaragliare l'Is. (ricorderei le fesserie dette per deporre Saddam e Gheddafi..)
Bisogna uscire da questo equivoco ridicolo: si scelga un nemico e lo si combatta. Si decida chi è il nemico. Ma che sia uno. Uno solo.



meanwhile

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Scusate se mi permetto di inserire questa riflessione che ho trovato perlomeno interessante., e sarei curioso di sapere che ne pensate.
Io ho rinunciato a capirci qualcosa, i primi ricordi che ho della mia prima tv, 50 anni fa, sono le prime partite di calcio e i primi tg dove già si parlava della questione mediorientale e di come trovare una soluzione pacifica (sic).
Ne stavamo parlando con amici laziali giovedì sera dopo la partita, dell'assordante silenzio di Israele riguardo all'attuale situazione.
Ho fatto copia e incolla, chi avesse voglia di leggerlo e di conoscerne la fonte diretta posso postare direttamente il link, io ci sono arrivato da un blog di musica...


Bandiere nere da Roma
Posted on 28/11/2015 by Miguel Martinez   

Ho appena letto un testo curioso, facilmente reperibile su Internet anche se non vi do il link. Si tratta di Black Flags from Rome, il secondo volume di un tetralogia di ebook che ci propone un quadro del mondo dal punto di vista, ostensibilmente, dei sostenitori dell'Isis.

Sto iniziando gli altri volumi della tetralogia, dedicati alle origini afghane del movimento, alla sua rinascita in Iraq, alla guerra civile siriana e alla creazione del cosiddetto Califfato.

Il testo è scorrevole, e le imperfezioni – errori di fatto e brani copia-e-incollati dalla rete – offrono un'impressione di autenticità.

Ciò che suscita qualche dubbio è che è totalmente diverso da qualunque altro materiale jihadista mi sia capitato di leggere: conoscete sicuramente lo stile tipico, presente anche nella rivendicazione che l'Isis ha fatto dell'attentato a Parigi.

Però fa un ragionamento che fila, e quindi possiamo almeno ipotizzare che il testo nasca in quegli ambienti, anche se non è nulla di ufficiale.

Black Flags from Rome è un testo totalmente politico, in senso occidentale, con un'unica ma fondamentale eccezione: un riferimento profetico che vedremo.

In sostanza, l'autore sostiene che tra i musulmani europei stia sorgendo una nuova generazione, non più disposta a qualunque cosa pur di essere accolta. Una generazione che vive nelle banlieues, in un mondo di soli musulmani, e che sta subendo in pieno la crisi economica voluta dai ricchi e dal sistema finanziario (una critica "di classe" assente nel normale materiale jihadista).

Molti giovani musulmani, alla ricerca di un modo per sopravvivere e per aiutare le proprie famiglie, passano per la dura scuola del carcere; mentre i ricchi che hanno creato la crisi cercano di mantenersi al potere scagliando i bianchi poveri contro i musulmani e creando gruppi "neonazisti" sempre più aggressivi.

I musulmani iniziano a fuggire dai quartieri "bianchi" e a creare gruppi di autodifesa, mentre i tagli alla spesa pubblica impediscono allo Stato di mantenere l'ordine.

Contemporaneamente, la guerra civile siriana offre la concreta possibilità per migliaia di giovani europei di imparare davvero a combattere. Ma la Siria è anche il luogo dell'unico riferimento "religioso" di tutto il libro, su cui si fonda la strategia politica del sedicente Califfato, una profezia che compare in un detto attribuito al Profeta:

"Dhu Mikhbar disse:

Ho udito il Messaggero di Allah (ﷺ) dire: voi farete una pace sicura con al-Rum [collettivamente, i bizantini o i romani], poi voi e loro combatterete insieme contro un nemico dietro di voi e trionferete, prenderete il bottino e sarete salvi. Farete ritorno e arriverete in un prato collinoso, e uno dei cristiani innalzerà la croce e dirà: La croce ha trionfato. Uno dei musulmani si adirerà e distruggerà la croce e i Romani agiranno a tradimento e si prepareranno alla battaglia."

La lettura che ne dà l'autore di Black Flags from Rome è che "romani" e "musulmani sunniti" – cioè la NATO e il sedicente Califfato – hanno in comune un nemico "dietro di loro", la Russia. Per i "romani" il problema è l'Ucraina. Per i sunniti, il problema sono gli sciiti, protetti dalla Russia.

Insieme, "romani" e sunniti combatteranno contro Russia e Iran e li distruggeranno. Solo dopo litigheranno, e sul campo di Dabiq – un villaggio in Siria, al confine con la Turchia, cui non a caso l'Isis intesta la propria rivista – i musulmani sconfiggeranno i romani.

A questo punto, i musulmani europei insorgeranno e assieme a quelli provenienti via mare dall'Africa, conquisteranno letteralmente Roma (l'autore, che non lesina consigli pratici, sottolinea la necessità di colpire Bologna, unica via di transito tra l'Italia settentrionale e quella centrale).

Infine, conquistata Roma, e solo allora, si partirà alla liberazione di al-Aqsa e alla distruzione d'Israele.

Ammesso e non concesso che chi governo a Raqqa si faccia guidare soltanto da considerazioni profetiche, la linea quindi è chiara e corrisponde abbastanza a ciò che vediamo: al momento, Russia, Iran e gli sciiti sono l'unico nemico e la NATO è un potenziale alleato. Se questo quadro è corretto, possiamo immaginare la strage di Parigi più come un avvertimento a un alleato che tentenna, che a un "attacco all'Occidente" come lo descrivono i nostri media.

Solo dopo, in tempi escatologici da fine del mondo, si colpirà ciò che chiamiamo "Occidente"  e ancora dopo Israele.

Non è un caso che Israele  consideri l'Isis l'ultimo dei loro problemi e nei fatti, un alleato contro Hezbollah, come leggiamo in questo interessante articolo su Mondoweiss.

E si capisce, forse, perché gli Stati Uniti ci hanno messo quattordici mesi per bombardare (con preavviso) l'interminabile colonna di camion cisterna che portano petrolio per conto dell'Isis verso la Turchia.

Monsieur Opale

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interessante, alcuni passaggi soprattutto

anderz

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Citazione di: Monsieur Opale il 28 Nov 2015, 10:04
aspe....non si abbatte un areo russo, si va avanti con gli ammonimenti, si pone la questione. Abbattere un aereo è pura e semplice escalation, è un atto di guerra. Per questo ripeto: Erdogan è un irresponsabile.
Le prove turche? Appunto sono turche. I russi sostengono il contrario. Si chiariscano senza missili. meglio no? Sarai d'accordo, immagino.

Invece io credo che solo rimettendo temporaneamente in sella Assad puoi sbaragliare l'Is. (ricorderei le fesserie dette per deporre Saddam e Gheddafi..)
Bisogna uscire da questo equivoco ridicolo: si scelga un nemico e lo si combatta. Si decida chi è il nemico. Ma che sia uno. Uno solo.

Io la vedo così: se considero che sotto le bombe ci sono i miei soldati (e non è escluso che di veri soldati turchi ce ne siano nelle milizie turcomanne), e la minoranza etnica locale come una "questione nazionale" imprescindibile, percepisco l'attacco russo ai "ribelli" come un attacco diretto a me. E dagli attacchi diretti, ci si difende. o almeno è quello che pensano i governi autoritari o dalla spiccata identità nazionale.
Turchia e Russia sono storicamente paesi propensi ad avere una sfera di influenza più ampia rispetto ai propri confini nazionali, e questa bega non è tanto diversa rispetto ai secolari attriti che caratterizzano da secoli i rapporti tra le due grandi nazioni eurasiatiche.

Versante Assad: appoggiare "temporaneamente" un regime inviso ad almeno la metà dei siriani, un regime che ha commesso ogni tipo di nefandezza e che in ultima analisi, è il principale responsabile del disastro attuale, non è realpolitik, è ottusità. Pericolosa e stupida ottusità.
A me Putin piace quando parla di "passo indietro" e di "dialogo con l'opposizione", perché è proprio quella la strada da seguire. Peccato che a fasi alterne questa opposizione venga chiamata "terroristi" e "ISIS" e bombardata cento volte peggio degli uomini di Al Baghdadi, anche se l'esercito libero è attualmente in guerra anche contro il califfato (lo stesso esercito libero che ha dato un contributo importante alla tanto acclamata liberazione di Kobane).
Putin oggi è Bush, ovvero colui che con le sue azioni rischia di radicalizzare in maniera ancora peggiore lo scontro.
Mi ripeto, questa cosa va risolta con la diplomazia, non ci sono altre semplici soluzioni di forza, non possono funzionare, Assad non ha nemmeno la forza militare di riprendersela la Siria, già oggi non controlla che un quarto del territorio nonostante la pesante offensiva aerea russa il fronte non si è smosso granché
L'unica soluzione Massima coesione internazionale nella lotta armata all'ISIS + Massima coesione internazionale a ricomporre con la diplomazia il puzzle siriano (con tutti i necessari passi indietro)

Vedere paralleli tra la caduta di Saddam (fatto fuori da un esercito straniero in un periodo di pace), e la situazione attuale di Assad (che ha il nemico in casa, sono stati i siriani a tentare di mandarlo a casa), non ha senso. Dire che bisogna scegliere un nemico, uno solo, sembra una cosa detta da Donald Rumsfeld.

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sarò breve: i turchi combattono chi combatte l'isis, e questo chiude il cerchio per me
i turchi come israele hanno rotto il caz.zo, sono causa del problema

putin non ha abbattuto un aereo nato, e con questo non significa che lo sto esaltando, anzi

Assad? servirebbe meno schizofrenia e capire a chi fare la guerra, poi si darà la buonuscita ad Assad, questo mi sembra responsabile, altrimenti è peggio dell'ottusità, è idiozia politica e strategica

la diplomazia va in malora quando partono i missili

per cui, dopo tutte ste parole, ho ragione quando dico:
Citazione di: Monsieur Opale il 27 Nov 2015, 20:14
Erdogan è un uomo politico pericoloso. Ora, aldilà di chi bombarda chi, in Siria, aldilà di chi è amico o nemico - e parliamo di paesi che dovrebbero fare la guerra al'Is - Erdogan dovrebbe allentare la tensione e non giocare a chi ce l'ha più duro.
Dovrebbe chiedere scusa, incontrare Putin e chiudere sta pagina.

E invece rilancia.

Serve sta cazzo di Nato così connotata? Con paesi che giocano su 3 tavoli?


e nel resto dei miei post



Monsieur Opale

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http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-10-02/se-guerra-non-sai-chi-e-alleato-e-chi-nemico-071843.shtml?uuid=ACe6an8&refresh_ce=1


Se in guerra non sai chi è alleato e chi nemico

Piccole e strane guerre crescono, fino a diventare incontrollabili. Le peggiori, se si può fare una classifica nelle tragedie, sono quelle che partono da clamorosi calcoli sbagliati. Ma ancora più tremende sono quelle in cui gli errori non vengono mai corretti. Eppure, per restare nel Levante arabo, c'era già il precedente dell'invasione americana dell'Iraq cui in questi anni si è aggiunta la Siria. Per non parlare della Libia che ci riguarda direttamente.

Non dimentichiamo che è stato l'attacco a Saddam Hussein a trasformare l'Iraq nella calamita di tutte le destabilizzazioni regionali. Nel 2005 l'ex segretario di Stato Condoleezza Rice definì allora lo stato del Medio Oriente un «caos creativo» da cui sarebbero sorte nuove democrazie: è già questo dimostra gli sconcertanti limiti della leadership americana che hanno pesato come un macigno su Obama.

Il "Siraq" (Siria più Iraq) come un tempo l'Afghanistan - per altro sempre d'attualità con il ritorno all'offensiva dei Talebani - promette di diventare un giustiziere inesorabile delle ambizioni di superpotenze e attori locali, con popolazioni stritolate in una battaglia che potrebbe durare ancora molti anni.

Assad nel 2011 pensava di sbarazzarsi in pochi giorni di una rivolta locale a Daraa, allargata dalla repressione in una sollevazione nazionale; l'Occidente e i suoi alleati turchi e arabi credevano in qualche settimana di sbalzarlo dal potere sull'onda delle primavere arabe, lasciando il lavoro sporco a insorti e jihadisti di tutte le risme; adesso, soprattutto grazie ai devastanti fallimenti precedenti, è arrivata la Russia che bombarda a tutto spiano pur di salvare un regime destinato comunque a essere sostituito anche nei piani futuri di Mosca e Teheran, l'altro alleato di Damasco.

Nella terza guerra mondiale a pezzi, come l'aveva definita Papa Francesco, occorre avere nervi saldi, misurare le forze, limitare i danni e colpire dove serve. Ma è proprio questo che manca adesso alla comunità internazionale: un obiettivo comune e condiviso.

La battaglia non è soltanto contro il Califfato ma per definire le frontiere del Medio Oriente e le zone di influenza: una partita strategica che potrebbe durare anni, in cui le popolazioni saranno costrette a lasciare nella disperazione i loro ultimi rifugi e quel che resta di nazioni fallite.

Rispetto all'intervento aereo della coalizione internazionale a guida americana, quello di Putin ha un vantaggio: la Russia gli stivali sul terreno li ha già mentre gli Stati Uniti, per ora, non hanno nessuna intenzione di metterceli. La fanteria di Mosca è costituita dall'esercito di Assad, dalle milizie sciite dei Pasdaran iraniani e da quelle assai agguerrite degli Hezbollah libanesi. Gli aerei russi, piuttosto moderni ma anche meno precisi di quelli occidentali, sanno dove colpire: prima di tutto i nemici di Assad che non sempre sono gli stessi della coalizione Usa, cioè l'Isis e Jabhat al Nusra, il gruppo affiliato ad Al Qaeda.

Anzi è proprio questo il problema: nella guerra mondiale di Siria il nemico numero uno, almeno a parole, è il Califfato, ma i nemici sono diversi a seconda degli schieramenti. In realtà ognuno pensa a combattere il suo nemico: gli arabi sunniti contro gli sciiti e viceversa, i turchi contro i curdi, la Russia e l'Iran contro gli avversari di Assad, l'Occidente e gli Stati Uniti contro il Califfato ma anche contro gli stessi errori commessi in oltre un decennio di fallimenti.

Che Putin in Siria possa togliere le castagne dal fuoco agli americani e all'Occidente è un'illusione. Al massimo può contribuire a rendere ancora più violento un conflitto che ha già inghiottito 250mila vittime e provocato alcuni milioni di profughi. Con le armi si possono tenere lontano i jihadisti da Damasco ma non fermare il loro reclutamento. Del resto neppure gli Stati Uniti hanno dimostrato di essere efficaci: in oltre un anno di bombardamenti non hanno ottenuto risultati apprezzabili, se non la difesa dei pozzi petroliferi del Kurdistan iracheno di Massud Barzani.

Ma i curdi siriani e il Pkk, per Ankara gruppi terroristici, sono stati lasciati come un bersaglio per i raid della Turchia: quella che poteva essere la fanteria occidentale contro l'Isis è stata abbandonata al suo destino perché Erdogan tutto vuole ma non l'embrione di uno stato curdo ai suoi confini.

La nuova guerra cambia anche le alleanze. Nell'avanzata del Califfato in Iraq Assad non ha avuto un ruolo significativo, eppure il Paese occupato dagli americani nel 2003 oggi per un terzo è in mano all'Isis: il risultato è che il governo sciita di Baghdad, temendo di essere travolto, ha stretto un patto militare con Mosca, Damasco e si fa difendere dai Pasdaran iraniani.

Qualche buona ragione di essere in Siria Putin ce l'ha, anche se possiamo non approvarlo, mentre gli Stati Uniti non si capisce che cosa ci fanno ancora in Medio Oriente se non appoggiare le ambizioni di rivincita anti-sciita delle monarchie del Golfo, impaurite dall'accordo con Teheran, e raccogliere le schegge del delirante "caos costruttivo" di oltre un decennio di politiche sbagliate. Se Putin e l'Iran lanceranno una ciambella diplomatica di salvataggio, l'Occidente questa volta potrebbe anche afferrarla al volo pur di uscirne e cominciare a disegnare un nuovo puzzle di bantustan e città-stato mediorientali magari lasciando come in una tragica fiction gli stessi nomi di oggi sulla mappa. Ma questo è già uno scenario molto ottimista.

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