A mediamente 20 o 30 anni stai da dio ovunque. Se parti, viaggi, c'hai solo il tuo mestiere e la tua vita in testa.
Magari dormi pure in uno sgabuzzino e sei contento lo stesso.
Ma poi la realtà é anche un'altra.
Reitero, se uno pensa che aldifuori delle frontiere italiane ci sia il bengodi é pronto per la più grande delle disillusioni.
E' dura ovunque. Se si pensa che basta prendere un aereo per trovare milioni di posti di lavoro disponibili, con stipendi da favola, affitti a poco prezzo, burocrazia rapidissima, colleghi fenomenali e niente traffico, secondo me si vive su un altro pianeta.
Partire all'estero non é uno scherzo, é un cazzo per il culo. Non é un erasmus, non é uno stage. E' qualcosa di più.
E' importante farlo, per la propria crescita, per la propria esperienza. Ma se il motivo principale é la fuga, allora é una cazzata. Io é solo da quello che metto in guardia chi ha una visione dell'estero troppo edulcorata.
Se non hai una preparazione solida, solidissima, col cazzo che trovi lavoro. Ovunque tu vada. Qualsiasi bandiera flotti aldisopra della tua testa. A questa devi, ovviamente, accompagnare una conoscenza supplementare della lingua del posto dove vai. Che non é uno scherzo.
Se sai dire solo "Brian is in the kitchen" o "Voulez-vous coucher avec moi", col cazzo che ti offrono un lavoro superiore a quello di sguattero in una pizzeria.