L'assise per l'abolizione della matenità surrogata

Aperto da Zanzalf, 04 Feb 2016, 22:30

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carib

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Sei troppo astratto mentre la questione del rapporto affettivo è drammaticamente e umanamente concreta.

Tarallo

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CHi la perde, sicuramente chi non l'ha mai avuta, puo' pero' stare benissimo.
Quindi cade tutto.

Zanzalf

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No Tarallo, anche chi no l'ha mai avuta. I fatti ci dicono che chi non ha mai conosciuto la madre la cerca.

carib

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Citazione di: Zanzalf il 09 Feb 2016, 15:54
No Tarallo, anche chi no l'ha mai avuta. I fatti ci dicono che chi non ha mai conosciuto la madre la cerca.
Non vuol dire nulla che la cerca

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Zanzalf

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Una testimonianza, rilevante perché la lotta di questa donna è divenuta legge.


"Dovevo sapere. Per la mia sorella gemella e per i miei figli"
La donna triestina che ha spinto per cambiare la norma sulle adozioni

FRANCESCO MAESANO
ROMA
12/05/2015

Trieste, ultimi lunghissimi mesi della Seconda Guerra Mondiale. Una donna resta incinta di due gemelle e, partorendole, decide di non riconoscerle. Ignota lei, ignote le motivazioni della sua scelta. Le bambine vengono affidate a due famiglie diverse. 

Ad Anita Godelli, una delle due gemelle, finisce in mano chissà come il proprio atto di nascita quando ha appena compiuto sei anni. «Ero figlia di NN», spiega lei oggi, «da allora non posso classificarmi come una persona normale, ammesso che esista la normalità».

«Mio nonno, il padre della mia mamma affidataria, me lo confermò in punto di morte e mi disse anche che avevo una sorella gemella. Da allora è iniziato un lungo periodo di ribellione interiore. Ho dovuto mettere la mamma affidataria con le spalle al muro per farle dire la verità». 

Accade a un certo punto che la madre della gemella di Anita si metta in contatto con la sua famiglia per questioni di ordine sanitario. Le due bambine diventano amiche. «Lei, la mia gemella, non sapeva di esserlo. Ci mettevano di fronte a uno specchio e ci dicevano che sembravamo proprio sorelle. Ma noi lo eravamo! A me pareva una perfidia».

Il tempo passa, la cosa viene a galla e, progressivamente, i rapporti tra Anita e sua sorella si guastano. «Dopo che la mia gemella ha scoperto la verità ci hanno messe l'una contro l'altra. Ma queste persone bene o male sono state i miei parenti per tutta la vita. Non ho mai cercato i miei genitori naturali per rispetto verso di loro. Poi, alla morte di entrambi, ho iniziato le ricerche».

Ma la legge di allora è chiara: devono passare 100 anni dal parto perché un figlio non riconosciuto possa ottenere il nome dei propri genitori naturali. La signora Godelli si rivolge allora al tribunale, cercando comprensione. «Il giudice, che era una donna, mi fa, "com'è curiosa, la signora". Allora non c'ho visto più e sono andata fino in fondo». 

Prima la Corte Europea, poi la Consulta in Italia le danno ragione. Quel comma viene abrogato e, venerdì, la Camera inizierà la discussione generale della nuova legge che contempererà il diritto dei genitori alla segretezza con quello dei figli a sapere.

La nuova legge, ammesso che passi, le piace? «Il problema è l'assenso. È lì l'intoppo - spiega - eppure, quando sono stata a Roma l'anno scorso ho conosciuto tante mamme che non hanno riconosciuto i propri figli e adesso li stanno cercando». Senza l'assenso molte donne perderebbero un diritto. «Il diritto delle mamme dev'essere tutelato, ma occorre una legge che vada incontro anche ai figli». 

Dopo le sentenze il giudice ha dato l'input ai carabinieri di cercare negli archivi per rispondere alla domanda della signora Godelli. Era il 23 luglio del 2014. «Mercoledì scorso sono tornata al comando qui a Trieste, ma non hanno ancora notizie. Prima di morire vorrei sapere come stanno le cose. Spero di non andarmene presto, dato che qui si mette per le lunghe».

È stata caparbia, la signora Anita. «L'ho fatto per mia sorella. So che ci teneva tantissimo. Anche se non ci parliamo da vent'anni, io le voglio bene, la adoro. Volevo farle questo regalo». Poi ci pensa un secondo e prima di congedarsi aggiunge: «Lo devo anche ai miei tre figli, ai miei sei nipoti e alle gemelline figlie della figlia della mia gemella che non mi hanno mai permesso di vedere. Sono rami di un albero a cui io donerò le radici».


http://www.lastampa.it/2015/05/12/italia/politica/dovevo-sapere-per-la-mia-gemella-e-per-i-miei-figli-aYH01RTSjhMUtY4g3C9vRO/pagina.html


Rorschach

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Citazione di: Zanzalf il 09 Feb 2016, 15:56
Anche se non ci parliamo da vent'anni, io le voglio bene, la adoro.

Questa è squinternata forte eh.

carib

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Proporre un'intervista giornalistica fatta da un giornalista che non ha alcuna esperienza sul tema, non porta da nessuna parte.

La ricerca delle proprie origini biologiche è del tutto secondaria rispetto alla necessità di crescere in un ambiente affettivo. Bisogna guardare ai diritti del bambino così come sono codificati dalla Convenzione Onu sull'infanzia e l'adolescenza, che è la "legge quadro" cui devono ispirarsi le norme interne degli Stati civili.


italicbold

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Citazione di: Rorschach il 09 Feb 2016, 15:59
Questa è squinternata forte eh.
Soprattutto é un esempio che non, vuol dire nulla.
Da una parte di affetto e dall'altra si parla di ricerca della madre biologica.
Come se una volta che abbia trovato il nome l'affetto possa rivenire.
E' solo una trovata dialettica. Della donna di Trieste, a Zanzalf non je ne po frega de meno.

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Tarallo

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Citazione di: Zanzalf il 09 Feb 2016, 15:54
No Tarallo, anche chi no l'ha mai avuta. I fatti ci dicono che chi non ha mai conosciuto la madre la cerca.
Tu non leggi quello che scrivo, se no saresti gia' convertito :DD

Io non ho detto che non la cercano, ho detto che STANNO BENE.
Sticazzi che fanno nel tempo libero.

Zanzalf

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E' la confutazione, in termini matematici, che non è vero che la madre biologica non conta. Per la signora di Trieste le radici biologiche contano eccome. Ma senza arrivare a Trieste, rimaniamo in Tevere Laterale: a me le radici biologiche interessano eccome. Con mio cugino ci vediamo ogni 20 anni, in lui vedo la mia faccia e i miei modi di fare, abbiamo antenati comuni. Come si fa a dire che la signora è matta? Bella tolleranza, bell'empatia: non la pensa come noi e quindi è matta.

Tarallo

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Citazione di: Zanzalf il 09 Feb 2016, 16:05
E' la confutazione, in termini matematici, che non è vero che la madre biologica non conta. Per la signora di Trieste le radici biologiche contano eccome. Ma senza arrivare a Trieste, rimaniamo in Tevere Laterale: a me le radici biologiche interessano eccome. Con mio cugino ci vediamo ogni 20 anni, in lui vedo la mia faccia e i miei modi di fare, abbiamo antenati comuni. Come si fa a dire che la signora è matta? Bella tolleranza, bell'empatia: non la pensa come noi e quindi è matta.
Io dico la stessa cosa della mia vicina di casa d'infanzia (solo che non ci somigliamo, ma immagino che se non vi somigliaste non sarebbe un problema)
Ma che davero??

carib

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Citazione di: Zanzalf il 09 Feb 2016, 16:05
E' la confutazione, in termini matematici, che non è vero che la madre biologica non conta. Per la signora di Trieste le radici biologiche contano eccome. Ma senza arrivare a Trieste, rimaniamo in Tevere Laterale: a me le radici biologiche interessano eccome. Con mio cugino ci vediamo ogni 20 anni, in lui vedo la mia faccia e i miei modi di fare, abbiamo antenati comuni. Come si fa a dire che la signora è matta? Bella tolleranza, bell'empatia: non la pensa come noi e quindi è matta.
Il tuo problema è che non ti curi dei motivi per cui quella signora è in cerca della madre biologica. Ti limiti a darli per assodati.

L'affetto è solo nel rapporto (graziealcazzo.com). Dire di voler bene a una persona che non si è mai conosciuta è un pensiero quanto meno isterico, per non dire delirante.

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Rorschach

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Citazione di: carib il 09 Feb 2016, 16:11
Il tuo problema è che non ti curi dei motivi per cui quella signora è in cerca della madre biologica. Ti limiti a darli per assodati.

L'affetto è solo nel rapporto (graziealcazzo.com). Dire di voler bene a una persona che non si è mai conosciuta è un pensiero quanto meno isterico, per non dire delirante.

(Tipo Gesù)

In realtà è un tentativo per niente apprezzabile di dimostrare una sorta di 'richiamo del DNA' che nella realtà dei fatti non esiste.

Esempio del ca**o per esempio del ca**o, se la signora non avesse saputo l'esistenza di una madre biologica avrebbe campato perfettamente senza alcuna mutilazione affettiva.

(le radici biologiche)

italicbold

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Che cazzo c'entrano le radici biologiche con l'affetto nun se sa.

Rorschach

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Citazione di: italicbold il 09 Feb 2016, 16:26
Che cazzo c'entrano le radici biologiche con l'affetto nun se sa.


Io quel paramecio lo voglio conoscere.

Zanzalf

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Io non confrenterei una madre con un paramecio.

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Citazione di: Zanzalf il 09 Feb 2016, 16:49
Io non confrenterei una madre con un paramecio.

Io non confronterei la persona che mi ha voluto, amato ed accudito per tutta la vita con la persona che mi ha portato in grembo per nove mesi e con la quale condivido un percentuale un pochino maggiore di DNA.

Zanzalf

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Sono due entità distinte che hanno entrambe un ruolo e un valore. Io credo che la figura della madre assente sia di estrema importanza per la psiche di una persona.

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carib

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Citazione di: Zanzalf il 09 Feb 2016, 16:57
Sono due entità distinte che hanno entrambe un ruolo e un valore. Io credo che la figura della madre assente sia di estrema importanza per la psiche di una persona.
Invece è irrilevante. Sono determinanti le dinamiche affettive vissute non quelle mai vissute. Determinante - in termini negativi - è il vuoto affettivo che il bimbo percepisce nell'ambito di un rapporto non l'assenza fisica di una persona.

Rorschach

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Citazione di: carib il 09 Feb 2016, 16:59
Invece è irrilevante. Sono determinanti le dinamiche affettive vissute non quelle mai vissute.

A meno che il contesto di zanzalfini non ti faccia vivere quest'assenza come una mutilazione affettivo/psicologica (e soffrirne).

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