Orrore!

Aperto da andyco, 30 Mag 2016, 12:35

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AquilaLidense

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Quanto ve piace la co.jo.nella... e comunque rigorosamente in branco.
Me fate tajà.

In tutte le specie animali della famiglia dei mammiferi è cosi. Il maschio è il più forte e i problemi li risolve combattendo, cercando lo scontro ed usando la violenza.
È la natura delle cose.

Siete degli illusi se pensate che la pedagogia e in taluni la casi la "geometria" possano essere deterrenti contro questo flagello. Sopratutto siete illusi se pensate di recuperare qyesti mostri.
L unica via è bonificare la società rendendo inermi queste bestie.



TomYorke

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Citazione di: Tornado il 10 Giu 2016, 18:44
ma de che offensivo...:) !!!..No veramente a volte penso di essere fuori da certe realtà...che mi stupisco a leggere certi risvolti. Comunque parlo di sostegno sociale, sia morale che economico. Spesso le famiglie con problemi sulle spalle, debbono sobbarcarsi tutto il dolore e ogni sacrificio praticamente da sole. Ma forse sono ot...! E riguardo alla scuola, la critica è sul ruolo. Troppo spesso a parer mio si demandano all'istituzione scolastica sin troppe responsabilità e a volte si hanno pure le mani legate. Ad esempio se un professore nota un comportamento anomalo di uno studente...secondo te ha vita facile per comunicarlo ai genitori?


Riguardo la violenza sulle donne...e sugli omicidi, mi sono sempre posto una riflessione. Di sicuro l'efferratezza di un omicidio o di una violenza non arriva all'improvviso, ma è preceduta da altri segnali...da altre vessazioni che spesso si ripercoronno per anni. E allora perchè la donna non denuncia mai subito la violenza o i maltrattamenti subiti? Perchè sopporta il livido, l'ematoma sul volto? Perchè sopporta questo?

Bravo tornado, il punto è proprio questo.
La donna subisce perchè non c è nessuno che la difende.
Allora a quel punto, essendo sola e più debole, è costretta ad "arrendersi" e a vivere con la speranza che un giorno tutto questo finirà. Ma sto percorso a volte si conclude drammaticamente.
Lo stato deve porre rimedio e tutelare il "sesso debole", inasprendo le pene.
Meglio un picchiatore in carcere piu del dovuto che una ragazza innocente strangolata e poi bruciata.

Tarallo

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Cristodiddio, com'è che su tapatalk non funziona l'ignore? Sta roba non se po' legge.

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carib

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La mia non è [...]ella, è disprezzo.

carib

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edit màsticazzi

AquilaLidense

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Detto da un ex poliziotto che ha sempre odiato di tenere una pistola in mano, per me è solo un complimenti

TomYorke

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La tua è una tesi strana per un motivo su tutti: sembra che qui ci sia qualcuno che sta dicendo che chi commette un omicidio non vada punito (e mi pare che a questi dai l'etichetta di buonisti), giusto?
Bene, se tu leggessi ti renderesti conto che nessuno sta dicendo che un crimine non vada punito, qualcuno prova solo a suggerirti semplicemente che gli anni di galera non ci mettono al riparo da una certa cultura dominante che vuole la donna, non solo fisicamente, assoggettata all'uomo.

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AquilaLidense

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Citazione di: TomYorke il 11 Giu 2016, 13:59
La tua è una tesi strana per un motivo su tutti: sembra che qui ci sia qualcuno che sta dicendo che chi commette un omicidio non vada punito (e mi pare che a questi dai l'etichetta di buonisti), giusto?
Bene, se tu leggessi ti renderesti conto che nessuno sta dicendo che un crimine non vada punito, qualcuno prova solo a suggerirti semplicemente che gli anni di galera non ci mettono al riparo da una certa cultura dominante che vuole la donna, non solo fisicamente, assoggettata all'uomo.

Ma io questo l ho capito, ma lo contesto.
Per me quello che tu chiami cultura per me è una deviazione umane immune alla pedagogia.
Io preferisco usare una linea dura e non me ne frega nulla di tentare di recuperare queste persone.

TomYorke

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Cosa c'entra il recupero adesso?
Guarda, uso una delle parole d'ordine a te care, la sicurezza.
Gli anni di galera, se non accompagnati da una battaglia culturale, non mettono in sicurezza nessuna donna.
Un clima culturale per il quale una donna può scegliere in autonomia senza che arrivi qualche maschio a "fermarla", può invece aiutare molto.

Ah una cosa, ma sta prevaricazione  fisica dell'uomo sulla donna, è una cosa naturale o una deviazione umana?

carib

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Citazione di: AquilaLidense il 11 Giu 2016, 13:44
Detto da un ex poliziotto che ha sempre odiato di tenere una pistola in mano, per me è solo un complimenti
No, se permetti, te lo dice un uomo. E questo, temo non ti suonerà come un complimento. Le tue idee sono violente e prive di senso quanto quelle di un femminicida. E come tali da disprezzare e rifiutare in toto.

carib

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Citazione di: Tarallo il 11 Giu 2016, 13:01
Cristodiddio, com'è che su tapatalk non funziona l'ignore? Sta roba non se po' legge.
A me non funziona nemmeno da computer. Purtroppo. Roba da voltastomaco.

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carib

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Citazione di: Tornado il 10 Giu 2016, 18:44
ma de che offensivo...:) !!!..No veramente a volte penso di essere fuori da certe realtà...che mi stupisco a leggere certi risvolti. Comunque parlo di sostegno sociale, sia morale che economico. Spesso le famiglie con problemi sulle spalle, debbono sobbarcarsi tutto il dolore e ogni sacrificio praticamente da sole. Ma forse sono ot...! E riguardo alla scuola, la critica è sul ruolo. Troppo spesso a parer mio si demandano all'istituzione scolastica sin troppe responsabilità e a volte si hanno pure le mani legate. Ad esempio se un professore nota un comportamento anomalo di uno studente...secondo te ha vita facile per comunicarlo ai genitori?

Sono d'accordo non è mai facile. Peraltro, come ti ho già risposto, le problematicità di certi adolescenti sono sempre il segnale che alle spalle c'è una famiglia disgregata dal punto di vista affettivo. Quindi figurati quanto gliene può fregare ai genitori che il figlio mostra dei sintomi che possono preludere a una psicosi. Ho scritto anche che in Italia ci sono già esperienze positive di presìdi medici-psicoterapici all'interno di licei. Stanno lì per formare gli insegnanti affinché sappiano cogliere certi segnali, per raccogliere le segnalazioni dei compagni di classe, per ascoltare i ragazzi in difficoltà, per organizzare incontri con i loro genitori in separata sede. E' così che funziona in un Paese civile: si punta sulla prevenzione per evitare che accada di nuovo. Questo non significa che per evitare che chi ha ucciso uccida di nuovo non debba essere messo in condizione di non nuocere. Chi lo pensa o è in malafede oppure è un gran crètino. Il punto è che la sanità mentale recuperata da parte di adolescenti problematici non fa notizia. "Si lasciano e lui accetta la separazione", non fa notizia. Accade migliaia di volte al giorno.
E allora capita che hanno buon gioco le idee bislacche e dissociate di certi pazzi sanguinari castrati e frustrati che campano con l'idea fissa della vendetta, veicolate da giornalacci tipo Libero e il Giornale. Gente che "sogna" di tenere in mano una pistola perché non ha niente altro di lungo e duro da esibire. E questo è un problema che ha dei costi sociali giganteschi. Queste idee, infatti, senza alcun motivo (non a caso sono dissociate) contrappongono la vendetta alla prevenzione e fanno sì che alla prevenzione vengano tolte risorse fondamentali. Con tutto ciò che comporta in termini di perdita di vite umane e di "spesa" carceraria. Proprio dei geni.... di cui faremmo volentieri a meno, quanto i femminicidi.

Tornado

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"le problematicità di certi adolescenti sono sempre il segnale che alle spalle c'è una famiglia disgregata dal punto di vista affettivo. Quindi figurati quanto gliene può fregare ai genitori che il figlio mostra dei sintomi che possono preludere a una psicosi..."!

Vero purtroppo...A questo punto però la prevenzione dovrebbe essere imposta. Perchè quando hai alle spalle una famiglia come dici tu disgregata o menefreghista..rischi di trovare muri invalicabili.

ps..sulla violenza mi piacerebbe qualche intervento femminile sui miei interrogativi. Perchè non scatta la denuncia subito ai primi segnali di aggressione fisica o morale?

laziAle82

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Temo che ti potrebbe rispondere solo chi ci si è trovato, Tornado. Noi possiamo ipotizzare.

La cultura di cui i parka non fa effetto solo sugli uomini eh, ma anche sulle donne.
Ci si colpevolizza, si pensa di meritare, si ha paura.
Paura di altra violenza, paura di non farcela, di stare sbagliando ma sopratutto della riprovazione e indifferenza sociale.

Le donne che denunciano, spesso, subiscono ulteriore violenza e indifferenza dal loro intorno e dalle stesse forze dell'ordine che dovrrbbero proteggerle.

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laziAle82

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Aggiungo: in un paese in cui le case di accoglienza per donne sottoposte ad abusi sono sempre in numero inferiore per via dei tagli al welfare.

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carib

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Posso aggiungere una cosa da "osservatore esterno"? [nel senso che per lavoro purtroppo mi occupo anche di violenza su donne e bambini]

C'è una cosa che mi ha colpito in maniera indelebile intervistando, parlando con le vittime: il senso di colpa.
Le irretisce, le blocca, facendo il gioco dell'aggressore [anche per decenni...].
E' un serpente velenoso che si morde la coda. Un paradosso agghiacciante: la vittima che si sente complice. Il senso di colpa per una cosa di cui non si ha affatto colpa. Si lega alla cultura che ci circonda - "pater familias", "donna moglie e madre" - che poi è quella con cui si identifica anche il violentatore, lo stalker, l'omicida e gli arma la mano.

MisterFaro

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Riporto una riflessione che trovo molto interessante:


Ieri c'è stato il funerale dell'uomo - Luigi Alfarano - che a Taranto ha ucciso Federica De Luca e suo figlio di 4 anni perché non accettava la fine della loro relazione. Nella chiesa, tra assurdi applausi al feretro, il prete ha espresso dal pulpito quello che in troppi pensano, che in tanti alimentano e che sotto sotto alla maggior parte piacerebbe credere: l'assassino non è veramente responsabile della morte della donna e del bambino. Era una brava persona che lavorava in una Onlus che assiste i malati oncologici e anche solo per questo - ha detto il parroco nell'omelia - "sarà già in paradiso". (Giuro. Vedere il link per credere)
Secondo questa mentalità non conta che Luigi Alfarano abbia ucciso due persone innocenti. Non conta nemmeno che avesse precedenti penali per tentata violenza sessuale su una giovane collega. Uccidere una donna e il suo bambino - se erano "la tua" donna e "il tuo" bambino - è stato decretato dal pulpito di quella chiesa come un peccato minore, giusto una macchiolina sul curriculum per il cielo, un errore veniale che non può compromettere la stima di amici e parenti, tantomeno quella di Dio. Il fatto che l'assassino si sia suicidato è sufficiente a includerlo nel novero delle vittime e rubricare tutto come una "tragedia" familiare, una specie di imprevedibile evento del destino che ha colpito tutti allo stesso modo, senza colpevoli. Il senso assolutorio di questa visione lo si vede bene anche il messaggio di cordoglio sul sito dell'ANT, la Onlus per cui Luigi Alfarano lavorava:
"Il fondatore e il presidente di Fondazione ANT Italia ONLUS Franco e Raffaella Pannuti si stringono ai congiunti di Luigi Alfarano e Federica De Luca per l'immane tragedia che ha travolto le loro famiglie. In qualità di dipendente amministrativo, Luigi Alfarano ha contribuito allo sviluppo logistico e alla promozione delle attività di ANT a Taranto, dove ogni giorno la Fondazione nata a Bologna nel 1978 e presente in Puglia dagli anni '80 assiste gratuitamente 400 malati di tumore."
Notevole, he? A leggere questa roba si potrebbe persino credere che siano stati investiti da un TIR, o che gli sia caduto addosso un asteroide, se non sapessimo che quell'uomo così probo e efficiente ha picchiato e strangolato a morte Federica De Luca prima di sparare in testa a sangue freddo al suo bambino di 4 anni.
Tutte le parole che evocavano l'ipotesi di un colpevole del fatto - assassinio, femminicidio, omicidio, uxoricidio, infanticidio - sono state accuratamente evitate. Lo stesso effetto di assoluzione/deresponsabilizzazione lo si ottiene dicendo e scrivendo che l'uomo era "disperato, ferito, sofferente, addolorato, affranto, spaventato" e simili, inducendo chi sente e chi legge a empatizzare con le ragioni dell'uccisore, piuttosto che con quelle della donna assassinata e di suo figlio. L'effetto che si ottiene è surreale: gli uccisi sono la donna e il bambino, ma la vera vittima è il loro assassino. Vittima di cosa? Ovvio: della decisione della donna di chiedere la separazione, evento che ha scatenato la sua sofferenza e la sua reazione. Questo, è bene metterlo in chiaro, non lo pensa solo il prete. Radio 101 cinque giorni fa nel notiziario dava la notizia proprio in quel modo: "LA SEPARAZIONE ALL'ORIGINE DI UN'ALTRA TRAGEDIA FAMILIARE A TARANTO".
La separazione, eh. Mica lui. Se lei non si fosse separata non sarebbe successo niente, sarebbe ancora viva e il suo bambino domani andrebbe all'asilo come tutti i suoi compagni. Il sottinteso è evidente: donne, non separatevi! Non rendetevi responsabili della sofferenza degli uomini che vogliono che la famiglia resti unita, non costringete queste brave persone a diventare i vostri assassini e i trucidatori dei vostri figli. Perché date inizio a queste tragedie familiari? State al vostro posto e vedrete che nessuno si farà male. Diversamente l'ineluttabile tragedia potrebbe colpire anche la vostra vita, la vostra famiglia, e fare un sacco di vittime di cui nessuno ha colpa (tranne voi).
E' chiaro contro cosa stiamo combattendo?
Michela Murgia


Il link:
http://www.quotidianodipuglia.it/taranto/a_taranto_i_funerali_di_luigi_alfarano_il_parroco_colpa_del_demonio-1788965.html

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Tarallo

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Voila.
Spiegazione chiarissima dell'humus di cui parlavo.
Tutti quelli citati in questo articolo, dal prete alla fondazione ANT passando per radio 101 hanno sulle mani il sangue della prossima vittima.
Questa è la cultura in cui viviamo, questa è l'autoassoluzione collettiva che, a braccetto con la sete di vendetta e la concentrazione sulla pena e sul.mostro del momento*, fanno sì che il problema non verrà mai risolto.

*Simpatico caso, questo, per chi insiste sulla pena. Questo si è ucciso, non è chiaro cosa potremmo fargli ancora.

laziAle82

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Michele serra su Rep:

"Sui maschi che uccidono o sfregiano la femmina che li rifiuta (con lo scopo, lucidamente feroce, di renderla "inservibile" ad altri maschi) si esercitano molto le discipline psicologiche, criminologiche e antropologiche, come è utile e anzi indispensabile che avvenga. Ma credo - e lo dico da maschio - che su quella rovente, tremenda questione, non si eserciti abbastanza la parola politica.

Al netto dei materiali psichici complessi e oscuri che ci animano, molti dei nostri comportamenti sono determinati dalle nostre convinzioni e dalle nostre idee. Ciò che siamo è anche ciò che vogliamo essere. O che tentiamo di essere. Se non rubiamo non è solamente per il timore della punizione, o perché non ne abbiamo la stretta necessità economica. È perché abbiamo ripugnanza etica del furto.

Quando ero ragazzo, negli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo, si è decisamente sopravvalutato il potere che le convinzioni e le idee potessero esercitare sulla nostra vita; vita quotidiana compresa. "Il privato è politico", si diceva allora, volendo significare che ogni nostro atto, anche domestico, anche invisibile alla Polis che tumultuava e rumoreggiava sotto le nostre finestre, avesse valore pubblico e producesse il suo effetto politico. Era una forzatura ideologica che l'esperienza provvide, per nostra fortuna, a sdrammatizzare e infine a diradare, facendoci sentire un poco meno "responsabili del mondo" almeno dentro i nostri letti, un poco meno sottomessi al Dover Essere ideologico. Vennero scritti libri e girati film sulla presuntuosa goffaggine che pretendeva di avere instaurato, in quattro e quattr'otto, libertà di costumi e liberalità di sentimenti. Non erano così facilmente arrangiabili, i sentimenti e gli istinti, alle nuove libertà. Non così addomesticabili il dolore inferto e subito, l'abbandono, la gelosia.

Ma la decompressione ideologica dei nostri anni è funesta in senso contrario. Le idee, che a noi ragazzi di allora parvero fin troppo determinanti, oggi vagolano in forma di detriti del passato oppure di scontate banalità. Hanno perduto molto del loro appeal: in positivo, perché è finita la sbornia ideologica, ma anche in negativo, perché molte fortissime idee hanno perduto la loro presa sul discorso pubblico, impoverendolo e istupidendolo. Per esempio l'idea - e veniamo al punto - che la donna appartenga a se stessa ("io sono mia"), che la sua persona e il suo corpo non siano mai più riconducibili alle ragioni del patriarcato e del controllo maschile. Se c'è mai stata, al mondo, un'idea rivoluzionaria, è quella: ribalta una tendenza millenaria, smentisce spavaldamente la Tradizione, muta la struttura sociale perfino più radicalmente di quanto la muterebbe la sovversione della gerarchia padrone-operaio. Perché non se ne sente più l'eco, di quello slogan così breve e di così implacabile precisione? Forse perché lo si dà per scontato (non essendolo!); forse perché nessun "principio" assoluto riesce più a ottenere credito in una società smagata, relativista più per sfinimento che per cinismo.

Eppure, volendo ridurre all'osso la questione del femminicidio, è proprio l'ignoranza o il rifiuto maschile di quel principio - io sono mia - il più evidente, perfino il più ovvio di tutti i possibili moventi. No, tu non sei tua, tu sei mia. Il mio bisogno è che tu stia con me, e del tuo bisogno (non stare più con me) non ho rispetto, o addirittura non ne ho contezza. Tu esisti solamente in quanto mia; in quanto non mia, esisti talmente poco che cancello la tua vita. Certo, la stratificazione psichica è profonda, cause e concause si intrecciano, paure e debolezze si sommano producendo, nei soggetti più sconquassati, aggressività e violenza. Ma il "via libera" all'aggressione, alla persecuzione, allo stalking, al delitto scatta anche perché nessuna esitazione "ideologica" interviene a soccorrere il carnefice, nessuna occasione di dibattito interno gli è occorsa, a proposito di maschi e di femmine.

Politica e cultura (ovvero: il processo di civilizzazione) esistono apposta per non abbandonare la bestia che siamo alla sua ferinità e ai suoi istinti, regolando in qualche maniera i rapporti sociali, rendendoli più compatibili al bisogno di incolumità e dignità di ogni persona. Questo non esclude, ovviamente, che ci siano stalker e aguzzini di buona cultura e di idee liberali. Ma è l'eccezione che conferma la regola: costumi e comportamenti di massa sono largamente influenzati, e sovente migliorati, dalla temperie politica e culturale dell'epoca. È nell'Italia rinnovata e modernizzata degli anni Sessanta che la contadina siciliana Franca Viola si ribella al ladro del suo corpo e pronuncia, entusiasmando milioni di spiriti liberi, il suo semplice ma inequivocabile "io sono mia" prefemminista e presessantottino, con la mitezza luminosa di una Lucia aggiornata che rimette al suo posto il donrodrigo di turno. È sempre in quell'Italia che, con fatica, si arriva finalmente a mettere in discussione l'obbrobrio giuridico del "delitto d'onore", che verrà finalmente cancellato vent'anni dopo. Ed è a livello popolare, mica solo nei "salotti", è nel profondo della società che quei fermenti circolano, quelle discussioni si animano, quei confitti indirizzano il senso comune.

Non so quanto dipenda dalla mia storia psichica o dalle mie attitudini caratteriali il fatto che io non abbia mai alzato un dito su una donna. Ma so per certo che dipende in buona parte, per dirla molto banalmente, dalla mia volontà di non farlo; dalla mia educazione e dall'esempio ricevuto in famiglia; dalle mie inibizioni culturali, che mi fanno considerare [...] e vile la sopraffazione dell'altro; infine, e non ultimo, dalle mie convinzioni politiche, che mi conducono fortemente a credere che la libertà delle donne sia condizione (forse la prima condizione) della libertà di tutti.

Come disse a milioni di persone, con la sua ruvidezza a volte così necessaria, Luciana Littizzetto al Festival di Sanremo di qualche anno fa, "chi picchia una donna è uno [...]". Poi, certo, è soprattutto di aiuto, di assistenza e perfino di pietà che hanno bisogno anche gli stronzi, soprattutto

gli stronzi. Ma la prima domanda da porre, al femminicida in carcere o in altro luogo di recupero e cura, è sempre e solamente una, semplice, facile da capire, ineludibile: ma non lo sapeva, lei, che le donne non sono di sua proprietà? Non glielo aveva mai spiegato nessuno?"

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